sabato 23 dicembre 2017

Naîve

Da un po' di tempo a questa parte ho completamente rimosso una parola dal mio dizionario. Non è stato un atto volontario, forse qualcosa a livello di subconscio e tutte quelle menate lì, ma ho completanente rimosso la parola ingenuitá. O meglio, ogni volta che voglio esprimere il concetto mi esce il francese naîve, che suona falsamente positivo. L'ingenuità non lo è mai.
Già il suono che assume in italiano riesce quasi a ricreare l'idea di banalità.
L'ingenuo è colui che conosce l'esito ma continua a perseverare, convinto che qualcosa possa cambiare.
Non cambia mai.
Ci sono momenti in cui pensi che sia tutto perfetto, che tutto si incastri al posto giusto ma non è così, per niente. È solo un idea che hai di te stesso in quella situazione.
Non aveva senso quello che diceva mentre pioveva.
La nostra felicità era finta.
Anche due persone incompatibili possono essere felici insieme, fino a che non lo sono più.
Eppure, senza quella luna, quelle stelle disegnate su di lei, è tutto vuoto. Terribilmente buio.
Mi chiedo solo quando passerá questa sensazione stomachevole.
Pensavo e speravo in qualcosa di vero.
Ora ci credo sempre di meno.
Non è vero che esiste una distrazione.
Perché l'arte, la città, le persone, le parole, persino il cielo, sono vuoti senza di lei. O forse sono parti di lei, che ha lasciato in giro per condannarmi.
Chi rimane ricorda.
È stato tutto un casino.
Iniziato male e degenerato per finire peggio.
E io mi sono lasciata andare troppo alla leggera, risucchiata dal mare mentre guardavo le stelle.
Tutto è andato a puttane perché ho cambiato idea come il giorno e la notte. E man mano che venivano fuori questioni, passavano giorni, persino la sincerità mi sembrava falsa. Perché i comportamenti precedenti lo erano diventati.
Mancava la fiducia, l'attitudine a vederci ancora qualcosa, crederci persino.
Era tutto un casino che iniziava con i sentimenti quasi ridicoli. Per poi passare al realismo e l'orgoglio che tenevano a freno la lingua, che mettevano in tavola dubbi più che fondati.
Mi si spezzava il cuore.
Mi si spezza il cuore.
Perché nonostante mi riprometta di dimenticare, che mi dica che era più il tempo che passavamo a risolvere incomprensioni, che quello che passavamo in pace, le ore passate a baciarci al buio, hanno quasi più peso. Gli abbracci e le mani che tremano.

Forse il segreto era semplicemente quello: in un abbraccio eravamo solo in due, tutto il resto era contorno.
Fuori, nell'etere, c'era un intero universo tra noi e un'infinità di probabilità che qualcosa potesse andare storto.
Fino a che ci sarà qualcosa o qualcuno nello spazio tra noi, niente potrà essere "giusto".

domenica 17 dicembre 2017

Bruchi

The Big Idea - Black Books

Il mio modello di vita, sin da quando avevo 14 anni, e ho visto per la prima volta "Californication", è sempre stato Hank Moody.
Non proprio il genere di idolo ideale.
Scrittore, alcolizzato, sarcastico fino ai limiti del sopportabile, un bambino mai cresciuto. Un Bukowski dei poveri.
Era quello il piano, scrivere di quello che smuoveva almeno un po' lo sciame di fottute farfalle rintanate da qualche parte nello stomaco, che non volevano uscire, né in un modo né nell'altro.
Ho scritto. Per lo più della Luna, delle stelle, di persone.
Perché l'idea folgorante di una me adolescente, ma nemmeno così tempo fa, era di vivere come una rockstar: live hard, get drunk, fuck & die young.
In compenso sono diventata "la peggiore ventenne di sempre".

Il problema è sempre quel retrogusto di melodrammaticitá passivo aggressiva, che fotte tutto il resto.
Che fa trovare il difetto, anche laddove non c'è.
Che aziona il cervello, fino a farti venire in mente "se" e "ma".
Fino a che ti fa mandare a puttane momenti bellissimi.
Ma che ti fa piangere davanti a una stella cadente che aspettavi da ore nel freddo invernale.

Che ti fa scrivere cose a caso, per poi cancellarle, semplicemente perché sono piatte.
Niente a che fare con le dannate farfalle.

Non scrivi nulla, perché non hai niente da dire. Perché tutto intorno è bicolore.
Niente è bello per forza, niente è memorabile in eterno, nessuno riesce ad essere perennemente felice.
E a volte le farfalle non escono, ma muoiono e forse la primavera porterá nuovi bruchi.

Ho una tela bianca che ogni giorno voglio riempire ma che puntualmente rimane bianca.
Volevo scrivere qualcosa per vuotare il sacco, come il Ritratto di Dorian Gray, qualcosa che mi tolga almeno un po' quel marcio della malinconia da poeta maledetto.
Ma non puoi vuotare il vuoto. No?

giovedì 7 dicembre 2017

Atmos Fear

I rumori troppo forti mi hanno sempre spaventato, perché piombavano nel silenzio dei miei pensieri senza che riuscissi a farci niente se non saltare in aria.

Così come i rumori improvvisi, anche le persone piombavano nella mia vita senza che ne andassi in cerca. Alcune mi hanno fatto sobbalzare, altre spaventare, alcune sono rimaste, altre se ne sono andate così come sono venute.
Alcune mi mancano terribilmente, ma non è abbastanza per riavvicinarle, altre semplicemente coesistono con noi su una retta parallela dispersa nel piano temporale, altre sono proprio di un'altra dimensione.
Ma sono certa che incontriamo ogni persona per un motivo, più o meno utile che sia.
Alcune persone ci convinciamo di non amare perché ci fa comodo così.
Altre pensiamo di amarle, anche se non le conosciamo nemmeno, solo perché sono capitate lì in quel momento, in un momento cruciale per la definizione di noi stessi. È tenerezza, affetto, ma non è amore.
Alcune persone sono destinare a intrecciarsi come vene, che portano tutte in un unico punto.
Altre sono come le costole, vivono parallele e si incontrano solo se vengono spezzate.
Alcune sono come pioggia sul viso, calme ma persistenti.
Altre come gli acquazzoni estivi, tutta energia e niente controllo.

Ho sempre avuto la mania del controllo, la paura di essere costantemente in ritardo su qualcosa.
Vedevo gli altri trovare la "loro persona", passare gli anni, mentre io, non stavo poi così male nella mia solitudine, perché volevo le cose come le volevo io. Perché non mi accontentavo e non passavo sopra a niente che mi facesse stare male.
"Io vent'anni non li ho e non riuscirò mai più a dire ti amo" da canzoncina di un gruppo più o meno serio è passata ad avere un senso.
Ma se prima mi chiedevo cosa avessi di così sbagliato, del perché le persone andavano e venivano nella mia vita, se cercavo di essere migliore per qualcuno, adesso non mi interessa proprio per niente.
Sono io, sono così, prendere o lasciare.
Perché aspettare in eterno che succeda qualcosa può portare solo a una vita vuota che come unico traguardo avrebbe un attacco di morte.
Così come incontriamo le persone per un motivo preciso, così le cose accadono per un motivo preciso.
E la legge di Murphy è una grandissima stronzata. Se c'è qualcosa che può andare storto ed è certo che lo farà è solo perché quello che stavi pianificando non è nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che ti aspetta.
Basta solo cambiare punto di vista. 
La vita non è un continuo "mai una gioia", ci mettiamo noi in quella condizione, perché guardiamo e non vediamo. Pensiamo e non parliamo.
Proviamo emozioni e facciamo contaminare ogni sentimento da tutto lo schifo che possiamo proiettarci sopra.

Volevo una vita tranquilla, un lavoro stabile, una casa, un futuro pianificato, funerale compreso, con tanto di piano A e piano D. Cercavo in tutti i modi a legarmi a posti e persone che non mi appartenevano, erano solo di passaggio, pensando che fossero fondamentali per la mia felicità.
Ma non c'è persona che possa portare la pace se dentro di te sei un casino ambulante.
Non puoi lamentarti se non puoi volare se ti leghi pietre che ti tengono a terra.

L'universo è un posto magnifico, basti solo pensare alle stelle e alla Luna.
La solitudine, non è altro che un modo che l'universo ha per dirti che sei un casino e che è ora che ti dia una sistemata prima di conquistare. Cose, persone o obiettivi, non è importante.
I legami vengono creati da chi ha trovato il suo porto nell'universo.
Chi ancora non ce l'ha, non può spiccare in volo e come succede ai corvi dei vecchi marinai, se non si trova terra stabile, tornare indietro.


Alla fine, io e te siamo diventate una costellazione, proprio come volevo. Come il quadro che ho fatto e che nessuno ha mai visto.
Ci siamo trovate nello stesso pezzo di cielo in un determinato periodo dell'anno.
Ma siamo lontane centinaia di migliaia di anni luce l'una dall'altra.
Visibili insieme, ma solo da qui.

È tutto qui.
C'è chi alla pace ineriore ci arriva con percorsi e chi, ha solo bisogno di infilare le dita in una 220 e rimanere fulminato.