martedì 21 luglio 2020

Figli

A vent'anni nessuno si preoccupa delle conseguenze delle proprie azioni, si vive in un mondo scandito solo dal presente, mentre il passato è troppo recente per essere considerato un insegnamento ed il futuro è troppo astratto.
Accadono momenti, come fulmini a ciel sereno che illuminano il buio del tempo che stiamo percorrendo, facendoci rendere conto di dove siamo e molte volte facendoci vedere a noi stessi per la prima volta. 
Sono sempre stata una persona pragmatica, impegnata a pensare al fine piuttosto che dei mezzi. 
Per scelta, dettata da esperienza e idealismo mi sono sempre opposta all'idea della maternità, sia come costrutto sociale che come semplice realizzazione egoistica dell'individuo che gioca ad essere dio nell'unico modo che conosce. 
Il concetto di dover fare qualcosa perché tutti si aspettano quello da te, perché una tua scelta potrebbe influire sull'andamento di una relazione, mi ha sempre impaurito, ma in modo rabbioso. 
Una reazione di pancia piuttosto che di testa. 
Eppure oggi, mentre mi dicevano al telefono, in una giornata come un altra, che il mio corpo non stava bene come pensavo, che effettivamente avevo una parte fisica di me rotta, come spesso pensavo essere solo la mia mente, mi ha estraniato da tutte le mie convinzioni. 
Una scelta può essere fatta se si hanno delle opzioni, altrimenti diventa un'imposizione. 
Imposizione che ho sempre cercato di evitare in tutti i modi ma che in qualche modo mi perseguita. 
A vent'anni puoi sentirti dire che ti sei rotto una gamba, che hai delle costole incrinate, risultati di mattate o sfortunate coincidenze. Ma non puoi sentirti dire di questo passo, è molto improbabile che in futuro lei possa avere figli. 
Parole pesanti che minano una femminilità già minata in partenza. 
A volte andare controcorrente non serve davvero ad un cazzo. 
Che sia per idealogia personale o solamente per protesta. 
Perché non sempre la scelta è un lusso che ti puoi permettere.