domenica 15 ottobre 2017

Mani fredde

Mi è sempre piaciuto il contatto delle mani fredde sulla pelle. Quasi a tutti quelli che conosco, una mano fredda sulla schiena è equivalente ad un attentato alla vita.
Un po' lo è. È la stessa sensazione del cadere nel vuoto durante il sonno. Ti sveglia da un torpore, ricordandoti di respirare e cercare di essere un po' più vivo.
Sveglia i sensi, le terminazioni nervose.
Un po' come baciarla. Ti ricorda che infondo, respirare, non fa così schifo. Sopratutto se quello che respiri è il profumo dolce che ha nell'incavo del collo.
Dolce, come la sua carne, da mordere.
Dolce come quando fa la finta arrabbiata, riuscendo a farmi sentire in colpa, una volta tanto che sono innocente.
Potrebbe conquistare il mondo con solo gli occhi.
Con gli arcipelaghi di pagliuzze dorate negli occhi, proiettati chissà dove, luminosi come il sole estivo.
Perché mentre i poeti sfigati e cagasotto osservavano la Beatrice di turno da lontano, i poeti felici annegavano tra matasse di capelli come spighe di grano, indomiti.
La parte che differenzia i cagasotto da quelli felici è l'aspettativa del futuro e la capacità di fottersene e riuscire ad ancorarsi almeno per un po' al presente.

Perché lasciatevelo dire: ogni volta che il presente sorride, io mi sento un po' più viva-viva.

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