sabato 23 dicembre 2017

Naîve

Da un po' di tempo a questa parte ho completamente rimosso una parola dal mio dizionario. Non è stato un atto volontario, forse qualcosa a livello di subconscio e tutte quelle menate lì, ma ho completanente rimosso la parola ingenuitá. O meglio, ogni volta che voglio esprimere il concetto mi esce il francese naîve, che suona falsamente positivo. L'ingenuità non lo è mai.
Già il suono che assume in italiano riesce quasi a ricreare l'idea di banalità.
L'ingenuo è colui che conosce l'esito ma continua a perseverare, convinto che qualcosa possa cambiare.
Non cambia mai.
Ci sono momenti in cui pensi che sia tutto perfetto, che tutto si incastri al posto giusto ma non è così, per niente. È solo un idea che hai di te stesso in quella situazione.
Non aveva senso quello che diceva mentre pioveva.
La nostra felicità era finta.
Anche due persone incompatibili possono essere felici insieme, fino a che non lo sono più.
Eppure, senza quella luna, quelle stelle disegnate su di lei, è tutto vuoto. Terribilmente buio.
Mi chiedo solo quando passerá questa sensazione stomachevole.
Pensavo e speravo in qualcosa di vero.
Ora ci credo sempre di meno.
Non è vero che esiste una distrazione.
Perché l'arte, la città, le persone, le parole, persino il cielo, sono vuoti senza di lei. O forse sono parti di lei, che ha lasciato in giro per condannarmi.
Chi rimane ricorda.
È stato tutto un casino.
Iniziato male e degenerato per finire peggio.
E io mi sono lasciata andare troppo alla leggera, risucchiata dal mare mentre guardavo le stelle.
Tutto è andato a puttane perché ho cambiato idea come il giorno e la notte. E man mano che venivano fuori questioni, passavano giorni, persino la sincerità mi sembrava falsa. Perché i comportamenti precedenti lo erano diventati.
Mancava la fiducia, l'attitudine a vederci ancora qualcosa, crederci persino.
Era tutto un casino che iniziava con i sentimenti quasi ridicoli. Per poi passare al realismo e l'orgoglio che tenevano a freno la lingua, che mettevano in tavola dubbi più che fondati.
Mi si spezzava il cuore.
Mi si spezza il cuore.
Perché nonostante mi riprometta di dimenticare, che mi dica che era più il tempo che passavamo a risolvere incomprensioni, che quello che passavamo in pace, le ore passate a baciarci al buio, hanno quasi più peso. Gli abbracci e le mani che tremano.

Forse il segreto era semplicemente quello: in un abbraccio eravamo solo in due, tutto il resto era contorno.
Fuori, nell'etere, c'era un intero universo tra noi e un'infinità di probabilità che qualcosa potesse andare storto.
Fino a che ci sarà qualcosa o qualcuno nello spazio tra noi, niente potrà essere "giusto".

domenica 17 dicembre 2017

Bruchi

The Big Idea - Black Books

Il mio modello di vita, sin da quando avevo 14 anni, e ho visto per la prima volta "Californication", è sempre stato Hank Moody.
Non proprio il genere di idolo ideale.
Scrittore, alcolizzato, sarcastico fino ai limiti del sopportabile, un bambino mai cresciuto. Un Bukowski dei poveri.
Era quello il piano, scrivere di quello che smuoveva almeno un po' lo sciame di fottute farfalle rintanate da qualche parte nello stomaco, che non volevano uscire, né in un modo né nell'altro.
Ho scritto. Per lo più della Luna, delle stelle, di persone.
Perché l'idea folgorante di una me adolescente, ma nemmeno così tempo fa, era di vivere come una rockstar: live hard, get drunk, fuck & die young.
In compenso sono diventata "la peggiore ventenne di sempre".

Il problema è sempre quel retrogusto di melodrammaticitá passivo aggressiva, che fotte tutto il resto.
Che fa trovare il difetto, anche laddove non c'è.
Che aziona il cervello, fino a farti venire in mente "se" e "ma".
Fino a che ti fa mandare a puttane momenti bellissimi.
Ma che ti fa piangere davanti a una stella cadente che aspettavi da ore nel freddo invernale.

Che ti fa scrivere cose a caso, per poi cancellarle, semplicemente perché sono piatte.
Niente a che fare con le dannate farfalle.

Non scrivi nulla, perché non hai niente da dire. Perché tutto intorno è bicolore.
Niente è bello per forza, niente è memorabile in eterno, nessuno riesce ad essere perennemente felice.
E a volte le farfalle non escono, ma muoiono e forse la primavera porterá nuovi bruchi.

Ho una tela bianca che ogni giorno voglio riempire ma che puntualmente rimane bianca.
Volevo scrivere qualcosa per vuotare il sacco, come il Ritratto di Dorian Gray, qualcosa che mi tolga almeno un po' quel marcio della malinconia da poeta maledetto.
Ma non puoi vuotare il vuoto. No?

giovedì 7 dicembre 2017

Atmos Fear

I rumori troppo forti mi hanno sempre spaventato, perché piombavano nel silenzio dei miei pensieri senza che riuscissi a farci niente se non saltare in aria.

Così come i rumori improvvisi, anche le persone piombavano nella mia vita senza che ne andassi in cerca. Alcune mi hanno fatto sobbalzare, altre spaventare, alcune sono rimaste, altre se ne sono andate così come sono venute.
Alcune mi mancano terribilmente, ma non è abbastanza per riavvicinarle, altre semplicemente coesistono con noi su una retta parallela dispersa nel piano temporale, altre sono proprio di un'altra dimensione.
Ma sono certa che incontriamo ogni persona per un motivo, più o meno utile che sia.
Alcune persone ci convinciamo di non amare perché ci fa comodo così.
Altre pensiamo di amarle, anche se non le conosciamo nemmeno, solo perché sono capitate lì in quel momento, in un momento cruciale per la definizione di noi stessi. È tenerezza, affetto, ma non è amore.
Alcune persone sono destinare a intrecciarsi come vene, che portano tutte in un unico punto.
Altre sono come le costole, vivono parallele e si incontrano solo se vengono spezzate.
Alcune sono come pioggia sul viso, calme ma persistenti.
Altre come gli acquazzoni estivi, tutta energia e niente controllo.

Ho sempre avuto la mania del controllo, la paura di essere costantemente in ritardo su qualcosa.
Vedevo gli altri trovare la "loro persona", passare gli anni, mentre io, non stavo poi così male nella mia solitudine, perché volevo le cose come le volevo io. Perché non mi accontentavo e non passavo sopra a niente che mi facesse stare male.
"Io vent'anni non li ho e non riuscirò mai più a dire ti amo" da canzoncina di un gruppo più o meno serio è passata ad avere un senso.
Ma se prima mi chiedevo cosa avessi di così sbagliato, del perché le persone andavano e venivano nella mia vita, se cercavo di essere migliore per qualcuno, adesso non mi interessa proprio per niente.
Sono io, sono così, prendere o lasciare.
Perché aspettare in eterno che succeda qualcosa può portare solo a una vita vuota che come unico traguardo avrebbe un attacco di morte.
Così come incontriamo le persone per un motivo preciso, così le cose accadono per un motivo preciso.
E la legge di Murphy è una grandissima stronzata. Se c'è qualcosa che può andare storto ed è certo che lo farà è solo perché quello che stavi pianificando non è nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che ti aspetta.
Basta solo cambiare punto di vista. 
La vita non è un continuo "mai una gioia", ci mettiamo noi in quella condizione, perché guardiamo e non vediamo. Pensiamo e non parliamo.
Proviamo emozioni e facciamo contaminare ogni sentimento da tutto lo schifo che possiamo proiettarci sopra.

Volevo una vita tranquilla, un lavoro stabile, una casa, un futuro pianificato, funerale compreso, con tanto di piano A e piano D. Cercavo in tutti i modi a legarmi a posti e persone che non mi appartenevano, erano solo di passaggio, pensando che fossero fondamentali per la mia felicità.
Ma non c'è persona che possa portare la pace se dentro di te sei un casino ambulante.
Non puoi lamentarti se non puoi volare se ti leghi pietre che ti tengono a terra.

L'universo è un posto magnifico, basti solo pensare alle stelle e alla Luna.
La solitudine, non è altro che un modo che l'universo ha per dirti che sei un casino e che è ora che ti dia una sistemata prima di conquistare. Cose, persone o obiettivi, non è importante.
I legami vengono creati da chi ha trovato il suo porto nell'universo.
Chi ancora non ce l'ha, non può spiccare in volo e come succede ai corvi dei vecchi marinai, se non si trova terra stabile, tornare indietro.


Alla fine, io e te siamo diventate una costellazione, proprio come volevo. Come il quadro che ho fatto e che nessuno ha mai visto.
Ci siamo trovate nello stesso pezzo di cielo in un determinato periodo dell'anno.
Ma siamo lontane centinaia di migliaia di anni luce l'una dall'altra.
Visibili insieme, ma solo da qui.

È tutto qui.
C'è chi alla pace ineriore ci arriva con percorsi e chi, ha solo bisogno di infilare le dita in una 220 e rimanere fulminato.

lunedì 27 novembre 2017

Dagaz

I popoli nordici, quelli che una volta erano pagani, quelli che si rifiutarono per anni di convertirsi al cristianesimo, avevano un alfabeto che pensavano essere magico. Con una runa, potevano esprimere una parola, un concetto, un numero, un dio, una lettera. Il fatto che un disegno, possa esprimere tutto e niente mi ha sempre affascinato: del come l'interpretazione fosse data al destinatario, che vedeva nella runa, la risposta che era pronto a ricevere.
Non puoi far capire qualcosa a chi non è pronto ad ascoltare, non puoi far provare a qualcuno ciò che non può provare.
Non puoi pretendere la pace, se non sei in pace con l'universo, ma soprattutto con te stesso.
A volte basta un segno per riorganizzare le priorità della propria vita.
Un momento in cui, ti rendi conto di essere stato graziato, dal karma o dalla fortuna. O perché non vuoi morire con il rancore addosso, solo perché non sei pronto ad ascoltare la sua risposta.
Bastava mezzo secondo in più, mezzo metro in meno.
Eppure la risposta era in un'unica runa: Dagaz, trasformazione, alba.
Se rovesciata sembra una clessidra stilizzata, il tempo che scorre, che cambia, che nulla è eterno, tutto mutevole.
Se piegata in due lungo l'asse di simmetria orizzontale, sembrano due metà opposte ma uguali.
L'Aria e il Mare.
È un po' un segno, uno di quelli che vedi per caso, quando sei smarrito, perso nel buio della rabbia, per qualcosa su cui non hai potere. Qualcosa che ti da un segno, che ti dice che la direzione in cui ti stai muovendo è sbagliata, che devi fermarti e guardare dov'è il tuo Nord.
La tua pace interiore.
Che non c'è equilibrio perché ci sono troppi punti interrogativi, troppi forse, troppe cose non dette, è tutto troppo, ma troppo buttato alla cieca.
Forse è questo che intendono i Buddisti quando parlano dell'amore. Fare tutto il possibile per quella persona, non aspettandosi nulla in cambio, ma senza perdere se stessi.
Perché la rabbia non serve a niente, se non per cominciare discussioni inutili, basate sull'aria, che come le cose non dette, tenute nascoste, non si vedono e non si dicono ma ci sono, hanno un peso e che alimentano il fuoco che finisce per consumarci ogni volta.
Non è giusto finire come due relitti carbonizzati, quando di mezzo c'è almeno l'affetto, tagliando tutti i ponti, portandosi rancore che mi ancorerá per sempre negli abissi, senza farmi mai volare davvero.
Ma per cominciare di nuovo, senza parole lasciate in mezzo all'aria, anche solo per cominciare e dirsi addio subito dopo, bisogna essere pronti per capire la risposta, ascoltare il non detto per poter perdonare e lasciare andare.
Se non c'è equilibrio, vuol dire che da una parte o dall'altra c'è del non detto. Non dipende dal momento, ma dall'essere pronti ad ascoltare.
L'equilibrio non ha peso.

giovedì 16 novembre 2017

Abbracci


Ho imparato ad cosa significa abbracciare quest'estate.

Una cosa un po' da sfigati.

A dire il vero non ne ho mai avuto bisogno, o sentito la necessità, con genitori, amici, parenti, era un attimo, più un gesto dovuto, che sentito.

Era un avvicinare il proprio cuore a quello di qualcuno, senza volerlo davvero. Spogliarsi, senza averne voglia.

Così quando ha iniziato a salutarmi con dei grandi abbracci, stretti, forti, non capivo.

Mi allontanavo in fretta, piena di imbarazzo. 

Eppure, dopo quasi due mesi, quando avevo perso la possibilità di farlo per un po', mi sono trovata a volere quell'abbraccio al quale per tanto ero sfuggita.

Avrei votuto sentire il battito del suo cuore se avessi potuto, il suo respiro, mi sarei persa nell'odore della sua pelle, nella sensazione delle sue braccia attorno a me, nel silenzio.

Infondo, quel corpo non mi faceva così paura, mi faceva paura l'effetto che iniziava a farmi.

Così, dal momento in cui l'ho rivista non volevo altro che perdermi tra le sue braccia.

Come se con un abbraccio, riuscisse a infilarsi sotto la mia pelle, farmi ubriacare come una bottiglia di buon vino, disegnarmi un sorriso, togliere ogni nuvola.

Volevo abbracciare tutto il mondo, tutti ma nessuno che non fosse solo lei.


lunedì 13 novembre 2017

La Danza dello Scacciasogni

È da ieri che c'è un tempo che non è proprio il massimo. Il classico temporale invernale, freddo e persistente, ventoso in modo incalzante, rincuorante da una parte, almeno così, posso non ascoltare i miei pensieri.
Il classico temporale invernale, durante il quale non vorresti fare altro che stare a letto tutta la notte, a fare l'amore, mentre tutto intorno sembra esserci la fine del mondo.
Invece ti ritrovi a vagare su una spiaggia deserta, bagnata fin nelle ossa, a guardare muri d'acqua che si alzano e abbassano come mura di un labirinto stregato.
Dicono che l'acqua purifica e il freddo sterilizza, ma non dicono niente se funziona anche per la tristezza.
Ora, nel buio, vedo solo i delfini di legno girare in tondo e suonare per scacciare gli incubi.

Sento il vento e sento le onde infrangersi sulla battigia. Come mani accecate dalla tristezza che cercano di aggrapparsi a un granello di felicità, ma scivolano inconsolabili tra le braccia del vento.

Anche se le strade sono vuote, c'è davvero tutto questo silenzio?

giovedì 9 novembre 2017

Follia

Credo di aver scritto a proposito della follia prima, se prima era una questione di coscienza o meno della propria sanità o insanitá, ora è diverso.
L'ho presa meglio del previsto, il distacco intendo. Ho perfino accettato l'ignoto del "dopo".
Mi manca.
Terribilmente.
Ho iniziato a vederla per strada, nei gesti, nei colori degli altri.

"Non ho smesso di pensare a te comunque, è impossibile quando tutta la città mi ricorda te"

Mi aveva scritto qualcosa del genere e sono io adesso a dirlo.
È difficile dimenticare qualcuno, per chi "rimane". Il solito bar, la solita strada, il solito vino e gli abbinamenti azzardati.
Ero felice.

La vedo nei film che riguardo, in quelli che dovevamo guardare insieme.
Nei cioccolatini e in ogni moto che passa.
Nei divanetti che danno la schiena sui vetri.
Nelle panchine buie.

E ogni volta che suona il citofono, anche se per caso, come oggi, per due secondi di follia, ho sperato fosse lei.
Ma non c'era nessuno.
Forse era solo mia immaginazione, ma mi piace pensare che fosse lei, come negli "squilli" di quando ero piccola, a dirmi, "comunque, ti penso".

mercoledì 8 novembre 2017

Post Scriptum

Nell'ultima settimana, sono arrivata alla consapevolezza che la felicità non bisogna rincorrerla per niente al mondo. Ogni cosa farà il suo corso.
A diciott'anni mi sono trovata fuori casa, a dover provvedere a me stessa, senza avere nessuno a cui interessasse la cosa davvero. Mi sembrava normale, mi sembrava figo. Un modo per dire al mondo intero "fottetevi tutti, IO, non ho bisogno di nessuno". Volevo dimostrare che non avevo bisogno del mondo, anche se non era vero, perché il mondo non aveva bisogno di me, e questo era vero.
La solitudine del vivere da soli, la solitudine in generale è qualcosa che sopporti e accetti o che non riesci a sopportare e finisce per consumarti. Dipende da quanta forza interiore hai.
La rabbia, è un motore potente ma non risolutivo, anzi, spesso, ci porta lontano da dove volevamo essere.
Credo di essere sempre stata arrabbiata con il mondo, forse con l'universo.
Arrabbiata per essere stata lasciata da mia madre.
Incazzata con mio padre, che sembrava non rendersi conto che non sarebbero mai tornati indietro.
Furiosa con mia madre per avermi strappato da tutto ciò che conoscevo e aver lasciato mio padre, averlo tradito con un uomo che mi ha rovinato l'infanzia parte dell'adolescenza, mentre lei era troppo occupata a guardare altrove.
Arrabbiata con me stessa, perché non ero come gli altri, non riuscivo a pensare come una ragazzina della mia etá.
Incazzata con mia madre e il suo nuovo compagno perché volevano giocare all'allegra famiglia.
Con mio padre perché pensavo fosse la persona che avrebbe potuto capirmi ma che alla fine, mi ha voltato le spalle.
Furiosa con me stessa per aver scelto una scuola solo perché mi avrebbe portato lontano da casa.
In tutto questo tempo, che ho sognato, pianificato, di andarmene da casa, non mi sono mai resa conto che in verità cercavo di andarmene da qualcosa che non sapevo dov'era.
Rifiutavo chiunque perché non volevo nessuno al mio fianco perché non dovevo niente a nessuno, perché volevo, avrei fatto e farò sempre e solo di testa mia.
Alla fine non ho risolto niente, perché vomitare periodicamente rabbia fino a non sentire nemmeno le ossa, non mi sembra un gran traguardo.
Alla fine sono qui a scrivere qualcosa che rimarrà sospeso in Internet, che non cambierà niente.
Non sono forte come potrebbe sembrare, non sono indipendente come molti credono.
Sono un triste essere umano come tanti altri, che forse dovrebbe imparare a convivere con la solitudine, piuttosto che cercare la felicità altrove.
Perché alla fin fine è vero: non ho bisogno di nessuno.

Tutto questo per dire che, se non vi saluto per strada, non rispondo ai messaggi o chiamate o non vi cerco come prima, non è perché ce l'ho con vuoi, ce l'ho con me. Ed è ora di tirare fuori la testa dal telefono e guardare altrove.
Perciò se nel malaugurato caso avreste bisogno di me, sapete dove abito. Se non lo sapete, mi vedrete in giro, prima o poi.

sabato 4 novembre 2017

Lei.

Perché il colore del vuoto è sempre il bianco?

Non è mai stata questione di prime volte, ma solo un interminabile sequenza di ultime volte.
Per quanto riguarda la prima volta, un po' lo sai, che quanto succede ha un valore inestimabile adesso.
Per le ultime volte è diverso. Spesso non te ne accorgi nemmeno che quella è l'ultima volta. Quello che è accaduto acquista importanza solo, dopo.
La prima volta che fai l'amore con qualcuno, sai che quella è solo l'inizio di una serie, ma la vivi in modo speciale.
L'ultima, non lo sai.
La vivi normalmente, la sua pelle risplende normalmente nel buio; i suoi occhi hanno una normale luce; la sua pelle ha il solito sapore; le sue mani il normale tocco.
Eppure, dopo, quando te ne rendi conto che quella è stata l'ultima volta, capisci che non c'era niente di normale, niente di solito.
Che era qualcosa di straordinario, che non accadrà più.
Una singolarità.
Che il vostro arrivederci si è trasformato in un addio senza che nemmeno te ne rendessi conto.
Ma ormai è solo bianco, come il retro dei quadri accatastati a un muro, perché tu non possa più vederli e incrinarti ancora un po', solo che questa volta potresti spezzartarti davvero.
Perché il quadro più importante, non l'hai mai fatto, non l'hai mai dipinta dal vero, come volevi, dopo averla amata, per ripercorrere ogni centimetro di pelle che hai percorso con dita e lingua, con il pennello.
Allegorico del come quel dipinto non possa essere più tuo così come lei non lo è mai stata.
Come quella cena che non farete mai, quella da far morire chiunque di invidia.
Come i caffè, morsi e baci.
L'hai saputo nel momento in cui eravate sulla darsena, eppure non hai ascoltato.
Quello sarebbe diventato un addio anticipato.
E ci speri ancora come una cretina, che sia solo questione di giorni, come sempre.
Ma lo sai che non puoi prenderti per il culo cosí spudoratamente e mentire a te stessa.
Arriverà il momento in cui lei tornerá solo per salutarti di nuovo e partire.
Quanto possono durare gli addii?
Giorni, mesi, anni?

Sopratutto, ci saremo finalmente solo io e te e il silenzio, senza rumore alcuno, per poter ricominciare da capo?

mercoledì 1 novembre 2017

Fossati e Coccodrilli

Arriva un momento in cui tutto, diventa improvvisamente troppo.
Troppo impegnativo, troppo colorato, troppo frequente, troppo.
Di solito ci sono due scelte:
Rimanere, a denti stretti, incaponirsi per poi finire per rovinare tutto.
Fare un passo indietro, scavare un fossato tra me e te, allontanarsi, stare male, per poi finire per rovinare tutto.

Le variabili non mi sono piaciute per la loro imprevedibilità.
Possiamo mandare a puttane questo momento, questo attimo, in attesa di qualcosa in più. Possiamo viverlo questo momento, a metà e starci male.

Forse entrambe, dobbiamo finire un ciclo che avevamo iniziato l'una senza l'altra.

Per poter cominciare qualsiasi cosa ci sarà tra noi.
Se rimarrà ancora qualcosa.

È una situazione del cazzo, senza vie di uscita piacevoli, almeno io non le vedo.
Però possiamo provarci.
Anche se, vederci meno, riempire i fossati di coccodrilli, cambierebbe davvero qualcosa per quello che io provo per te e tu provi per me?

Tanto lo so, che prima o poi, costruirò un aereo per volare da te, o forse tu nuoterai per arrivare da me, forse costruiremo un fottuto ponte, per ritrovarci e fare di nuovo, l'amore.

Forse quando ci troveremo l'una di fronte l'altra sopra quel ponte, non sapremo nemmeno perché l'abbiamo costruito.

In questo preciso istante, voglio crederci, almeno un po'.
Perché adesso so che forse potrò levarti anche dalla testa,
Ma non riuscirò a estinguere il fuoco dentro lo stomaco, le farfalle hanno una vita troppo breve e poco intensa.
Perché alla pancia non si comanda.
E di solito ha anche ragione.

mercoledì 25 ottobre 2017

Rose

L'autunno è sempre stata la mia stagione preferita.
La transizione, il cambiamento reale, quello che non tutti vedono, non tutti accettano.
Un po' come questa casa, che non avevo mai sentito casa mia fino a quando non mi sono trasferita fuori.
Il giardino, quello lo adoravo. Passavo ogni pomeriggio in giardino. Ho piantato rose, di ogni varietà, in ogni punto. 
Curavo l'ulivo, i susini, i melograni, sopratutto il corbezzolo.
Il corbezzolo era il mio albero preferito.
L'unico che desse frutti per tutto l'autunno.
Tutti conoscono il melograno, l'ulivo.
Ma se chiedi a chiunque "lo conosci il corbezzolo?" ti guardano strano, come se gli avessi chiesto qualcosa su un capezzolo. Qualcosa del genere.
Mangiavo i frutti con costanza, facendo a gara con i fuchi, di chi ne mangiasse di più.
Però non mi sono mai sentita a casa.
Eppure, ora, è l'unico posto, anche se a casa non c'è nessuno e ogni cosa è coperta da lenzuoli bianchi.
L'unica cosa che è rimasta, sono le rose.
Crescono anche se non c'è nessumo che si prende cura di loro, ma non sono splendide come quando non erano sole.

lunedì 23 ottobre 2017

Auto Distruzione

È vero che posso sopportare la solitudine, posso conviverci, ma qiesto non vuole dire che la solitudine non finisca per logorarmi, e poi uccidermi.
Forse è proprio vero che sono un gattino bagnato di merda.
Il dolore, non lo sopporto. Non so gestirlo. Finisco per autodistruggermi ogni volta, anche se questo è contro ogni logica.
Anestetizzare il dolore è bene. Disinfettarlo con l'alcol è meglio. Fino a che non rimane nient'altro.
Ho sempre avuto l'età sbagliata per ogni cosa.
Troppo piccola, troppo giovane, troppo inesperta.
Troppo grande, troppo matura, troppo.
Riuscirò mai ad essere giusta?
Non credo.
E non credo che me ne freghi qualcosa.
Del whiskey mi è sempre piaciuta la ciliegina che mettevano in mezzo, quella sciroppata.
Rende il whiskey più sopportabile, meno aggressivo.
Ti artiglia la gola, l'anima, ma quella ciliegina è capace di riportarti alla normale percezione delle cose.
È finita.
Le parole di consalazione non serviranno a niente, non cancelleranno la fine.
Non cancelleranno un bel niente.
Anestetizzare il corpo, non serve niente, quando è la testa che scoppia.
Per anestetizzare l'anima... Non so nemmeno cosa ci voglia.
È finita.
E non c'è un gran cazzo che io possa farci.

E lei... Lei ora è così lontana da non vederla nemmeno. Così vicina da sentirne ancora l'odore sulla pelle.
È il grande carro che ha sulla pancia, l'arcipelago nei suoi occhi, la luna sul seno destro. Fisica, tuttavia inavvicinabile come un'idea astratta.

La sconfitta ha il sapore alcolico del Buffalo invecchiato e arancia.
Ha l'odore di bruciato. Anche se di bruciare ogni disegno, ogni tela, non ne ho avuto ancora cuore.

La solitudine non è altro che una condanna per chi non sa stare nemmeno con se stesso. 

domenica 22 ottobre 2017

Scotch & Arancia

La verità viene con lo scotch. Quel liquido torbato, tobido che ha la capacità di rendere ogni cosa più chiara.
È un attimo che differenzia il prima e il dopo, che rompe l'equilibrio. È strano, perché un cambiamento così drastico, è logico che succeda in un tempo più prolungato, eppure dura solo un battito di ciglia. Molte volte non te ne accorgi nemmeno.
Un momento sei al centro dell'universo, un attimo dopo dei nel centro di un ciclone, e non sai nemmeno come ci sei finito.
Vuoi che quell'abbraccio duri un eternità, forse è davvero così, ma come per tutte le cose belle dura troppo poco.
La distanza che finalmente non sentivi più, si fa sentire di nuovo.
Violenta come un naso rotto.
Niente è più come prima.
Mi manca la spensieratezza dei primi tempi, gli occhi, le tue mani.
Siamo due onde sfasate, chissà se ci incontreremo mai.
Eppure non voglio perdere neanche un attimo con lei.
Anche se potrei perdermi e non riuscire a trovare l'equilibrio.
Odio le cose che non capisco, proprio perché non le capisco. Perché sembro avvicinarmi alla soluzione e questa sembra sfuggirmi sempre dalle mani.
Il silenzio mi uccide.
Non riesco ad avere un on-off che mi permette di spegnere il cervello e non pensare a niente.
Forse non sono ciò di cui lei ha bisogno ora, proprio perché non la capisco.
Eppure i suoi abbracci mi confondono.
Il suo essere calda e poi fredda, imprevedibile nemmeno con la teoria delle probabilità.
Mi sento persa, seppur stando seduta al bancone del bar.
Il tempo scorre, inesorabile. È l'impotenza davanti a una situazione quello che temo di più, proprio perché non lo posso controllare.

Entropia

Per le persone che tendono all'essere abitudinarie, i cambi di scena non vanno proprio a genio.
A dire il vero non ci va mai bene un cazzo.
Quando cerchiamo pace, non la cerchiamo nei sentimenti, nelle parole, mutabili, effimere, stupide, superflue, incomprensibili.
Ci perderemmo.
Non cerchiamo pace nell'arte, perché l'arte non è altro che il risultato del dolore.
Cerchiamo pace nelle equazioni immutabili, nei numeri, nella fisica.

L'idea di aprire gli occhi, ancora immerso nel torpore del sonno, e sentire la coscienza di un qualcosa di diverso che mina il tuo equilibrio, è insopportabile. Sopratutto quando, questa variabile non dipende in nessun modo dal tuo sistema.
Entropia, non è altro che una parola inventata da persone maniache dell'ordine per dare un "grado al disordine".

Il problema non è la fisica in sé. Se tutto potesse essere regolato dalla fisica, il mondo sarebbe un posto preciso e perfetto.
Nemmeno la dimostrazione della teoria delle stringhe può competere con la complessità del groviglio emotivo dell'essere umano.
Una relazione, qualunque essa sia, non sarà mai regolata dall'equazione di Schrodinger, l'amore non sarà mai paragonabile da quella di Dirac.
In un sistema perfetto, una perturbazione proveniente dall'esterno di un sistema chiuso, non ne modificherà mai la struttura.

Tuttavia, se fosse proprio vero-vero, perché mi troverei a mettere in discussione l'esistenza del sistema stesso?

giovedì 19 ottobre 2017

Orinidi

È da sfigati trovarsi a scrivere a casa.
È ancora più da sfigati avere la compagnia di una zucca intagliata e lasciata accesa, nell'attesa di Halloween.
Ma non è poi così male essere sfigati.
I pic nic insonni arrangiati sul balcone.
Sigaretta fumante, un bicchiere di vino, le comete che potrebbero passare da un momento all'altro.
Il tempismo, quello è davvero da sfigati.
E fortunatamente per me, non posso definirmi sfigata anche in quel campo.
È divertente come tutta la rabbia e la tristezza della giornata si sia condensata in una canzone tremendamente triste, ed un sorriso ebete stampato sulla faccia.
Tornando al tempismo, credo che sia la parola giusta per oggi, quello non è proprio il mio forte.
Il mondo cambia, ma io rimango indietro. Con i vecchi orari, i vecchi giorni, continuamente fuori fase.
Forse non è ancora tempo.
Ma la pazienza non è il mio forte.
Come per Ottobre. Forse, ancora non è arrivato il tempo per l'inverno.
Come per lei, che non importa quanto la voglia adesso, non è tempo che sia qui.
Sarebbe davvero da sfigati voler vedere le Orinidi, per poi guardare un cielo rosa di caligine.
Quel rosa che mi ricorda tanto le prime nevicate nel bosco.
Una volta tanto, la pace interiore, ha anticipato la neve.

mercoledì 18 ottobre 2017

Venerdì

Si fuma quando si è fottutamente felici o schifosamente tristi.
Ed essere schifosanente tristi fa schifo.
Essere fottutamente felici, poi schifosamente tristi tutto d'un colpo fa ancora più schifo.
Perché passi dal vedere il mondo in un certo modo, per poi, sentirti come un cazzotto nello stomaco, seguito da un senso di stupidità.
Ti senti un idiota assurdo.
Inizi a mettere in discussione ogni azione, ogni parola per vedere se sia il risultato di quello che il tuo cuore voleva sentirsi dire, o effettivamente la verità.
Forse ti ci senti anche, un giocattolino. Stupido, ingenuo giocattolino.
Ti consoli con un: ci dovrà pur essere un po' di verità, no?
Ti dispiace vederla così, come se fosse colpa tua, apprezzi la verità, ma la verità è che vorresti sparire ogni volta.
Perché fa male sentirlo, fa male vedere una forma di pietá nei suoi occhi che distrugge.
Distruggeresti tutto ciò che ti capiti a tiro, solo per sentirti un po' più intera.
Perché il nervoso, la rabbia, si scioglie ogni volta che la vedi arrivare. E ti senti persa, perché dimentichi ogni cosa.
Anche se sai, ma cerchi di non pensarci che lei non sarà mai tua. Anche se non è quello che vorresti veramente, non la vuoi solo per metterle un'etichetta di proprietà, per vantartene con il mondo intero.
Vorresti solo lei, con la pancia perennemente scoperta e gli occhi grandi.

domenica 15 ottobre 2017

Mani fredde

Mi è sempre piaciuto il contatto delle mani fredde sulla pelle. Quasi a tutti quelli che conosco, una mano fredda sulla schiena è equivalente ad un attentato alla vita.
Un po' lo è. È la stessa sensazione del cadere nel vuoto durante il sonno. Ti sveglia da un torpore, ricordandoti di respirare e cercare di essere un po' più vivo.
Sveglia i sensi, le terminazioni nervose.
Un po' come baciarla. Ti ricorda che infondo, respirare, non fa così schifo. Sopratutto se quello che respiri è il profumo dolce che ha nell'incavo del collo.
Dolce, come la sua carne, da mordere.
Dolce come quando fa la finta arrabbiata, riuscendo a farmi sentire in colpa, una volta tanto che sono innocente.
Potrebbe conquistare il mondo con solo gli occhi.
Con gli arcipelaghi di pagliuzze dorate negli occhi, proiettati chissà dove, luminosi come il sole estivo.
Perché mentre i poeti sfigati e cagasotto osservavano la Beatrice di turno da lontano, i poeti felici annegavano tra matasse di capelli come spighe di grano, indomiti.
La parte che differenzia i cagasotto da quelli felici è l'aspettativa del futuro e la capacità di fottersene e riuscire ad ancorarsi almeno per un po' al presente.

Perché lasciatevelo dire: ogni volta che il presente sorride, io mi sento un po' più viva-viva.

mercoledì 11 ottobre 2017

Caffè

Il gesto universale, che vuole mostrare il desiderio di solitudine, di non essere disturbati, è l'avere le cuffie nelle orecchie. Ignorare il mondo circostante perché il proprio mondo interiore richiede maggiore attenzione.
Sono molto intransigente sullo spazio personale, ci penso due volte prima di entrare in quello altrui, anche se abbiamo una certa confidenza. Allo stesso modo non voglio che nessuno invada il mio.
Il mio modo di essere gentile con le persone, non deve essere frainteso in nessun altro modo. Perché se per la testa, ho tutt'altro, non voglio avere distrazioni.
Può essere un pensiero stupido, una cosa bella che mi è accaduta durante la giornata, che non voglio condividere con il mondo. Perché voglio cullarla nella mia testa ancora un po'.
Come il suo sguardo distratto mentre nuota. La sua schiena guizzare sotto il pelo dell'acqua, con eleganza e potenza unica. Gli occhi sorpresi appena mi vede. Luminosi, come la prima volta che l'ho guardata negli occhi da dietro un bombolone fuori orario, in un momento totalmente a caso.
La sua irrequietezza che potrei guardare per ore, tenera. Anche se credo di essere, con un po' di presunzione, una delle poche persone a cui riserva il suo lato tenero.
Perciò non mi interessano caffè, inviti o confidenze che non voglio dare. Non mi interessa nessuno, perché non c'è proprio paragone.
Vuoi paragonare un fuoco vivo a una lampadina?

lunedì 9 ottobre 2017

Sete

La Regina Vergine, la regina amata dal popolo, la regina rivoluzionaria. La regina che morì sola, senza conoscere mai l'amore in nessuna sua forma: la Regina Elisabeth I Tudor.
Da quello che è stata, non la regina, ma la donna, ho imparato solo una cosa: che chi abbiamo di fronte ci ama per un motivo, non per amore quello innocente e puro, che probabilmente non è altro che una perfida invenzione di persone vuote, come me, per avere un obiettivo, il nirvana dei sensi, per placare il vuoto.

Mentre finivo di sporcare la tela con il colore, mi sono chiesta, cosa ne avrei fatto di quei quadri, una volta che se ne fosse andata.
Ho avuto l'impulso di prendere ogni cosa e scaraventarla dal balcone. Ma non l'ho fatto. Aspetterò che se li porti via un dannato incedio o prima o poi li dimenticherò in fondo ad un armadio.
Qualcuno, secondo me, nasce con qualcosa in meno di tutti gli altri: sono i sensibili.
È il vuoto che li differenzia. Quella costante sete e quella costante sensazione di perdere tempo della propria vita.
Quelli che a un certo punto, dopo essersi fatti male, si sono sentiti incompresi dall'universo, si sono chiusi in se stessi. Si sono persi nella solitudine imposta, perché nessuno potrà farti male da lontano.
È la leggerezza il segreto, mi hanno detto. Bisogna prendere tutto alla leggera, lasciarsi scivolare tutto.
Ma se questo portasse ad un vuoto maggiore?
Meglio lasciare straziarsi il cuore, vivendo ogni minima emozione, cercando di placare la sete, o imparare a convivere con la sete?
Forse per questo, che i migliori libri, le migliori poesie, sono state scritte da amori non corrisposti, da alcolizzati, drogati. È il tormento che crea l'arte.
Dalla quiete, impariamo così poco.

domenica 8 ottobre 2017

Incendio

Ho sempre odiato le cornici. Nella mia testa sono sempre state un qualcosa di totalmente inutile, superfluo.
Una bella cornice, renderà il tuo quadro meno emotivo. Ti distrarrá dai partolari di una foto. Proteggerà la tua foto o il tuo quadro dalla polvere o dal sole certo, ma ne vale davvero la pena?
Secondo me non ne è mai valsa la pena. L'arte deve trasmetterti qualcosa, non deve essere bella esteticamente, non deve rimanere per sempre.
È questa sottile differenza che non capivo quando ero più piccola, non capivo niente di ciò che era l'arte moderna. A dire il vero non la capisco nemmeno adesso, ma la sento.
L'arte moderna è come una relazione, non ha bisogno di una cornice, che delimiti e alteri l'opera, solo per farla durare di più.
Quanti quadri sono stati persi in incendi e guerre? Quante cornici sono riuscite a salvarli? Nessuna.
Eppure le persone pretendono di incorniciare qualunque cosa.
Anche le cose davvero belle.
Serio, blu, romanticismo, classicismo, cubismo, occasionale, astrattismo, monogamo.
È tanto difficile lasciare andare il corso delle cose?
Niente è per sempre.
E anche se è per un tempo limitato, è così difficile lasciarti amare, nel modo più banale ed ingenuo?
Almeno fino al prossimo incendio.

mercoledì 4 ottobre 2017

Monsoni

Sono da sempre ala ricerca di qualcosa. Assetata di cambiamento, emozioni intense tanto da stordire la coscienza.

Ho trovato la quiete in una cazzo di tempesta tropicale.
Mi è sempre piaciuta la pioggia.
Anche se non ho mai saputo come gestirli, anche se ci avevo provato, ma erano scroscioni estivi, erano finiti ancora prima di rendermi conto del loro inizio.
Con un uragano invece...non avevo bisogno di capirlo. Bastava che ci fosse a bagnarmi la faccia.

Solo una stupido vorrebbe ingabbiare la natura.
Un uragano non ha nemmeno idea della tua esistenza.
Potrebbe piovere per giorni o settimane, per poi uscire il sole.
Imprevedibile.

Bastava l'angolino di pace all'angolo del suo sorriso.

Eppure, siamo simili. Nel dolore ci chiudiamo in noi stessi.
Mi perdo nel buio della mia testa, nel silenzio.

So che anche i Monsoni prima o poi finiscono.

L'importante per ora è rimanere sotto la pioggia per uno stupido balletto diretto da Tarantino.

martedì 3 ottobre 2017

John Collins


And here we are

Una vuota minaccia si è rivelata verità. Il "se andrà così, questa è l'ultima volta che mi vedi". È quasi andata così. Non è stata l'ultima, ma quasi.

Il sesto senso, lo diceva: tienila stretta sta notte. Ma come sempre nulla va come vorrei che vada. Come il silenzio imposto, che rispetto perché va rispettato. 

Infondo non sono altro che contorno.

I contorni non possono avere pretese, né ne vogliono avere.

È una di quelle giornate del cazzo, che non si capisce se piove o ci sarà il sole, il cielo avvolto nel bianco malato. Ma è troppo caldo per essere inverno.

Come vorrei sentire la pioggia sulla faccia, come ogni autunno. Correre sulla spiaggia a piedi nudi, sentire il freddo dell'acqua sui piedi. Vederla ridere, in un egoistico desiderio, che forse non la farebbe nemmeno ridere.


È terribile come possa sembrare infinito il cielo completamente bianco, a contatto con il mare, innaturalmente trasparente. Vuoto.

lunedì 2 ottobre 2017

Galileo

Ultimamente capita di scrivere tanto, per motivi più svariati, che poi non è vero, il motivo gira e rigira è sempre quello: fare chiarezza, mettere in ordine lettere in parole e parole in frasi più o meno connesse.
Mi aiuta a relazionarmi al resto del mondo, quando c'è qualcosa che mi turba: uno stato d'animo per esempio.
Sto imparando a gestire le emozioni, con razionalità, solo adesso.
Mi ritrovo a gestire cose che non conosco, e di cui prima mi importava molto il relativo, che lasciavo arrivare, attraversarmi, bruciare in un secondo e andare via, senza concentrarmi seriamente su quello che la fiamma aveva lasciato o portato via.
Lei è come l'acqua: non brucia, non distrugge, ma se non stai attento potresti affogare. In silenzio erode e modifica, con la sola presenza.
Per questo voglio esserci, proteggerla, anche se non ne avrebbe bisogno. Farle brillare gli occhi come quando fa le linguacce o ride perché mi sorprende a guardarla con la faccia ebete.
Nella fossetta di quel sorriso, c'è l'angolino dove l'universo brucia di reazioni nucleari, ma nel silenzio del vuoto cosmico, in armonia con l'infinito.
Persino il bisogno istintivo di fare ordine nel caos delle reazioni chimiche del mio cervello, è ormai frivolo. Perché con lei il caos è il disegno della bellezza assoluta: dei dettagli del quadro finale. Solo perché non siamo capaci di descrivere l'equazione del caos, questo non vuol dire che dobbiamo ordinarlo secondo leggi che non gli appartengono.
Bisogna armarsi di pazienza e osservare, come un Galileo che d'un tratto, mosso da un precoce nichilismo, ci ha scardinato dal centro dell'universo, per fare posto a qualcosa di più luminoso: il Sole.

domenica 1 ottobre 2017

Midazolam

La solitudine è lo specchio di ogni emozione, quando sei solo, con un bicchiere di vino in una mano, una sigaretta in bocca. Il fumo va negli occhi, facendoli lacrimare, avvolgendo i pensieri in spire inconsistenti.
Il silenzio è pesante, come un macigno, irremovibile.
Con esso i pensieri, escono come animali notturni, fermandosi all'altezza della gola in una stretta di ferro e sale.
Nel caos è facile perdersi, lasciare che le percezioni ci sfiorino, ma non ci entrino sotto pelle. Nel buio del silenzio, dove nemmeno le stelle brillano più, come una deprivazione sensoriale, ne è l'estatto contrario. Rimani fermo, immobile in un buio coatto, mentre paura, pensieri, emozioni ti trafiggono ogni parte del corpo, entrandoti in circolo, fino al cervello, fino al cuore.
Come il midazolam, ti costringe ad assistere inerte, al tuo destino, spesso deciso da altri.
Ma infondo, tutti gli esseri viventi, muiono da soli.
Morte apparente o vera che sia.
Non è vero che rilasciamo ogni giorno che apriamo gli occhi?
Anche se questi occhi, sono pieni di fumo, di cui ci riempiamo i polmoni, per sentirci almeno un po' meno vuoti e tristi.

sabato 30 settembre 2017

Menzogna

Nonostante le stronzate che dico, gli atteggiamenti da tiranno mancato, so di essere una persona buona, non tutto il giorno tutti i giorni, ma ho il cuore tenero che è già qualcosa.
Il mio carattere il più delle volte è una merda, ma so anche essere quasi dolce, e forse amabile. Ma non è questo il punto.
Il punto è che l'unica cosa che non sopporto sono le menzogne, non le dico a chi voglio bene, ed è una delle poche cose su cui non transigo. Posso accettare tutto o quasi, posso passare sopra qualunque cosa, ma alle stronzate dette, giusto per sentirsi per un attimo il centro del mondo, no.
È inaccettabile.
Il mio "buon cuore" o la mia ingenuità mi portano spesso ad avere aspettative su persone che non meritano un cazzo di niente, e cercare di trovare qualcosa di buono in loro. Spesso ho torto, pochissime volte ragione, ma non è quello il punto. Il punto è che se ho torto, potresti anche morire e resuscitare, non me ne fregherebbe niente di te. Fortunatamente questo, almeno questo, mi viene facile.
Eliminare le persone dalla mia vita.
Un po' come il tiro al piattello.
Un po' come selezione naturale.
Un po' come quando si vomita un drink di merda e si tira lo sciacquone.

giovedì 28 settembre 2017

Bacio della Buonanotte

Il mio quadro preferito è sempre stato "Il Bacio" di Klimt. Quel tipo di bacio, è particolare: trasmette tenerezza, è protettivo, e il bacio consolidato dall'amore.
Non è il tipo di bacio che preferisco però. Non è il bacio che ti tiene sveglio la notte se non viene dato, non è quel bacio che ricevi in modo inaspettato.
Non è il bacio vorace, capace di mordere.
Non è il bacio che ti lascia senza fiato, fa salire la tachicardia, e quando finalmente puoi respirare, alle fine non vuoi nemmeno più farlo.
È bacio che appartiene alla notte, al peccato, che sai che ti manderà all'inferno, perché non c'è niente di casto e inequivocabile.
Eppure tra le fiamme dell'inferno ci bruci già. Ogni suo tocco è una lingua di fuoco, ogni suo morso è un esplosione nucleare sul Sole, che ti spoglia di ogni capacità di pensiero, fino a che non rimane il nero del vuoto cosmico.
E di lei, di lei potrei parlare per ore, chiedendo alla gravità di distrarre il tempo, ma non servirebbe.
Da millenni poeti scrivono della bellezza delle stelle, ma questo non le ha mai rese più o meno belle, semplicemente, ha mostrato ad altri mortali, ciò che sono.

martedì 26 settembre 2017

Alessitimia

Non esistono parole che potrebbero descrivere la felicità. È empirico: quando siamo felici non ci importa cosa ballare, balliamo e basta. Quando non lo siamo, facciamo attenzione alle parole, non alle immagini.
Per questo una foto in bianco e nero, mossa, è il ritratto di felicità. Non ci sono parole, ma sensazioni.
La felicità si concentra sui sensi, la tristezza sulla mente.
Quando senti un odore particolare, o un sapore che ti ricorda un particolare attimo, non cerchi di classificarlo, lo assapori e basta.
Quindi spesso la guardavo, per il gusto di farlo, e quando mi veniva chiesto che avevo, mi sembrava naturale rispondere "niente".
A cosa pensi quando sei felice?

La guardavo, e volevo imprimere ogni centimetro della sua pelle nella mia memoria, così come le stelle nel buio del cosmo.
Ma riesci ad imprimere nella memoria l'infinito?
Per quanto tempo ricorderai le labbra portate dal vento di una notte d'agosto? Forse per sempre, forse sarà un ricordo che tornerà in mente quando meno te lo aspetterai o forse ricorderai tutto ciò con affetto.

Non è forse ironia del destino che ho rincorso la Luna per tutta la vita, per poi trovarla nella sua forma terrena?
È una Luna piena, sul seno destro, una carta astronomica, un'Orsa Maggiore sullo stomaco.

giovedì 21 settembre 2017

Bianco

Il bianco è da sempre stato il colore dell'ambivalenza, se pensi al bianco lo associ al nulla. La realtà è che è l'insieme di tutti i colori, il tutto che ai nostri occhi diventa niente.
Il concetto di nulla si radica così a fondo nel nostro cervello che è impossibile pensare al bianco diversamente.
Forse è la stessa cosa con le emozioni: pensi di non provare nulla, stranamente, galleggiare nell'apatia. Probabilmente, provi tutto.
Del resto il bianco, è il colore delle stelle.

Te ne rimani a galleggiare nella bianca schima e acqua bollente, anestetizzando ogni cosa.
Vorresti stare male, ma non ci riesci, pensi che sarebbe normale piangere, ma sai che non sarebbe giusto.
Ormai è fatta, e tu ci sei rimasta stronza.
Mentre guardi il bianco del soffitto, senza stelle.
Ti prometti che appena avrai freddo, andrai sul tuo scoglio a cercare conforto nel silenzio del vento. 
Perché nel silenzio anche la rabbia è sorda.
Perché le parole sono fottutamente inutili, la logica è un'illusione.
Finché ci sarà un messaggio senza risposta, ci saranno due possibilità contemporaneamente.
Ma se l'assenza di una risposta, fosse la determinante che ha già escluso una possibilità e il dubbio non sia altro che una bugia che dici a te stesso?

giovedì 14 settembre 2017

Ursa Major

Le stelle scandite dalle parole di Lana Del Rey, le onde che mandano vibrazioni in ogni granello di sabbia lavica fino ad ogni granello di cellule che compongono me.
La Luna nascosta dal Teide, mostra le stelle di una spiaggia deserta.
Perché è così dannatamente difficile aprire gli occhi e dire una verità, mentre è così facile mentire davanti a quello che ci importa di più.
E rido, da sola, perché ucciderei per avere quel maledetto maglione, nonostante il caldo a consolarti, una bottiglia di whiskey e una sigaretta. Cos'è il nirvana se non questo?
Fare l'amore con la Luna Piena e l'Orsa Maggiore, ma il desiderio e la realtà non viaggiano sempre a pari passo.
Almeno non più.
Guardando il cielo, vediamo solo il passato di ciò che è già stato.
Come fa l'oroscopo a prevedere il futuro,  se le stelle parlano solo di quello che sappiamo già?
Si arriva alla consapevolezza, nella vetta del dirupo più alto, e la cosapevolezza che lasciarsi cullare dal vento e dall'infrangersi delle onde, per cadere giù e abbandonarsi non è per forza rinunciare a se stessi. Diventare sabbia, vento, mare, stelle, cielo, per poi tornare tutt'uno.
Silenzio.
Ora sei su una spiaggia sicura, il dirupo hai deciso di scenderlo a piedi.
Riuscirai a risalirci ora che vuoi buttarti?
Riuscirai a baciare ogni triangolo delle Bermuda che le tue labbra riusciranno ad incontrare sul loro cammino?
Riuscirai ad imprimire su una tela la bellezza esoterica del cosmo della pelle baciata dal Sole?

E se le stelle cadenti sapessero già il desiderio che vorremmo esprimere?

domenica 10 settembre 2017

Anche Satana va in vacanza

Ci si sveglia, tra il sole, l'oceano e un mal di testa e un altro.
Le musiche spagnole che non ho mai sopportato non sembrano poi essere così male.
Eppure mi mancano le stelle, sopra quelle nuvole di pioggia, il piumone, il freddo dell'aria contro il calore di un corpo nudo, il suo. Anche se sono scenari non ancora vissuti, nemmeno poi così sicuri.
Hai mai sognato qualcosa in modo così vivido, da pensare di averlo già vissuto? Svegliandoti confuso e affamato di un corpo e di una mente che forse non saranno mai tuoi, ma non ti importa, perché non vuoi che qualcuno ti appartenga, non puoi ingabbiare un animale selvaggio, costringerlo alla cattività.
Se vorrà sarà lui a scegliere di rimanere con te, e non c'è possessivitá che tenga.
Puoi comprare una stella, ma quella non sarà mai tua davvero.
Le Stelle, la Luna, il Sole e il Tempo, sono caratterizzati da un qualcosa che li accomuna: la bellezza. Non una bellezza che potrai mai possedere, ma che dovrai accontentarti di ammirare da lontano. 

Così come la bellezza sta nei dettagli più insignificanti, agli occhi di allora, preziosi agli occhi di adesso. Perché il tempo scorre, e noi non diremo nulla che non sia già stato detto migliaia di volte al cospetto delle stelle.
Eppure in quel momento ci sembrano geniali.
Esiste un termine, il Jamais vu, cioè il contrario del De Ja Vu, la sensazione dei mai visto, del mai vissuto, riferito a una situazione già accaduta. Accade, quelle volte in cui guardi una persona e ti rendi conto che i poli in quel momento si sono invertiti, che l'universo ha smesso di girare in un senso, ed ha spostato il suo centro.
Non puoi nemmeno classificarlo, è così e basta.
Capisci che da quel momento hai due scelte: o sarai la persona più felice della terra, o soffrirai le pene dell'inferno.

venerdì 1 settembre 2017

Scoglio

Chissà come mai l'aria di inizio settembre si sente già, nelle ossa perché fa un freddo assurdo. Ma questo è il prezzo da pagare per chi vuole il mare e la canzone delle onde solo per se.
Canzoni urlate alle onde, con parole di libertà, l'unica libertà di emozioni che ti tengono incatenata.
Una bottiglia di vodka, non troppo buona,  ma perfetta per disinfettare incomprensioni.
I silenzi non li sopporto, non li sopporto davvero, eppure sono la prima che sta zitta, quando i pensieri sono talmente tanti ma che se cerchi di afferrarli scoppiano come bolle di sapone.
Un po' come tutto di me. Il mio feticcio per la luna, non è forse riconducibile al mio essere lunatica? Ma non mi importa. I don't give a fuck.
I vent'anni sono fatti per essere dei poeti maledetti dei poveri. Chissà se qualcuno verrà a versare whiskey sulla mia tomba.
Anche quel romanticismo che se ne va dopo, con gli anni, che col senno di poi non ne vale la pena per qualcun'altro, ma in quel momento vale il mondo per te.
E fumi, cercando di soffocare, e tossisci, perché non hai mai imparato a fumare, ti viene da ridere su quello scoglio freddo e umido, mentre guardi le stelle. Speri che inizi a piovere per rimanere li per sempre. Ma il cielo oggi è sgombero. La Luna è ancora lì e rimarrà lì per sempre. Sei tu che cambi. Ti senti sbagliato, nei sentimenti sinceri e giusto quando ti chiudi a riccio tenendo il mondo fuori. Anche se basterebbe solo parlare.
La luna d'argento, è lì che ti guarda, mentre spaventi i pesci con la tua voce stonata. Chissene frega: è il mood di oggi. Ci si sente leggeri a non dover pesare ogni parola sbagliata in modo sincero che dici. Riuscire a dire a parole quello che si ha dentro è difficile, perche nel momento in cui lo dici, quel sentimento, come una magia, cessa di essere così speciale, e ti senti un'idiota a sentirti dire quello che stai dicendo.
La prova è che sei sola, su uno scoglio, con il mare nero come la pece ad ascoltarti, solo perché non capisci la lingua dei sentimenti umani.

Temporale estivo

Un po' come un temporale, quando hai i panni stesi fuori, una volta che fai la lavatrice, che la fai come dio comanda, con perfino l'ammorbidente. Così, in un attimo ti manda a puttane due ore e mezzo di lavoro, che per carità, non hai fatto tu, ma che comunque ti da noia.
Il momento sbagliato è un momento del cazzo. Non importa quando ti ripeti che sta cosa bohemien del post romanticismo che il momento perfetto o quello sbagliato non esiste. Esiste eccome. Ma tu non lo sai da brava testina di cazzo e lo sputtani. Come quando hai sputtanato quella bottiglia che valeva quanto un tuo rene, per il solo gusto di intossicarti il fegato e annegare il dolore che provavi in quel momento. Non è servito, ma allora andava bene così. Ora è lo stesso: parlare ma non riuscire a farsi capire. Il bello è che c'è una parola per questa situazione e l'ho imparata oggi: 'alessitimia'.
Sembra una malattia, una di quelle brutte: un po' lo è. Ma non brutta da morirci insomma.
Ma una volta sputtanato il momento non torna più indietro. Non importa quanto ne sai di fisica quantistica e teorie sui viaggi nel tempo hai studiato. Non servirà mai a niente. Per quanto ti sforzi a recuperare, hai sputtanato tutto.
Ed è la sensazione più brutta del mondo.
Ti senti sperduto senza esserti concesso il privilegio di perderti in chi hai davanti.
Anche se l'attrazione è questione di chimica, così come ogni sentimento umano, come può essere una scienza tanto esatta quanto imprevedibile a reagire secondo regole diverse per ogni individuo?
Come un temporale estivo, così come arrica se ne va, lasciandoti sconvolto, senza aver realizzato cosa sia davvero successo.
Eppure a me i temporali sono sempre piaciuti.

venerdì 25 agosto 2017

Whiskey Giapponese

Anche le più belle storie hanno una fine, degna della propria durata e intensità. Un grande incendio, aggressivo, distruttivo, cominciato da un niente, durato un niente e finito con un suono che solo il nulla può produrre, perché quello che rimane è niente. Così come le storie lunghe, lente, come l'alternarsi dell'alta e della bassa marea, sembrano finire, ma in realtà la loro fine è un effetto illusorio. Come un corridoio pieno di specchi: sembra infinito ma in realtà sei già alla fine.
Sembri toccare il cielo con un dito, ma non è altro che il punto più alto della tua parabola e un secondo prima di cadere ti rendi conto che l'impatto sarà aumentato dalla maledettissima forza di gravità e forse, era meglio rimanere su quello sgabello di un bar piuttosto che toccare il cielo per poi sprofondare nel peggiore degli inferni.
Ti senti stupido, piccolo come una formica, per esserti fidato del mondo intero, per esserti convinto che il buono esiste, che l'amore è un sentimento buono e non la dannazione eterna dei corpi terresti e delle anime immortali.
Ma non puoi farne a meno, perché ormai ti è entrato sotto pelle, avvelenandoti l'innocenza.
Ti senti onnipotente per un attimo, il centro di ogni universo possibile e parallelo. Un attimo dopo non sei nemmeno sicuro di esistere, ti senti sbagliato e fuori posto solo, come solo un ventenne sperduto può sentirsi provando emozioni che aveva rimosso o forse mai provato. Con domande in sospeso e risposte scritte sulla sabbia e buttate al vento.
E le tue convinzioni come castelli di sabbia, un'onda e l'unica cosa che rimane delle tue convinzioni sono solo rovine.
Allora, raccogli quello che rimane e lo rimetti a posto alla benemeglio. E cerchi di fare finta di niente, anche se dentro hai una tempesta.
E finisce così: tutto, in un niente, così come era iniziato: su uno sgabello al bancone di un bar e un bicchiere di whiskey giapponese.

martedì 22 agosto 2017

Candele spente

Il freddo pungente del vento notturno, che mi fa venire la pelle d'oca così come me la fanno venire i suoi dannati baci sul collo.
Perché questa notte, volevo perdermi per sempre in quei occhi verdi, invece li ritrovo ora, persa nell'oscurità della notte, nella densità del silenzio su quanto stupida io potrò mai essere a pensare di incantarla con un po' di candele spente.
Perché siamo così, ci perdiamo in una persona senza pensare alle conseguenze che questo potrebbe avere sulla nostra salute mentale, siamo masochisti, perché pur di perderci, dimentichiamo di ritrovarci.
Perché vediamo chi amavamo un tempo piangere ora e non ce ne frega niente, anche sforzandoci non riusciamo a provare più niente, perché ormai ci siamo persi i sentimenti.
Egoisticamente, ci siamo giocati la possibilità dell'amore solo per la possibilità di essere felici.
Ma quanto vale un secondo di felicità?
La truffa sta nel non saperlo riconoscere davvero.
Perdere tempo per spiegare sentimenti che non riusciresti a decifrare in una vita intera, focalizzandoci a parlare ma perdendo anche quell'ultimo secondo di felicità.
In amore non è vero che vince chi fugge, è vero invece che perde chi ama.
Vince chi sceglie quell'attimo di felicità, barattandolo per la dannazione eterna.

venerdì 11 agosto 2017

Preghiere dei Dannati

La luna non potrà mai essere più bella di sta sera. Altezzosa e bianca che ghigna della mia malinconia, ma con fare ormai arcigno, ghigno io di lei. Nonostante provi ad oscurare l'infinitá di stelle del cielo nero pece, le più coraggiose si mostrano, disegnando scie luminose, che distolgono l'attenzione dalla vecchia usurpatrice. Così come con le persone: alcume splendono anche in secondo piano, altre hanno bisogno che qualcuno splenda per loro, per poterne riflettere una misera parte di luce.
Ma io ne sorrido, bevendo il mio calice di vino avvolto nelle spire del fumo.
Di qualcosa bisogna pure morire.
Ma morir d'amore non sembra una delle prospettive più allettanti. Una volta che inizi ad amare, hai messo la firma per una condanna a morte per te stesso, il tuo ego, per creare un individuo nuovo: un nuovo te.
Ma è un'altra storia questa, su quanto sia ironico l'amore.
Su quanto sia azzeccata l'analogia tra il fumo e la preghiera, è più interessante discutere.
Un fumatore, cerca conforto in un gesto, come fumarsi una sigaretta, così come il prete trova conforto nella preghiera.
Ne trova un momento di congiunzione con se stesso, della solitudine.
Anche solo nella gestualità rituale. La gestualità è fondamentale, così come gli odori e i sapori.
Un altra analogia rituale può diventare quindi il sesso. Che unito al fumo, può diventare una preghiera molto più efficace rispetto a tante parole dette al nulla.
Ho sempre avuto un debole per il sapore di sigarette e dell'odore segnato del fumo, almeno in certi frangenti fondamentali del sesso.
Il sapore del tabacco sulle labbra altrui non è altro che gusto enebriante.
È il momento in cui ti fai corrodere l'anima, dal fumo o dalla fede, per avvicinarti sempre di più al tuo dio. Buffo di come finisca in modo uguale per entrambi. Pregare non ti salverà dalla morte, fumare, ti avvicinerà sempre un po' di più ad essa.
La differenza sta nel timore che si prova di fronte alla morte.
Il credente prega per la pace della sua anima immortale, il fumatore, in modo inconscio, sa che la unica pace della sua anima può solo essere la fine di tutto.
Perché nel momento che accendi una sigaretta, la tua anima è tra i dannati.

Sincerità

https://thelittlepunksparrow.sarahah.com/

martedì 25 luglio 2017

Bruciare

Rimpiango il cielo carico e pesante di novembre, irremovibile per settimane.
Il vento ullula, soffiando così forte, da sembrare di voler spegnere la luce delle stelle.
Lampi e tuoni che squarciano il cielo.
Mentre me ne sto qui, nel bel mezzo di Luglio, con addosso un plaid e in mano un thè alla menta. È una cosa che ho perso, bere il thè.
Forse perché in casa non c'è più nessuno per berlo, forse per pigrizia.
Ti andrebbe di camminare sotto la pioggia, insieme a me?
Perché, mentre piove adesso, con quelle gocciolone enormi, che potrebbero richretinirmi se mi colpissero in testa, il problema non si pone, perché già sulla mia testa mi sei cascata tu.
Eppure è strano, un po' come quando scrivo, che mi vergogno di rileggere qualcosa che ho scritto io, perché so che sono gran baggianate, ma che tanto i testi seri non se li legge nessuno. Vado così a sentimento. Con tutti gli errori di grammatica di questo mondo, punteggiatura a caso e periodi davvero troppo lunghi. Che a volte mi ci perdo anche io.
Ho sempre visto la tempesta come un momento in cui l'universo sente il tuo grido interiore e cerca di salvarti. Soffiando così forte il vento per spegnere migliardi di candeline, per farti esprimere altrettanti desideri e rompendo il cielo con un tuono come un sarto rompe un telo, per mostrarti che non ci sono mostri al di là del buio.
Nascondendo con mille nuvole la Luna e il suo solito sguardo di disapprovazione.
Facendo cadere la pioggia, perché a nessuno piace bagnarsi in vacanza, ma sa che a te piace camminare in solitudine, bagnandoti fino all'osso.
Mi piacciono i temporali estivi perché sono imprevedibili. Arrivano tutti in una volta e hanno una potenza che lascia senza fiato.
Ma se i lampi e i tuoni sono cessati, il vento ha smesso di ullulare, allora che senso ha avuto la tempesta, se le stelle continuano a bruciare?

lunedì 24 luglio 2017

Summer Pride Rimini

(O di come un branco di mentecatti cattolici vogliono "riparare" a questo evento)
Partiamo dal presupposto che questo testo non dovrebbe e non è un testo di schieramente politico o religioso. Semplicemente è un panorama curioso su cui purtroppo ci si deve affacciare nel 2017, in Italia, (ve li ricordate gli antichi romani?). Che poi forse in una delle capitali del turismo storiche (chi non ha sentito parlare di Rimini o Riccione?) dovrebbe dare maggior peso alla vicenda.
Ma partiamo con un termine molto usato ma di cui purtroppo, si conosce poco l'etimologia: Baccanale.
Gli antichi Romani, prima dell'avvento del Cristianesimo, in particolare i Patrizi, davano grandi feste, con vino, promiscuità e cibo. Queste feste non davano fastidio a nessuno, anzi, l'impero romano è stato uno dei più grandi e vasti. Di certo non erano stinchi di santi ma diciamo che si davano da fare. Perché?
Perché le persone non perdevano tempo a odiarsi l'un l'altro, perché la promiscuità andava bene un po' a tutti, ognuno era libero di venerare il dio che voleva senza dover rendere conto a nessuno.
Questo molto più di duemila anni fa.
Ma facciamo un salto in avanti, (tralasciamo l'avvento del cristianesimo e del Medioevo, sappiamo tutti com'è andata a finire) di duemila anni e diciassette.
2017
Siamo nel secondo decennio del secondo millenio e davvero ci sono ancora persone che pensano di poter imporre il loro credo ad altri perché per essere speciale nella sua triste vita ha bisogno di un essere immaginario che gli dica cosa deve fare?
Ma la colpa non è dei Cristiani, bensí dei Cattolici, che dopo lo scisma dala chiesa Ortodossa, hanno dato il meglio di sé.
Non a caso la Chiesa di Oriente viene chiamata Chiesa della Luce mentre quella di Occidente, Chiesa del Peccato. Un motivo deve pur esserci, no?

Ma torniamo alla situazione imbarazzante quanto bizzarra.

Da mesi ormai è stato indetto un evento, il Summer Pride, cioè il festival estivo dedicato alla comunità LGBT+, dalla pronuncia di Rimini, la mia provincia. Di tutti i 25 comuni, 336 640 abitanti (residenti più tutti quelli stagionali) solo una città ha deciso di non dare il patronato a tale evento: Riccione, grande meta turistica per giovani da sempre, discoteche, parchi tematici, mare.
Il sindaco della città ha giustificato le sue parole con un:" difendiamo la famiglia tradizionale" parole molto alla Adinolfi, ma e un'altra storia.
La notizia, resa di dominio pubblico, ha provocato l'effetto desiderato in molti, che si sono indignati. Altri invece, sempre nella provincia hanno deciso di fare una marcia "riparatrice" per "l'abominio" del Pride con tanto di cartelloni pubblicitari (Vedi anche preghiere contro Marilyn Manson)

La cosa buffa è che una religione che predica amore verso il prossimo, condanni un festival all'insegna dell'amore libero.

Felice di abitare in una città che non ha una sindaca del genere.

sabato 22 luglio 2017

Sabato Sera

Quelle malinconiche sere, che ti fanno sentire il settembre sulla pelle nonostante sia solo fine luglio, sul balcone a fumare, come tanto tempo fa, quando ancora avevo bisogno di un maglione per scaldarmi. Ora basta solo una camicia non proprio mia, non troppo chiusa che tanto è buio, ascoltando Moon River. E con un piede nella pozzanghera che ho il coraggio di chiamare piscina. Uno solo che l'altro è fasciato.
Gatto che mangia le foglie dal bonsai di nome Boris, la vicina che annaffia le piante. Non mi è mai piaciuto fumare, per via dell'odore, della sensazione graffiante nella gola. Ma ogni tanto, mi concedo anche questo vizio, che per quello che ne sapeva Sartre, il vizio è naturale perché qualunque cosa ce l'ha. Persino l'acqua. Diceva:" L'unico vizio dell'acqua è la gravità". Pensiero banale quanto geniale.
La Luna si è placata sta sera, non si fa nemmeno vedere, forse offesa.
Suoni lontani che mi tengono compagnia nella mia solitudine di sta sera, alleviata da biscotti al cioccolato e un po' di latte di riso caldo, potrei andare in paradiso. Ma non ci vado perché non riesco a disegnare quello che ho in mente. Come se la matita si prendesse gioco di me.
"You're heartbreaker" canta quella creatura bellissima della Hepburn mentre finisco di bruciarmi la camicia.
Non potrei che darle ragione. È nella natura umana, "fall in love without  reason" cadere innamorati senza una ragione precisa, come colpo di fulmine, solo perché ci va.
Anche se alla fine ci facciamo male da morire, ma forse ne vale anche la pena. Bruciare in un attimo.
Tanto non ho niente da fare sta sera.

mercoledì 19 luglio 2017

Nudo

Il mio primo approccio alla nudità l'ho avuto all'età di quattro anni, quando giocavo nel casino della soffitta dei miei nonni e per caso ho trovato uno di quei giornaletti da adolescente di mio zio. Io e lui avevamo una differenza di quattordici anni e all'epoca lui era nel pieno della tempesta ormonale.
Adesso come allora, non mi sembrava niente di scandaloso. A dire il vero non era nemmeno uno di quei giornaletti porno da quattro soldi che compravano i ragazzini. Era una cosa seria, credo fosse una rivista di arte, perché in quasi tutte le foto c'erano nudi di donne o uomini, in contesti particolari. L'immagine che mi aveva preso in modo quasi maniacale fu quella di una donna, bellissima, giovane, anche se al tempo non avrei saputo dire esattamente l'età, che nuda, teneva in mano un orsacchiotto nero, di pelle, nel mezzo di una foresta. Ricordo che me ne stavo in soffitta a guardare quella rivista, analizzando nei minimi particolari tutte le foto, non per malizia, ma per trovare forse la perfezione.
Ricordo che stavo guardando una delle mie foto preferite, quella con due ragazze non abbracciate ma abbastanza vicine da considerare quel gesto intimo, immerse in acqua fino alla vita, con le canottiere bianche bagnate, che creavano un effetto vedo-non-vedo che era manna per i miei occhi. Il particolare di quella foto era l'azzurro irreale degli occhi della modella a sinistra. In quel momento era salita mia nonna, e io con tutta l'innocenza di una bambina di quattro anni, continuai sfogliare la rivista. Ricordo ancora la sua reazione. Non si era messa a sbraitare come avrebbe fatto la nonna paterna, ne mi aveva fatto la paternale. Si era messa vicino a me e aveva guardato le foto con me, mentre io le facevo vedere le mie preferite e i particolari che avevo trovato. Solo quando avevo finito mi disse che erano delle belle foto, ma che per quelle cose avrei avuto tutta la vita. Tuttavia, non mi portò via la rivista.
La rivista scomparve due anni dopo, durante la ristrutturazione della casa, non la rividi più. Ma da allora cercai sempre, nei nudi, nelle pubblicità nei film, la perfezione.
Non mi ero mai posta il problema della sessualità prima dei dodici anni, eravamo in classe, la maestra stava facendo educazione sessuale, e la cosa mi sconvolse. Prima di allora non mi ero mai posta il problema di uomo o donna. Per me l'amore era indipendente da quello, questo nonostante fossis stata allevata da una famiglia conservatrice.
Quando mi dissero che solo gli antipodi potevano provare amore, mi cadde il mondo addosso.
Non mi era passato nemmeno per l'anticamera del cervello che esistesse qualcosa di complicato come l'orientamento sessuale. Che esistessero omosessuali o eterosessuali. Non mi ero mai posta la domanda su chi effettivamente mi piacesse di più, uomini o donne. Trovavo attraenti entrambi. Forse, le donne un po' più degli uomini, perché nella loro figura trovavo un alone di misteriosa sessualità che gli uomini non avevano. Il nudo di un uomo non stuzzica la tua fantasia, è tutto lì, terra-terra. Quello della donna è più complicato, più espressivo.
Scoprii a sedici anni che le donne potevano non essere solo un'opera d'arte ma anche sesso.
Forse mi incuriosivano perché io il genere femminile non l'ho mai capito. Gli uomini erano più facili da capire, da prevedere.
Tuttavia, quasi sempre, nelle storie più o meno serie con uomini, mi sono resa conto che c'era un qualcosa che mi mancava per arrivare alla felicità. C'era la passione, c'era la confidenza e l'intimità, ma mancava ancora qualcosa. La storia si consumava alla svelta e finiva. Di alcune cose non ho nemmeno più memoria.
Oggi basta un particolare piccolo, che non ha a che fare con la nudità, ed ecco che la ricerca della bellezza continua.
Perché non è mai stata ricerca del sesso, ma solo un'interminabile caccia alla bellezza.

giovedì 6 luglio 2017

Cose in corso di cose.

        Ho appena pubblicato " Bruciare "        della mia storia " Comune Mortale ". http://my.w.tt/UiNb/mBYlrV4LyE     

mercoledì 5 luglio 2017

Date di scadenza


Il momento in cui ho realizzato che tutto nel universo ha una data di scadenza più o meno a lungo termine, che valga per cibo, sentimenti, cose, persone, canzoni.
Alcune durano migliaia di anni, come stelle e pianeti, altre durano la vita di un respiro, ma sono comunque destinate a terminare.
Il ciclo vitale delle cose, te lo spiegano alle elementari e continuano a ricordartelo per il resto della tua vita.
L'attimo esatto in cui ho realizzato che anche l'amore ha una data di scadenza è stato quando ho aperto gli occhi e ho capito che non lo amavo più. Che in un battito di ciglia l'ho guardato diversamente, avevo intravvisto le catene mascherate, da cui mi distoglieva lo sguardo. 
Ho visto in uno di quei flashback che vedi nei film, il futuro di quello che sarebbe diventato tutto questo e non mi era piaciuto, o forse avevo solo avuto paura.
Ho fatto un passo indietro.

Non ho mai capito le convenzioni sociali sul giusto e sbagliato che si basano su comportamenti normali, come il senso del pudore o su quelli che chiamo "i canoni dell'amore".
Mi sono innamorata molte volte nella mia vita, sarebbe disonesto affermare il contrario, ma nonostante tutte le differenze delle persone che ho avuto la fortuna di avere accanto, sono stata felice per periodi più o meno lunghi, fino a che quella felicità iniziava a puzzare di oppressione.
L'amore non ha mai avuto restrizioni per me. Uomini o donne, non era quello che vedevo.
Davanti a me vedevo solo felicità.
Non capivo come alcune persone potessero condannare l'amore solo in base a una cosa stupida come l'orientamento sessuale, colore della pelle, cultura, o strane discriminanti di cui non comprendevo l'utilità al fine ultimo.
Ci scordiamo troppo in fretta di come vedevamo il mondo da bambini, del fatto che non facevamo caso a niente di irrilevante, dell'amore incondizionato che potevamo provare, anche per chi in realtà, ci faceva solo del male.
La curiosità di esplorare del nuovo, la sete di conoscenza.
Abbiamo perso pian piano anche l'innocenza negli occhi. Fino a che abbiamo conosciuto la tristezza e abbiamo inalzato un muro di vetri fusi, che ci fa vedere attraverso ma senza vedere la vera immagine.
Abbiamo conosciuto la solitudine, pensavamo che il mondo potesse precipitare da un momento all'altro.
Abbiamo conosciuto l'egoismo, pensando che a qualcuno potesse importare qualcosa del nostro dolore.
Ci siamo isolati, ripromessi di non lasciare avvicinare nessuno a noi, ruggendo e graffiando per allontanare chiunque.
Abbiamo chiuso gli occhi.
Quando li abbiamo riaperti, il mondo non era diverso.
Erano diversi i nostri occhi.
Perché se guardi l'acqua puoi vederci attraverso, ma le lacrime sfumano i contorni di qualunque cosa.

mercoledì 14 giugno 2017

T.

10 cifre scritte d'inchiostro per ricordarmi di te anche se me lo dovessi mai dimenticare, di quello che almeno una volta eravamo stati.
Ora guardo mille persone e non ne vedo nessuna.
Guardavo i suoi occhi e nei suoi occhi vedevo il mare impetuoso, un po' come lei.
Ora lei non mi vede e non mi vedi nemmeno tu.
Ti ricordi il momento che per la prima volta le nostre strade si sono divise? Era colpa mia anche quella volta.
Avevo paura della grandezza di quello che poteva essere.
La seconda, che te ne fossi andato.
Ti ricordi l'attimo su quella panchina in riva al mare, del colore dei tuoi occhi, ed era il crepuscolo?
Abbiamo rinunciato a tutto pensando che valesse meno della somma dei due singoli.
C'eravamo amati, mentre il mondo girava comunque e nessuno si accorgeva di noi.
Mentre adesso chiudo gli occhi sempre più spesso, mentre tu sembri felice.
Mento e mi giro dall'altra parte per non vedere quanto sei felice, senza di me.
Non è vero che amore è felicità.
È un sentimento cattivo, ti prende le interiora e te le strappa, te le divora, te le pensa e ti fa chiedere in ginocchio "ancora". La peggiore droga, la più cattiva delle abitudini.
Forse è per questo che non riuscirò a riconoscere nella mia attuale felicità e tranquillità l'amore. Perché è un qualcosa per cui non mi sono battuta, che è solo capitato.
L'amore non capita mai da solo, perché l'amore è dolore e il dolore è il più autentico dei sentimenti. Ti prende ovunque, ti paralizza.
Tutto il resto è una stupida imitazione, un surrogato che non vale la pena nemmeno provare.
Surrogato di quello che sarebbe potuto essere.

giovedì 8 giugno 2017

Cosa sogni?

Chiudi gli occhi, seguimi nei meandri del mio inconscio.
Vedi anche tu le volpi che si nascondono al buio?
I serpenti che strisciano ovunque, si attorcigliano intorno ai tuoi arti.
Mentre tu, rimani paralizzato dalla loro bellezza ed eleganza. Cosa portesti fare contro tutta quella bellezza? Scacciarli forse, come tutte le cose belle che ti sono successe?
No non li scacci. Li lasci stritolarti piano, fino a raggiungere quella estasi, tanto simile a quando fai l'amore.
Come la sindrome di Stendhal.
Come la sindrome di Stoccolma. 
Asfissia.
Mancanza respiratoria.
Morte.
Ma nessuno dei serpenti ti darà la benedizione del eterno riposo, sei nel mio sogno ricordi? Non puoi morire.
Così con i serpenti addosso, ti alzi e ti guardi intorno, buio e una Luna enorme.
Il suo volto dipinto come un Poirot il clown triste.
Tu guarda con pietà e condiscendenza.
Ed ecco che sei illuminato da mille luci, al cospetto di mille spettatori.
Come in un Lago dei Cigni, balli, pensi di conoscere l'amore, pensi di meritarlo?
Attento al cacciatore però.
Guarda bene dentro lo specchio del lago. Chi vedi?
Me o te?
Predatore o preda?
Vedi la replica malvagia di te stessa, che ti scruta e ride di te.
Perché non sei tu ad essere libero, ma non sei altro che intrappolato nel suo riflesso.
Continui a ballare ma ti rendi conto che il cacciatore non è altro che il tuo principe.
Sarai felice o morirai? Sibila una voce
E così balli al cospetto della Luna.
Le mostri che il finale felice, non è scritto ma che te lo puoi prendere con le tue mani.
Guardi il principe e vedi negli occhi suoi il riflesso della felicità futura.
Guardi intensamente, sei convinta.
Circondi il suo collo bianco con le tue piccole mani e i tuoi serpenti e tagli quella candida gola.
Vedi i suoi occhi cambiare espressione, il futuro modificarsi.
Vedi la tristezza di quello che ti aspetta.
Ma i suoi occhi ormai sono spenti, vuoti. Così come il tuo futuro: stritolato dalla troppa bellezza.
Disapprovazione dalla platea, a nessuno piacciono i finiali a sorpresa.
Così guardi le tue mani, rosse di sangue e di felicità.
Vedi le maschere di disapprovazione del pubblico, il finale nefasto.
Sali sulla rupe, guardi quello che rimane del tuo futuro ucciso, ancora caldo.
Guardi il nefasto fato.
E con un respiro che ti mette in pace con il mondo, cadi.
Cadi nella acque burrascose e buie.
Ma questo è solo l'inizio.

mercoledì 31 maggio 2017

Favole

Sdraiata sull'erba, guardi il cielo, le nuvole che galleggiano, si modificano, mentre tu rimani la sotto, immobile.
È esattamente quello che vuoi fare: Rimanere immobile.
Che nessuno possa turbare la tua quiete, che nessuno ne abbia ricordo.
Dov'è la tua bara di cristallo?
Dov'è la tua mela avvelenata?
Dov'è la tua Regina Malvagia?
Poi mentre lo specchio ti parla, ti vedi vittima sì, ma di te stessa. Sei la Regina che mangia la sua stessa mela.
Ti sei sepellita d'odio e solitudine. Ti dici.
Ma sai di mentire: era amore. L'egoistico pensiero che ci fosse un principe sconosciuto pronto a pararti il culo e amarti.
Era meglio se ti fidavi del cacciatore. Magari era l'unico in grado di portarti via il cuore.
Eppure scappi dal cristallo, segui il
Bianconiglio, cadi nella sua tana, precipiti,
Cadi.
Raccimoli pezzi di te cercando di comporre un puzzle ormai senz'immagine.
Finisce li.
Nel momento in cui chiedi pietà.
Chiedi quiete.
Ma ti svegli urlando in un letto d'ospedale, con gli arti legati, mentre cerchi di scappare.
Invochi.
Ti rendi conto che i tuoi sogni erano una salvezza, ora svanita.
E supplichi il dottore, che ti inietti l'ultima dose di pace eterna.

lunedì 29 maggio 2017

Fluffy Lights

Un dolore lancinante alla spalla destra, un fuoco che sembra sfiorarmi nell'acqua.
Meduse.
Sono le loro bruciature il prezzo da pagare per poter sentire sulla tua pelle tutta l'estensione di quel mare.
Una sorta di banvenuto dal mondo sottomarino, dove sei ospite non invitato.

È iniziato tutto da un raggio di sole, una brezza calda.
Dai piedi massacrati dai sassi sulla spiaggia, le spalle scottate, le zanzare, la confusione.
Un paio di occhi versi e una mano ingioiellata da svariati anelli d'argento tesa.
E con le onde in lontananza, il sole estivo, decidi di mettere via per sempre i maglioni, non ne avrai bisogno, ti giri verso il sole, dici che la Luna non ha più il fascino che aveva un tempo.
La pelle nuda è il miglior vestito che potrai mai indossare.

mercoledì 24 maggio 2017

Abissi

Guardi il soffitto nel buio della mezzanotte passata.
Non riesci a dormire, per una discussione di cui non ricordi nemmeno il motivo.
Pensi a cos'è la felicità ma non ti ricordi nemmeno più come ci si sente davvero, non quella roba di seconda mano, emozioni masticate e rigurgitate. Sotto questo aspetto assomigliamo ai volatili, viviamo, cacciamo, sperimentiamo e poi rigurgitiamo tutte le emozioni usate su chi ci circonda.
Ti prometti tutti i giorni, di non diventare un patetico reietto, eppure chi sei altrimenti, se ti volti dall'altra parte della felicità, perché vuol dire sacrificio e ricerca?
Ti lasci trasportare dal mare in burrasca, mentendo a te stessa, che la sua, sia una ninna nanna.
Ti trascina lontano, ma il cielo è ovunque uguale.
Contando le stelle non ti renderai di imbarcare acqua prima che sia troppo tardi, ed eccoti li, a galleggiare in mezzo alle onde, ed ecco andare a fondo, insieme ai pezzi della tua barca.
Le stelle cancellate come una scritta sulla sabbia, l'oscurità densa e salata che ti riempie i polmoni, ti fa mancare il respiro, soffochi. Lo sguardo della Luna non può nemmeno vederti mentre vai giù.
Ma toccando l'abisso più profondo del mondo, ti guardi attorno e ti rendi conto che forse vale la pena morire per vedere uno scenario diverso per la tua vita.

mercoledì 17 maggio 2017

Attenti che poi Magari Vi Piace

Mi sono rotta il cazzo del moralismo basato sul "non sono omofobo ma..." o la più datata "non sono razzista ma..." la verità è che nella vostra bolla di perbenismo e moralismo fondato sul puntare il dito verso tutto ciò che è diverso da quello che accettate come cosa normale, è solo chiusura mentale. Come un meccanismo di difesa che scattava quando da bambino venivi lasciato in un posto nuovo o con persone che non conoscevi, iniziavi a piangere, a strillare finché, non arrivava qualche viso conosciuto e ti spiegava come andavano le cose. L'ignoranza si combatte conoscendo, non condannando.
Non è puntando il dito e sputando veleno che salverete il mondo dalla perdizione. Vi nascondete dietro idee che non sono nemmeno vostre, coprendo la vostra codardia dal "è la parola di (inserire una divinità a caso)".
La menate con "un bambino deve crescere con una madre e un padre".
Per cosa? Per avere un padre assente, o non pervenuto, o essere lasciato crescere come erba di campo?
Al bambino non gliene frega nulla del vostro perbenismo di merda e delle vostre teorie infondate.
Vuole e merita amore.
Quindi, sinceramente, il vostro "ma" ve lo potete ficcare su per il culo, ma attenti che poi magari vi piace.

mercoledì 10 maggio 2017

Ti va?

Accade all'improvviso. Da un momento all'altro un periodo della tua vita finisce, così com'era iniziato. Che non te ne accorgi nemmeno, non soffri nemmeno. Eppure un pezzo di te si stacca, una canzone che finisce mentre siete abbracciati in un letto singolo, vi guardate, sapete che non vi appartenete, che è solo un attimo quello. Un attimo che rovinerà tutto poi, ma chissenefrega. Lì per lì non ci pensi nemmeno. Siete concentrati sulla Luna, su quella farsa. Che poi tanto farsa non è perché tu gli hai voluto bene e anche se alla fine è andata com'è andata né bene né male, non provi rancore. Semplicemente come i serpenti cambiano pelle, lo hai lasciato li, durante il tuo tragitto, senza quasi accorgertene. Ogni tanto ti ricordi i bei momenti, la sera, la Luna, i film, le cene, le sigarette, le risate, gli ansimi di soffocati, le mattine troppo strette su un letto singolo. E quello strano inizio e quella strana fine.
Avevamo finito la felicità.
È passata poi.
Adesso abbiamo mandato la nostra poesia a puttane ma andava bene così.
Niente tristezza, solo sguardi persi, che poi chissà se sono ancora appesi i miei disegni.
Se ci dovessimo mai rivedere, alzerei le spalle per dire, ormai è andata così. Ma ne conserverò gelosamente il ricordo, di quella cosa a caso, ma che andava bene così.

mercoledì 26 aprile 2017

Libs, Africus

Scivoli sulla tavola, controvento, fai fatica ma continui: bilanci il peso, tendi l'orecchio alle onde alte che si infrangono contro gli scogli e al sibilo del vento che si infrange contro gli alberi maestri in metallo producendo un canto lamentoso, sono loro le vere sirene. All'orizzonte, lampi verdi si gettano in mare, rombi di tuoni irrompono nel canto, le sirene ammutolite per quel breve attimo, come se il tempo si fosse fermato.
Chi non ha mai vissuto al mare, non può capire l'odore della salsedine dopo una giornata di pioggia, il rumore delle corde tese dalle onde, il canto delle sirene. Non può capirlo perché non è possibile trasmettere quell'odore, quel suono lamentoso. È unico.
Solo quando, di notte arrivi all'estremità della banchina, senti il vento investirti la pelle, metti in pausa la musica, metti via l'i-pod. Ti concentri sul lì e ora. Con il faro verde sopra la tua testa, con l'acqua a pochi metri da te. Ti fai guidare da quel faro fino a quando non ricominci a capire un po' chi sei. Al buio non vedi, ma senti tutta la potenza del mare. Ti fai attraversare dal Garbino, che tu conoscerai come Libeccio, mentre si insinua nella baia mentre il mare erode la pietra.
E proprio in quel momento pensi, che forse, per riportarti alla vita ci vorrebbe proprio un mare che ti scagliasse contro gli scogli. Non hai bisogno della Luna per esistere, ma solo di una compagna che veda le tue alte e basse maree cambiando con te.
Pensi a chi adesso è nel letto che dorme, chi in questo momento è perso nelle proprie dipendenze, così come lo sei tu.
Dipendenza dalle sensazioni, dai colori, dal vento, dalle esperienze, dalla memoria. 
Allora scivoli sulla tavola, andando insieme al Libeccio, allarghi le braccia e stai volando.

domenica 16 aprile 2017

Tempesta

Hai mai visto una tempesta al buio sull'orizzonte, abbattersi sul mare mente tu sei a riva, all'asciutto?
Il suono del cielo che si squarcia, i lampi effimeri che illuminano il cielo, mentre vicino a te le onde si infrangono. Senti la forza di quel temporale, anche se è lontano ancora, ma percepisci il suo arrivo, con un brivido sulla schiena magari, lo sai che non sarai al sicuro ancora per molto.
Eppure
Rimani li fermo immobile ad aspettare il suo arrivo.
Aspetti la prima goccia bagnarti il viso.
Il primo tuono sopra la tua testa, tanto forte da farti tremare le ossa.
Vedi tutta quella potenza esplodere sopra la tua testa, e renderti parte di essa.
Chiudi gli occhi e ti lasci attraversare da quell'acqua, tuoni e lampi e per un attimo non ti senti nessuno, impalpabile come il vento, parte di qualcosa di più grande di qualsiasi tuo ego.

mercoledì 12 aprile 2017

Ponti

Ho passato parte della mi vita a cercare di piacere alle persone: a mio padre, a mia madre, al mio patrigno o la mia martigna. Quando ho capito che non potevo piacere a tutti, sono passata dal cercare di piacere al costruire ponti. Diciamoci la verità erano una schifezza di ponti, ma al tempo non mi importava. Costruivo relezioni o amicizie sempre più fitte, per cercare di compensare il vuoto che mi aveva lasciato la famiglia: mia madre che lavorava troppo e mio padre che mi ha voltato le spalle.
Ma per natura umana, non ci si può fidare di nulla, chi aiuterai oggi, ti butterá via nel momento in cui si renderà conto che non gli servi più. Così con gli amici, così con i compagni di scuola, così i fidanzati di turno.
Per forze della natura, è appurato che i ponti crollano, per usura, erosione, materiale scadente, terremoti o maremoti. Una volta crollati però, prima di costruire bisogna rimuovere le macerie, verificare che sia sicuro rifarlo proprio li. Più spesso si costruisce un altro ponte, più lontano. Così con le persone. Le relazioni non si riparano, ci vuole troppo tempo, perciò si buttano, sostituendole con nuove.
Adesso sono nel periodo in cui non mi interessa più né stabilire ponti, né piacere alle persone. Tutti i ponti che avevo costruito per colmare mancanze, e le mancanze delle mancanze, ora li sto demolendo di proposito. Perché chi non sa, quando si rende conto di non sapere, inventa, pur di dar aria alla bocca. Non me ne frega niente della vostra opinione, ve la potete tenere, basta che mi lasciate in pace nella mia isola, anche se è fuori dal mondo.
Piuttosto che curarli, certi ponti, è meglio dargli fuoco.

lunedì 10 aprile 2017

Immortale

"Fino a che dobbiamo correre e sopravvivere, possiamo definirci vivi." con queste parole, mentre guardiamo la luna piena, sul balcone, fumiamo.
Non mi sono mai soffermata sulla definizione di "essere vivo". Cosa mi rende viva? Il respiro? L'istinto di sopravvivenza? Le funzioni vitali? I sentimenti?
Siamo più o meno vivi agli occhi delle persone, esistiamo per chi sa della nostra esistenza, siamo aria per chi non ne ha un'idea.
Chi si dimentica e chi non vuole ricordare.
Siamo lune con un lato nascosto che nessuno vedrá mai a meno che, non ci guardi da un'altra prospettiva, forse controluce. Questo siamo il calco che imprimiamo nella luce e nel tempo.
Ma se spegnessi la luce, mi vedresti ancora?
Appena chiudi gli occhi, ti ricordi ancora di me?
Quante volte siamo vivi? Se avessi cento occhi puntati addosso, non è forse vero che esisterei cinquanta volte? Sarei una persona diversa per ogni osservatore così come ogni maschera è di libera interpretazione di ogni spettatore.
Per renderci vivi non  basta sopravvivere. Bisogna farlo nella mente delle persone, solo allora si potrà raggiungere l'immortalità.

giovedì 6 aprile 2017

Quiete

Come descriveresti la quiete?
No non intendo il silenzio, bensì quella strana tranquillità sensoriale, che succede quando ti togli qualcosa dalla coscienza. Tipo un pensiero fisso che ti tormentava da tempo ma che hai completamente accettato e che ora, è solo un'ombra su uno sfondo molto più grande.
Come una relazione perfetta, ma che vorresti insaporire con qualcosa di più nuovo, e che hai paura di buttare via gli anni più belli della tua vita a fare la cosa giusta invece che spassartela alla grande. Che ormai, ti senti vecchia, più vicina ai 30 che ai 20, con il conto alla rovescia già partito. Ma la quiete è che te ne freghi mentre bevi un bicchiere di vino rosso, e fai il dito medio allo stile di vita sano che ti porterà a campare di più. Perché ne avresti il terrore, di diventare non autosufficiente, sola, o accudita in un ospizio dove le creature che avrai messo al mondo avranno cura di mandarti quando diventerai rimbambita e sbavante.

Vorresti avere l'energia per sollevare il mondo, ma hai a malappena l'energia di sollevarti dal letto.

Sentirsi in pace con te stessa, ecco cos'è la quiete.
Senza i miei tarli però, non mi sento a mio agio, troppa solitudine.
Sinceramente sta' quiete ha rotto già un po' il cazzo.

lunedì 20 marzo 2017

Fumo.

Ed ora che sei scalza sul freddo balcone, con indosso solo fumo di sigaretta, il freddo che entra nelle ossa, il corpo che brucia ancora di calore.
E ti chiedi ancora se la felicità non sia altro che una leggenda metropolitana, qualcosa inventato per far salpare milioni di giovani sognatori.
Te ne stai lì in piedi, a piedi scalzi e ti chiedi cos'è la vita.
Fuori è notte, e le stelle brillano giocando a nascondino tra le nuvole, silenzio, a parte qualche schiamazzare di giovani ragazzi. Un po' come te.
Cosa succederebbe se scoprissimo che la felicità non fosse altro che un modo per autodistruggerci, lentamente, godendo ogni attimo di dolore?
Te ne stai li in piedi, chiedendoti del perché sei lì da sola, del perché la metà del tuo letto è piena, forse per affetto, probabilmente per ripicca. 
Ti chiedi perché non riesci a dormire, per quel costante senso di nausea per le troppe parole non dette, che ora vogliono solo essere vomitate ora che non riesci a digerirle.
Del perché non scrivi, non riesci a mettere due parole in croce. Un po' come averle sulla punta della lingua e non riuscire a costringerle a uscire fuori.

Ti chiedi perché quando dici addio non te ne rendi veramente conto, fino a quando non è troppo tardi.

Ti chiedi perché tutto può svanire in un attimo, come fumo di sigaretta, mentre la spegni e torni a scaldarti tra le coperte, perché tanto ormai, niente ha importanza.

mercoledì 8 marzo 2017

Stalin si rivolta nella tomba

Tutti comunisti con il culo degli altri. Vedo comunisti dalle belle scarpe laccate, che difendono con i denti il loro stato di benessere.
Chi si da al capitalismo ma continua a starnazzare idee e ideali comunisti. Manca perfino quel minimo di amor proprio e coerenza. Ma credo che tra i comunisti abbiano una dignità che vale per tutti. Non esiste né esisterà mai una società perfettamente comunista. Socialista sì, ma comunista nel senso stretto del termine, questo mai. Perché per natura siamo capitalisti. Vogliamo assicurarci il nostro benessere e quello dei nostri figli. Le inutili puttanate che mettono tutti sullo stesso piano, non funzionano. Non hanno funzionato nel 1917 e non funzionano oggi.

martedì 7 marzo 2017

Parole.

Esordiamo dicendo che un individuo non ha bisogno di nessuno fuorchè di se stesso, ma non ci accorgiamo che tutto il nostro mondo è creato con cose che da sole non varrebbero nulla. Prendiamo in considerazione la nostra ligua corrente, fatta da parole che hanno dietro una provenienza e storia etimologica. Senza le lingue antiche il nostro modo di esprimerci oggi non esisterebbe. Saremmo ridotti ad un branco di animali, primitivi, che si esprimono con versi e sibili.
Prendete la frase stessa, fatta da più parole, le quali sono fondamentali per dare un senso a quello che stiamo dicendo.
Basta togliere una sola parola alla frase e tutto cambia. Basta cambiarne un'altra ed ecco, che tutto il senso viene stravolto.
Così con le persone. Siamo chi frequentiamo, chi scegliamo di frequentare. Senza una persona il nostro piccolo ecosistema cambia, non rimane mai lo stesso, man mano che le nostre amicizie cambiano.
Ma se si sceglie di rimanere completamente soli? Si diventa niente, come una parola detta al vento, sconnessa da qualsiasi senso. Siamo qualcosa, ma che non è definito, siamo, ma non serviamo proprio a niente.
Quando scegliamo di essere niente, qualunque cosa diventa più facile.