L'autunno è sempre stata la mia stagione preferita.
La transizione, il cambiamento reale, quello che non tutti vedono, non tutti accettano.
Un po' come questa casa, che non avevo mai sentito casa mia fino a quando non mi sono trasferita fuori.
Il giardino, quello lo adoravo. Passavo ogni pomeriggio in giardino. Ho piantato rose, di ogni varietà, in ogni punto.
Curavo l'ulivo, i susini, i melograni, sopratutto il corbezzolo.
Il corbezzolo era il mio albero preferito.
L'unico che desse frutti per tutto l'autunno.
Tutti conoscono il melograno, l'ulivo.
Ma se chiedi a chiunque "lo conosci il corbezzolo?" ti guardano strano, come se gli avessi chiesto qualcosa su un capezzolo. Qualcosa del genere.
Mangiavo i frutti con costanza, facendo a gara con i fuchi, di chi ne mangiasse di più.
Però non mi sono mai sentita a casa.
Eppure, ora, è l'unico posto, anche se a casa non c'è nessuno e ogni cosa è coperta da lenzuoli bianchi.
L'unica cosa che è rimasta, sono le rose.
Crescono anche se non c'è nessumo che si prende cura di loro, ma non sono splendide come quando non erano sole.
mercoledì 25 ottobre 2017
Rose
lunedì 23 ottobre 2017
Auto Distruzione
È vero che posso sopportare la solitudine, posso conviverci, ma qiesto non vuole dire che la solitudine non finisca per logorarmi, e poi uccidermi.
Forse è proprio vero che sono un gattino bagnato di merda.
Il dolore, non lo sopporto. Non so gestirlo. Finisco per autodistruggermi ogni volta, anche se questo è contro ogni logica.
Anestetizzare il dolore è bene. Disinfettarlo con l'alcol è meglio. Fino a che non rimane nient'altro.
Ho sempre avuto l'età sbagliata per ogni cosa.
Troppo piccola, troppo giovane, troppo inesperta.
Troppo grande, troppo matura, troppo.
Riuscirò mai ad essere giusta?
Non credo.
E non credo che me ne freghi qualcosa.
Del whiskey mi è sempre piaciuta la ciliegina che mettevano in mezzo, quella sciroppata.
Rende il whiskey più sopportabile, meno aggressivo.
Ti artiglia la gola, l'anima, ma quella ciliegina è capace di riportarti alla normale percezione delle cose.
È finita.
Le parole di consalazione non serviranno a niente, non cancelleranno la fine.
Non cancelleranno un bel niente.
Anestetizzare il corpo, non serve niente, quando è la testa che scoppia.
Per anestetizzare l'anima... Non so nemmeno cosa ci voglia.
È finita.
E non c'è un gran cazzo che io possa farci.
E lei... Lei ora è così lontana da non vederla nemmeno. Così vicina da sentirne ancora l'odore sulla pelle.
È il grande carro che ha sulla pancia, l'arcipelago nei suoi occhi, la luna sul seno destro. Fisica, tuttavia inavvicinabile come un'idea astratta.
La sconfitta ha il sapore alcolico del Buffalo invecchiato e arancia.
Ha l'odore di bruciato. Anche se di bruciare ogni disegno, ogni tela, non ne ho avuto ancora cuore.
La solitudine non è altro che una condanna per chi non sa stare nemmeno con se stesso.
domenica 22 ottobre 2017
Scotch & Arancia
La verità viene con lo scotch. Quel liquido torbato, tobido che ha la capacità di rendere ogni cosa più chiara.
È un attimo che differenzia il prima e il dopo, che rompe l'equilibrio. È strano, perché un cambiamento così drastico, è logico che succeda in un tempo più prolungato, eppure dura solo un battito di ciglia. Molte volte non te ne accorgi nemmeno.
Un momento sei al centro dell'universo, un attimo dopo dei nel centro di un ciclone, e non sai nemmeno come ci sei finito.
Vuoi che quell'abbraccio duri un eternità, forse è davvero così, ma come per tutte le cose belle dura troppo poco.
La distanza che finalmente non sentivi più, si fa sentire di nuovo.
Violenta come un naso rotto.
Niente è più come prima.
Mi manca la spensieratezza dei primi tempi, gli occhi, le tue mani.
Siamo due onde sfasate, chissà se ci incontreremo mai.
Eppure non voglio perdere neanche un attimo con lei.
Anche se potrei perdermi e non riuscire a trovare l'equilibrio.
Odio le cose che non capisco, proprio perché non le capisco. Perché sembro avvicinarmi alla soluzione e questa sembra sfuggirmi sempre dalle mani.
Il silenzio mi uccide.
Non riesco ad avere un on-off che mi permette di spegnere il cervello e non pensare a niente.
Forse non sono ciò di cui lei ha bisogno ora, proprio perché non la capisco.
Eppure i suoi abbracci mi confondono.
Il suo essere calda e poi fredda, imprevedibile nemmeno con la teoria delle probabilità.
Mi sento persa, seppur stando seduta al bancone del bar.
Il tempo scorre, inesorabile. È l'impotenza davanti a una situazione quello che temo di più, proprio perché non lo posso controllare.
Entropia
Per le persone che tendono all'essere abitudinarie, i cambi di scena non vanno proprio a genio.
A dire il vero non ci va mai bene un cazzo.
Quando cerchiamo pace, non la cerchiamo nei sentimenti, nelle parole, mutabili, effimere, stupide, superflue, incomprensibili.
Ci perderemmo.
Non cerchiamo pace nell'arte, perché l'arte non è altro che il risultato del dolore.
Cerchiamo pace nelle equazioni immutabili, nei numeri, nella fisica.
L'idea di aprire gli occhi, ancora immerso nel torpore del sonno, e sentire la coscienza di un qualcosa di diverso che mina il tuo equilibrio, è insopportabile. Sopratutto quando, questa variabile non dipende in nessun modo dal tuo sistema.
Entropia, non è altro che una parola inventata da persone maniache dell'ordine per dare un "grado al disordine".
Il problema non è la fisica in sé. Se tutto potesse essere regolato dalla fisica, il mondo sarebbe un posto preciso e perfetto.
Nemmeno la dimostrazione della teoria delle stringhe può competere con la complessità del groviglio emotivo dell'essere umano.
Una relazione, qualunque essa sia, non sarà mai regolata dall'equazione di Schrodinger, l'amore non sarà mai paragonabile da quella di Dirac.
In un sistema perfetto, una perturbazione proveniente dall'esterno di un sistema chiuso, non ne modificherà mai la struttura.
Tuttavia, se fosse proprio vero-vero, perché mi troverei a mettere in discussione l'esistenza del sistema stesso?
giovedì 19 ottobre 2017
Orinidi
È da sfigati trovarsi a scrivere a casa.
È ancora più da sfigati avere la compagnia di una zucca intagliata e lasciata accesa, nell'attesa di Halloween.
Ma non è poi così male essere sfigati.
I pic nic insonni arrangiati sul balcone.
Sigaretta fumante, un bicchiere di vino, le comete che potrebbero passare da un momento all'altro.
Il tempismo, quello è davvero da sfigati.
E fortunatamente per me, non posso definirmi sfigata anche in quel campo.
È divertente come tutta la rabbia e la tristezza della giornata si sia condensata in una canzone tremendamente triste, ed un sorriso ebete stampato sulla faccia.
Tornando al tempismo, credo che sia la parola giusta per oggi, quello non è proprio il mio forte.
Il mondo cambia, ma io rimango indietro. Con i vecchi orari, i vecchi giorni, continuamente fuori fase.
Forse non è ancora tempo.
Ma la pazienza non è il mio forte.
Come per Ottobre. Forse, ancora non è arrivato il tempo per l'inverno.
Come per lei, che non importa quanto la voglia adesso, non è tempo che sia qui.
Sarebbe davvero da sfigati voler vedere le Orinidi, per poi guardare un cielo rosa di caligine.
Quel rosa che mi ricorda tanto le prime nevicate nel bosco.
Una volta tanto, la pace interiore, ha anticipato la neve.
mercoledì 18 ottobre 2017
Venerdì
Si fuma quando si è fottutamente felici o schifosamente tristi.
Ed essere schifosanente tristi fa schifo.
Essere fottutamente felici, poi schifosamente tristi tutto d'un colpo fa ancora più schifo.
Perché passi dal vedere il mondo in un certo modo, per poi, sentirti come un cazzotto nello stomaco, seguito da un senso di stupidità.
Ti senti un idiota assurdo.
Inizi a mettere in discussione ogni azione, ogni parola per vedere se sia il risultato di quello che il tuo cuore voleva sentirsi dire, o effettivamente la verità.
Forse ti ci senti anche, un giocattolino. Stupido, ingenuo giocattolino.
Ti consoli con un: ci dovrà pur essere un po' di verità, no?
Ti dispiace vederla così, come se fosse colpa tua, apprezzi la verità, ma la verità è che vorresti sparire ogni volta.
Perché fa male sentirlo, fa male vedere una forma di pietá nei suoi occhi che distrugge.
Distruggeresti tutto ciò che ti capiti a tiro, solo per sentirti un po' più intera.
Perché il nervoso, la rabbia, si scioglie ogni volta che la vedi arrivare. E ti senti persa, perché dimentichi ogni cosa.
Anche se sai, ma cerchi di non pensarci che lei non sarà mai tua. Anche se non è quello che vorresti veramente, non la vuoi solo per metterle un'etichetta di proprietà, per vantartene con il mondo intero.
Vorresti solo lei, con la pancia perennemente scoperta e gli occhi grandi.
domenica 15 ottobre 2017
Mani fredde
Mi è sempre piaciuto il contatto delle mani fredde sulla pelle. Quasi a tutti quelli che conosco, una mano fredda sulla schiena è equivalente ad un attentato alla vita.
Un po' lo è. È la stessa sensazione del cadere nel vuoto durante il sonno. Ti sveglia da un torpore, ricordandoti di respirare e cercare di essere un po' più vivo.
Sveglia i sensi, le terminazioni nervose.
Un po' come baciarla. Ti ricorda che infondo, respirare, non fa così schifo. Sopratutto se quello che respiri è il profumo dolce che ha nell'incavo del collo.
Dolce, come la sua carne, da mordere.
Dolce come quando fa la finta arrabbiata, riuscendo a farmi sentire in colpa, una volta tanto che sono innocente.
Potrebbe conquistare il mondo con solo gli occhi.
Con gli arcipelaghi di pagliuzze dorate negli occhi, proiettati chissà dove, luminosi come il sole estivo.
Perché mentre i poeti sfigati e cagasotto osservavano la Beatrice di turno da lontano, i poeti felici annegavano tra matasse di capelli come spighe di grano, indomiti.
La parte che differenzia i cagasotto da quelli felici è l'aspettativa del futuro e la capacità di fottersene e riuscire ad ancorarsi almeno per un po' al presente.
Perché lasciatevelo dire: ogni volta che il presente sorride, io mi sento un po' più viva-viva.
mercoledì 11 ottobre 2017
Caffè
Il gesto universale, che vuole mostrare il desiderio di solitudine, di non essere disturbati, è l'avere le cuffie nelle orecchie. Ignorare il mondo circostante perché il proprio mondo interiore richiede maggiore attenzione.
Sono molto intransigente sullo spazio personale, ci penso due volte prima di entrare in quello altrui, anche se abbiamo una certa confidenza. Allo stesso modo non voglio che nessuno invada il mio.
Il mio modo di essere gentile con le persone, non deve essere frainteso in nessun altro modo. Perché se per la testa, ho tutt'altro, non voglio avere distrazioni.
Può essere un pensiero stupido, una cosa bella che mi è accaduta durante la giornata, che non voglio condividere con il mondo. Perché voglio cullarla nella mia testa ancora un po'.
Come il suo sguardo distratto mentre nuota. La sua schiena guizzare sotto il pelo dell'acqua, con eleganza e potenza unica. Gli occhi sorpresi appena mi vede. Luminosi, come la prima volta che l'ho guardata negli occhi da dietro un bombolone fuori orario, in un momento totalmente a caso.
La sua irrequietezza che potrei guardare per ore, tenera. Anche se credo di essere, con un po' di presunzione, una delle poche persone a cui riserva il suo lato tenero.
Perciò non mi interessano caffè, inviti o confidenze che non voglio dare. Non mi interessa nessuno, perché non c'è proprio paragone.
Vuoi paragonare un fuoco vivo a una lampadina?
lunedì 9 ottobre 2017
Sete
La Regina Vergine, la regina amata dal popolo, la regina rivoluzionaria. La regina che morì sola, senza conoscere mai l'amore in nessuna sua forma: la Regina Elisabeth I Tudor.
Da quello che è stata, non la regina, ma la donna, ho imparato solo una cosa: che chi abbiamo di fronte ci ama per un motivo, non per amore quello innocente e puro, che probabilmente non è altro che una perfida invenzione di persone vuote, come me, per avere un obiettivo, il nirvana dei sensi, per placare il vuoto.
Mentre finivo di sporcare la tela con il colore, mi sono chiesta, cosa ne avrei fatto di quei quadri, una volta che se ne fosse andata.
Ho avuto l'impulso di prendere ogni cosa e scaraventarla dal balcone. Ma non l'ho fatto. Aspetterò che se li porti via un dannato incedio o prima o poi li dimenticherò in fondo ad un armadio.
Qualcuno, secondo me, nasce con qualcosa in meno di tutti gli altri: sono i sensibili.
È il vuoto che li differenzia. Quella costante sete e quella costante sensazione di perdere tempo della propria vita.
Quelli che a un certo punto, dopo essersi fatti male, si sono sentiti incompresi dall'universo, si sono chiusi in se stessi. Si sono persi nella solitudine imposta, perché nessuno potrà farti male da lontano.
È la leggerezza il segreto, mi hanno detto. Bisogna prendere tutto alla leggera, lasciarsi scivolare tutto.
Ma se questo portasse ad un vuoto maggiore?
Meglio lasciare straziarsi il cuore, vivendo ogni minima emozione, cercando di placare la sete, o imparare a convivere con la sete?
Forse per questo, che i migliori libri, le migliori poesie, sono state scritte da amori non corrisposti, da alcolizzati, drogati. È il tormento che crea l'arte.
Dalla quiete, impariamo così poco.
domenica 8 ottobre 2017
Incendio
Ho sempre odiato le cornici. Nella mia testa sono sempre state un qualcosa di totalmente inutile, superfluo.
Una bella cornice, renderà il tuo quadro meno emotivo. Ti distrarrá dai partolari di una foto. Proteggerà la tua foto o il tuo quadro dalla polvere o dal sole certo, ma ne vale davvero la pena?
Secondo me non ne è mai valsa la pena. L'arte deve trasmetterti qualcosa, non deve essere bella esteticamente, non deve rimanere per sempre.
È questa sottile differenza che non capivo quando ero più piccola, non capivo niente di ciò che era l'arte moderna. A dire il vero non la capisco nemmeno adesso, ma la sento.
L'arte moderna è come una relazione, non ha bisogno di una cornice, che delimiti e alteri l'opera, solo per farla durare di più.
Quanti quadri sono stati persi in incendi e guerre? Quante cornici sono riuscite a salvarli? Nessuna.
Eppure le persone pretendono di incorniciare qualunque cosa.
Anche le cose davvero belle.
Serio, blu, romanticismo, classicismo, cubismo, occasionale, astrattismo, monogamo.
È tanto difficile lasciare andare il corso delle cose?
Niente è per sempre.
E anche se è per un tempo limitato, è così difficile lasciarti amare, nel modo più banale ed ingenuo?
Almeno fino al prossimo incendio.
mercoledì 4 ottobre 2017
Monsoni
Sono da sempre ala ricerca di qualcosa. Assetata di cambiamento, emozioni intense tanto da stordire la coscienza.
Ho trovato la quiete in una cazzo di tempesta tropicale.
Mi è sempre piaciuta la pioggia.
Anche se non ho mai saputo come gestirli, anche se ci avevo provato, ma erano scroscioni estivi, erano finiti ancora prima di rendermi conto del loro inizio.
Con un uragano invece...non avevo bisogno di capirlo. Bastava che ci fosse a bagnarmi la faccia.
Solo una stupido vorrebbe ingabbiare la natura.
Un uragano non ha nemmeno idea della tua esistenza.
Potrebbe piovere per giorni o settimane, per poi uscire il sole.
Imprevedibile.
Bastava l'angolino di pace all'angolo del suo sorriso.
Eppure, siamo simili. Nel dolore ci chiudiamo in noi stessi.
Mi perdo nel buio della mia testa, nel silenzio.
So che anche i Monsoni prima o poi finiscono.
L'importante per ora è rimanere sotto la pioggia per uno stupido balletto diretto da Tarantino.
martedì 3 ottobre 2017
John Collins
And here we are
Una vuota minaccia si è rivelata verità. Il "se andrà così, questa è l'ultima volta che mi vedi". È quasi andata così. Non è stata l'ultima, ma quasi.
Il sesto senso, lo diceva: tienila stretta sta notte. Ma come sempre nulla va come vorrei che vada. Come il silenzio imposto, che rispetto perché va rispettato.
Infondo non sono altro che contorno.
I contorni non possono avere pretese, né ne vogliono avere.
È una di quelle giornate del cazzo, che non si capisce se piove o ci sarà il sole, il cielo avvolto nel bianco malato. Ma è troppo caldo per essere inverno.
Come vorrei sentire la pioggia sulla faccia, come ogni autunno. Correre sulla spiaggia a piedi nudi, sentire il freddo dell'acqua sui piedi. Vederla ridere, in un egoistico desiderio, che forse non la farebbe nemmeno ridere.
È terribile come possa sembrare infinito il cielo completamente bianco, a contatto con il mare, innaturalmente trasparente. Vuoto.
lunedì 2 ottobre 2017
Galileo
Ultimamente capita di scrivere tanto, per motivi più svariati, che poi non è vero, il motivo gira e rigira è sempre quello: fare chiarezza, mettere in ordine lettere in parole e parole in frasi più o meno connesse.
Mi aiuta a relazionarmi al resto del mondo, quando c'è qualcosa che mi turba: uno stato d'animo per esempio.
Sto imparando a gestire le emozioni, con razionalità, solo adesso.
Mi ritrovo a gestire cose che non conosco, e di cui prima mi importava molto il relativo, che lasciavo arrivare, attraversarmi, bruciare in un secondo e andare via, senza concentrarmi seriamente su quello che la fiamma aveva lasciato o portato via.
Lei è come l'acqua: non brucia, non distrugge, ma se non stai attento potresti affogare. In silenzio erode e modifica, con la sola presenza.
Per questo voglio esserci, proteggerla, anche se non ne avrebbe bisogno. Farle brillare gli occhi come quando fa le linguacce o ride perché mi sorprende a guardarla con la faccia ebete.
Nella fossetta di quel sorriso, c'è l'angolino dove l'universo brucia di reazioni nucleari, ma nel silenzio del vuoto cosmico, in armonia con l'infinito.
Persino il bisogno istintivo di fare ordine nel caos delle reazioni chimiche del mio cervello, è ormai frivolo. Perché con lei il caos è il disegno della bellezza assoluta: dei dettagli del quadro finale. Solo perché non siamo capaci di descrivere l'equazione del caos, questo non vuol dire che dobbiamo ordinarlo secondo leggi che non gli appartengono.
Bisogna armarsi di pazienza e osservare, come un Galileo che d'un tratto, mosso da un precoce nichilismo, ci ha scardinato dal centro dell'universo, per fare posto a qualcosa di più luminoso: il Sole.
domenica 1 ottobre 2017
Midazolam
La solitudine è lo specchio di ogni emozione, quando sei solo, con un bicchiere di vino in una mano, una sigaretta in bocca. Il fumo va negli occhi, facendoli lacrimare, avvolgendo i pensieri in spire inconsistenti.
Il silenzio è pesante, come un macigno, irremovibile.
Con esso i pensieri, escono come animali notturni, fermandosi all'altezza della gola in una stretta di ferro e sale.
Nel caos è facile perdersi, lasciare che le percezioni ci sfiorino, ma non ci entrino sotto pelle. Nel buio del silenzio, dove nemmeno le stelle brillano più, come una deprivazione sensoriale, ne è l'estatto contrario. Rimani fermo, immobile in un buio coatto, mentre paura, pensieri, emozioni ti trafiggono ogni parte del corpo, entrandoti in circolo, fino al cervello, fino al cuore.
Come il midazolam, ti costringe ad assistere inerte, al tuo destino, spesso deciso da altri.
Ma infondo, tutti gli esseri viventi, muiono da soli.
Morte apparente o vera che sia.
Non è vero che rilasciamo ogni giorno che apriamo gli occhi?
Anche se questi occhi, sono pieni di fumo, di cui ci riempiamo i polmoni, per sentirci almeno un po' meno vuoti e tristi.