martedì 22 ottobre 2019

Proibito

È incredibile come riusciamo a venir condizionati dalla nostra stessa mente. Un momento è un pensiero stupido passato nei meandri del cervello per puro caso. 
Un attimo dopo prende forma e cresce, cresce fino a diventare ingombrante e impossibile da ignorare. 
A quel punto puoi ignorare l'idea oppure assecondarla. 
Prendendoti il rischio che quello che stai facendo non sia solo il risultato di un castello di carte. 
Ti avvicini all'idea, un po' di soppiatto, senza quasi respirare. Soppesando te stesso e le tue decisioni su una bilancia invisibile della moralità.
Per pochissimo potrebbe vincere la logica. 
Eppure per la prima volta in forse anni, senti smuovere nello stomaco qualcosa che assomiglia vagamente alle farfalle. 
Senti la mente ovattata e leggera di quando bevi vino e fumi erba, sei felice. 
Metti a tacere la logica, il buon senso e il ritegno. 
Mostri più di quello che mostreresti normalmente solo per vedere un segno di vita, per rassicurarti in modo infantile che quello che stai pensando non è solo frutto della tua immaginazione. 
E stranamente i segnali di vita ci sono. 
Ma ad un tratto non sai più come comunicare o come leggere. 
E ti senti un animale in preda ai più bassi istinti. 
E ti senti soffocare perché non sai più come respirare, con il corpo e la mente troppo presi da quelle maledette mani che vorresti ovunque mentre la bocca vaga, alla ricerca di ossigeno e di labbra al sapore di vino. 

domenica 28 luglio 2019

Insoddisfazione

Inizi ad essere depresso quando cominci a renderti conto di quanto su sia socialmente inadatto e di quanto la società in cui vivi faccia schifo.
Attenzione non è una critica alla società, forse un po' lo è, ma è una critica soprattutto alla nostra persona.
Se ti senti socialmente inadeguato, piccolo e tremendamente stupido da non capire determinate dinamiche che esistoni nel mondo, da li a poco comincerai ad avere il pensiero ricorrente di non essere felice, ma nemmeno triste.
Forse siamo al mondo per essere insoddisfatti.
Aspiriamo alle stelle, lo spazio, l'universo, pensiamo in grande.
Ma poi torniamo a tutti i giorni, dove potresti sparire dalla faccia della terra e se accorgerebbero in pochi.
Sei solo un ingranaggio, dell'orologio analogico, montato sulla parete di una centrale nucleare.
Non conti un cazzo da quanto sei piccolo e stronzo.
Arrivi alla rassegnazione quando hai provato a dare voce a te stesso, a rendere il mondo un posto migliore.
Eppure, capisci che ci vorrebbe un cataclisma ler sconvolgere le dinamiche sociali.
Semplicemente per capire le regole, le cose non dette, o sotterfugi, le choacchere circostanziali.
Vedere le persone limpide e pulite.
Ci vorrebbe qualcosa che sconvolgesse tutta la proiezione che ha la tua mente della tua vita.
Potresti adattarti, non è forse la selezione naturale!? Ma essere infelice e stronzo
Oppure morire, ma rimanendo insoddisfatto.
È meglio il dubbio dell'insoddisfazione o la sicurezza di essere miserabile?

venerdì 12 luglio 2019

Fumo


Le interazioni sociali non sono mai state il mio forte. Mi trovavo meglio con qualcosa che potevo smontare o di cui potevo capire il funzionamento. L'essere umano invece è fottutamente complesso ed illogico sotto ogni aspetto.
È tutta una grandissima parata di maschere, dove ognuno si sente libero di essere il protagonista di una storia di contorno.
L'animale sociale è quello che in branco si sente più forte, sconfitto invece di fronte al proprio riflesso nello specchio. Solo con sé stesso, destinato a vedersi infinite volte dentro i propri occhi.
Il secreto è che in branco puoi fingere senza che nessuno se ne accorga. Puoi indossare qualunque volto ed essere sempre credibile ad un altro paio di occhi.
Scrutare dentro se stessi, senza scendere a compromessi, richiede vedere la propria anima, i propri errori, le proprie paure, il vero volto dietro alla facciata.
Quando riesci a fare i conti con te stesso e mostrare i tuoi occhi al branco, puoi essere più di quello che il branco pensava che fossi.
Non esiste anima capace di essere salvata da un'altra anima. Tanto vale salvarsi da soli.
Il branco sopravvive, nel momento in cui rinunci alla tua individualità come persona ed entri a far parte di un ingranaggio più grande, più potente forse, ma anche estremamente fragile.
La solitudine è la migliore cosa che potresti mai imparare su te stesso.
Il miglior modo di vedere gli altri per quello che sono a contatto con le proprie paure.
È il miglior mondo per non essere relegato a comparsa in una storia davvero fighissima.

mercoledì 29 maggio 2019

Buco

Tutti vogliono tutto ciò che non possono avere.
Le nostre mancanze ci definiscono molto più di quanto possa definirci quello che abbiamo o quello che siamo la mattina davanti allo specchio.
Le mancanze hanno la stessa frequenza degli ultrasuoni. Puoi coprirle quanto ti pare, urlare e dimanticartene, ma alla fine ti faranno venire mal di testa.
Potrebbero farti impazzire addirittura.
Scavano.
Scavano nelle ossa, come farebbe l'acqua, che dopo anni e anni trova sempre una via per farsi strada, creando un vuoto sempre più grande, sempre più profondo.
Più o meno fino a quando dentro quel vuoto, non ci cadi anche tu.
Siamo mendicanti di affetti, di emozioni. Di etichette, di traguardi.
Eppure, quando ce le abbiamo davanti non si sa come, riusciamo a mandare a troie ogni cosa.
Eterni equilibristi tra rimpianti e rimorsi.
O suicidi, che hanno paura dell'altezza e si buttano di testa nell'abnegazione pur di non essere feriti.
Becchini che si scavano la fossa da soli, con l'abito buono.
Eppure, manteniamo relazioni tossiche e scegliamo manichini per colmare il vuoto.
Surrogato di amore.
Persone a breve scadenza.
Ti stampi un sorriso in faccia e mandi giù.
Anche se sai che quello che stai masticando non è lontanamente quello che dovrebbe.
Ma ti accontenti.
Fino a che preferisci digiunare, piuttosto che prenderti per il culo da solo, vederti la faccia distorta in una paresi da effetti speciali.
Preferisci tenerti il muso duro. Quello che spaventa, che indispone.
Pazienza, almeno è sincero.
E ti accorgi che nemmeno la sincerità ripaga.
Il buco continua ad essere lì, se il buio potesse ridere, starebbe ridendo di te.
Ti fermi.
Pensi che forse, alla fine è colpa tua. Ti sforzi troppo o troppo poco, non l'hai mai ben capito.
Il risultato non cambia.
Lasci cadere anche le ultime velleità.
Cominci a convivere con gli scarafaggi che hai nel cervello, la solitudine non è poi così male.
Le interazioni sociali, solo convenevoli.
Le persone le guardi con quello sguardo diffidente.
Da chi arriverà la pugnalata alle spalle?
Cesare è stato ucciso dallo stesso figlio, perché dovremmo fidarci del prossimo?
Magari ti diranno, un giorno, che sei pazzo completamento andato, finito, che sei cascato tempo fa. Che ci sei rimasto e che ora stai delirando, perché nessuno ottiene mai ciò che vuole. Ma non ottiene nemmeno ciò che merita.
Le cose del genere accadono a caso.
Accadono, se la fortuna decide che le stai simpatico.
Per un allineamento planetario o una congiunzione astrale riesci a far cadere persino la diffidenza con una persona, capitata lì per caso.
Una di quelle persone che non sceglieresti mai dal mazzo, ma che profuma di buono.
Con cui non avresti niente da spartire, ma con la quale non riesci mai a stare zitta.
Una cosa di pelle.

Ma potrebbe una persona del genere buttarsi nel buco con te, per vedere se in due ci si sta sdraiati?

lunedì 27 maggio 2019

Specchi

Il tempo uggioso e la tristezza stanno sul cazzo a qualsiasi persona a cui lo chiedi.
Una di quelle domande senza senso che si fanno quando il tuo cervello è su una lunghezza d'onda diamentrialmente opposta al corso della discussione.
Quasi tutti ti fissano con quegli occhi straniti, quegli occhi vitrei di un coniglio che è appena stato accoppato a tradimento.
Poi ci pensano e ti dicono che è ovvio. A nessuno piace il dubbio, l'indecisione.
Un attimo prima è freddo, poi caldo, poi umido, poi di nuovo freddo. Piove e non piove.
Ombrello sì, ma poi dove cazzo lo metti?
Allora ti bagni sotto uno scroscione improvviso.
Sembra che tutto nella tua vita non vada poi così male ma poi vedi il cielo grigio e tutti i tuoi problemi, tutti i tuoi scarafaggi nel cervello diventano enormi, come in un gioco degli specchi deformi.
Siamo una generazione di bagnini emotivi, che vivono scrutando il cielo e temendo la pioggia.

Romantici disillusi, che hanno paura di bagnarsi, sentirsi allo scoperto, di venire tanati dalle nostre piccole paranoie, dalle nostre paure.

In pochi camminano sotto il cielo grigio che scruta dall'alto gli incoscienti.
In pochi si lasciano attraversare dalla pioggia e dalla malinconia nelle ossa.
Dove ogni cosa è deforme, sterile e fredda.
Quasi nessuno conosce la sensazione di vedere finalmente la luce alla fine di quella stanza dagli specchi rotti.
Il calore di attraversare la soglia di casa e infilarsi in quel calore familiare

giovedì 23 maggio 2019

Bruciare


Trovare il momento esatto, dove tutto aveva preso una piega cosiì terribilmente sbagliata era impossibile.
È una di quelle cose che ti accadono senza che tu te ne possa accorgere. Arrivano di soppiatto mentre ti stai lavando i denti, evitando il tuo stesso sguardo nello specchio. Non vuoi vederti negli occhi, perché anche se non è ancora successo sai che succederà.
Arriva mentre te ne stai a mollo nella vasca con canzoni che non appartengono alla tua generazione, ma che in qualche modo senti tue, mentre pensi che forse, solo forse, sarebbe davvero semplice aprirsi le vene in quell’istante. Morire, così senza una ragione precisa, un po’ come vivere senza sapere bene il proprio posto nel mondo. Mentre il tempo scorre, mentre a ventidue anni nemmeno compiuti, ti senti già con un piede e mezzo nella fossa. La fame di aria, fame di emozioni, fame di adrenalina.
Forse siamo solo bulimici della vita: mangiamo fino a stare male, per poi vomitare tutto rovinandolo.
Vogliamo qualcosa che forse nemmeno ci appartiene dicendoci la più grande bugia di sempre posso cambiare. Le persone cambiano solo una volta nella vita: quando muoiono.
Siamo esseri umani che si trovano nel mezzo delle epoche.
Violentati da continui stimoli, continui traguardi imposti da altri. Siamo un branco disfunzionale, dove tutti pensano di essere degli alfa e nessuno vuole fare lo sfigato.
Eppure non c’è alfa. Siamo solo dei coglioni che brancolano nel buio dell’indecisione perenne e dei dubbi, affamati di conferme con cui nemmeno potremmo pulirci il culo.
Molti dicono che potrebbe andare peggio. Effettivamente potrebbe.
Potresti dare retta agli scarafaggi nella tua testa e farla davvero finita.
Potresti vivere una vita mediocre basata su scelte altrui, senza respirare davvero.
Potresti trovare la felicità e venire bruciato dal troppo amore.
O venir indurito dall’indifferanza.
Il risultato non cambia.
Siamo persone che vedono mille sfacettature di milioni di colori, ma nella vita prestiamo attenzione solo al bianco o al nero.
Vogliamo tutto e subito, anche a costo di annaspare, soffocare, bruciare vivi.
Siamo una razza consumista compulsiva, ci stanchiamo persino di noi stessi, delle idee, delle emozioni.
Un esercito di soldati usa e getta.
Amori di una notte e storie lunghe che lasciano lo stesso identico retrogusto di chi si sente felice e fregato.
Alla fine è tutta questione di adattabilità, tutta questione di capire ciò che si è per trovare ciò che si vuole.
Gli opposti si attraggono ma fino a quando uno dei due non viene affogato dall’aspettativa, fino a che entrambi vi guardate con gli occhiali rosa dell’amore. Ci leghiamo più stretti solo per poter bruciare meglio. Dei piccoli kamikaze delle emozioni.
Scimmia vede, scimmia fa.
Ma a conti fatti, torniamo sempre dai nostri simili in cerca di conforto.
Perché anche senza parole, riusciamo a capire molto più di noi stessi semplicemente guardando il prossimo.
Siamo fatti delle stesse pulsioni.
Alla fine tutto si riduce all’eterna lotta tra un amore idealizzato e mai consumato davvero e un orgasmo tirato fuori dalle viscere, con la persona più sbagliata del mondo, sulle note di

And as we wind on down the road
Our shadows taller than our soul.
There walks a lady we all know
Who shines white light and wants to show
How everything still turns to gold.
And if you listen very hard
The tune will come to you at last.
When all are one and one is all
To be a rock and not to roll

martedì 21 maggio 2019

Acqua

È da tutta la vita che vivo proiettata nel mio futuro. Riesco a vedere fino ad un certo punto, ma mi manca un pezzo essenziale, senza il quale non riesco a vedere il disegno per intero. Poi non vedo più niente.
Un po' per questo ho sempre pensato di morire giovane. Di non invecchiare mai.
Mi sento già ora con un piede e mezzo nella fossa.
Sono assetata, affamata di cose da portare a termine prima di tirare le somme. Sempre in perenne ritardo su qualcosa che non vedo.
Ho sempre scritto di muse e amanti, di stati d'animo e paranoie.
Ora, non sto scrivendo di niente e di nessuno.
Non ci sono muse ad ispirarmi.
Non ci sono amanti da poter prendere sul serio.
Mi affosso nel mio stesso passato.
Potrei dire di essermi innamorata di una persona improbabile, ma che ho paura perfino a respirargli vicino. Come se solo un soffio potesse far cadere il castello di vetro che mi sono costruita attorno.
Ho il terrore che il mio futuro, venga scritto guardando il mio passato, facendo deduzioni su cose non mi appartengono più.
Ho forse una crisi mistica.
Forse il mal di vivere.
Forse è la solitudine.
Forse è il sentirsi incompresi agli occhi del mondo, che vuole la donna in un determinato stampo.
Stampo, in cui non mi trovo a mio agio.
È facile definire tutto con un'etichetta quando nemmeno tu sai cosa provi.
Un po' più difficile, articolare un pensiero logico.
Del resto, la logica è l'unica cosa che ho sempre abbracciato, ma che non ho mai seguito.
Basterebbe un salto nel vuoto per acquisire conoscenza.

Del resto, non siamo forse nati pieni di sete di sapere?
Cresciamo andando a tentativi su cose che forse sono scelte sbagliate, ma che alla fine hanno qualcosa di giusto.
Forse di sbagliato è solo il tempismo.
Forse le persone.
Forse viviamo i ricordi come qualcosa di nitido e come teorema, ma che in realtà è del tutto soggettivo, tutto dettato dalle circostanze.
Veniamo attratti da persone ibridi di più ricordi, sperando che facciano passare il male interiore, che possano lenire il dolore.
Le circostanze sono cambiate, il dolore è diverso.
Finiamo di farci più male di quanto potessimo mai meritare.
Tutto per una boccata d'aria. Per un sospiro in una vita passata in apnea.
Una botta di vita, da ormai l'oltretomba.
Eppure ci interstardiamo in persone che ci intimidiscono, ci incuriosiscono ma non abbastanza da avvicinarci.
Sono giuste per noi, eppure così terribilmente errate.

Perciò continuiamo a trattenere il respiro, in attesa di tempi migliori, di qualcuno che ci tiri fuori dalla palude o dell'istinto di sopravvivenza che ci faccia cacciare fuori la testa dall'acqua.

venerdì 3 maggio 2019

Lamie

Potrebbe essere benissimo la giornata del 'mandiamo tutto a troie' eppure è la giornata mondiale della risata.
Risata sì ma isterica.
Potrei iniziaee un discorso sul nulla filosofico solo per andare a parare altro niente, invece oggi scriverò di cose concrete. Come ad esempio 'nessuno riceve mai quello che vuole, ma ciò che si merita.'
Hanno ragione le male lingue su sta storia, dove la protagonista è in piena rivoluzione sessuale al contrario.
Nel senso che si rende conto che in realtà ha importanza quello che la gente proietta su di te.
Che divertirsi sì ma non potrai avere pretese sul resto. Che ciò che fai ti limita come essere umano, mentre ciò che pensi non interessa quasi a nessuno.
Che tutto inizia e finisce in nome dell'amore, sì, ma quello approvato da altri.
Forse gli esseri umani sono dispari e qualche stronzo è destinato a rimanere solo.
Forse le persone che sono state pensate per noi, le scartiamo a priori perché siamo stronzi.
Forse siamo stati pensati come individui finiti e siamo noi a crearci il complesso dell'incompletezza.
Forse alcuni non sono poi nemmeno così interi ed hanno bisogno di eterni tappabuchi per sentirsi persone migliori.
Al momento non me ne frega un cazzo, perché voglio sentirmi al di sopra del vivo.
Prima pensavo che per sentirmi viva avessi bisogno di qualcuno. Non è vero. Sono viva. Ma voglio trascendere lo stato della semplice vita a qualcosa di incredibile.
Ed al momento essere brilla, è un piccolo battito.
Ma essere accettati per quello che si, diventa la vera sfida.

mercoledì 13 marzo 2019

Spazio e Tempo che Separano Luoghi.

Forse siamo punti che galleggiano soli nell'infinito, forse rette parallele che si guardano da lontano e non si incontrano mai.
Forse siamo rette incidenti.
Uno shangai di rette incasinate tra loro.
Forse siamo punti su diversi piani, ma non conosciamo l'esistenza gli uni degli altri.

Potremmo formare figure andandoci introntro per un punto solo di giunzione o forse non lo faremo mai per non rinunciare alla propria individualità.

La verità è che oggi è il giorno 187.
187 di vuoto siderale. Di un periodo così tranquillo da sembrare quasi sospetto, quasi sospeso.
Non scrivo da tempo. Non disegno da altrettanto.
Cammino tra le persone, senza la minima intenzione di avvicinarmi.
Lo stacco dal prima a quello che è oggi è ciò che i filosofi chiamano Sufismo, o che i cinesi chiamano Jing. Sono cicli di 7 anni che ci rendono persone diverse dal ciclo precedente.
Ogni sette fottutissimi anni il nostro corpo non è quello che era, ogni cellula vecchia muore per fare posto alla nuova generazione.
Il ciclo dentro il ciclo della vita.
Ora sono sulla soglia della fase di conoscenza di sé. Forse è per questo che sono così perduta.
Nell'ultimo anno ho perso contatti con persone che pensavo fossero importanti per me. In un certo senso lo erano perché ciascuna di esse mi ha reso in parte ciò che sono ora.

I maglioni e il whiskey che sembrava petrolio nella notte mi hanno tenuto caldo nel momento del bisogno. Sono riusciti a ovattare tutti i sentimenti e reindirizzarli in qualcosa che potevo vomitare fuori, invece che lasciar marcire dentro di me e lasciarmi contaminare.

Poi è stato il momento dell'eclissi che tutto ha ridimensionato. È stato un periodo di felicità oltre ogni limite, di pazzia, di baci rubati e di vino rosso.
Ma è stato anche un periodo di dolore nella forma più dura di tutte. Perché l'eclissi, per essere tale, deve essere vista da uno stesso punto di vista.
Eravamo astronauti troppo amanti della luna e delle frane con la fisica.

La stanza di deprivazione sensoriale fu la mia salvezza allora. Non vedevo, non sentivo. Non esisteva molto all'infuori di quello. Era un castello di vino ed erba, costellato di lividi e sesso.
Il periodo dove sembra o aver trovato me stessa, ma in realtà avevo solo trovato la mia musa perfetta. Il cui solo odore riusciva a mandarmi fuori di testa.
Non era amore, era necessità. Spirito di sopravvivenza.
Ha funzionato, finché non ho funzionato più.

Ultimo ma non ultimo, il legionario.
Il re del mio castello. Se non fosse che del castello rimangono solo rovine.
Eravamo due fottuti pianeti troppo sbagliati. Rimanevamo l'uno nell'orbita dell'altra abbastanza da non perderci di vista, ma non abbastanza da avvicinarci di nuovo.
Il tempo, a volte le casualità, sono fondamentali.
Probabilmente questo era l'ultimo giro di orbita.

È tempo di lasciare andare persone che sono riuscite a dare tanto, ma a farmi soffrire per ogni minuto di felicità alla fine. Non per scelta mia, magari perché non so relazionarmi con nessuno, forse perché sono proprio diversa.
Ho passato tempo a pensare di aver sbagliato qualcosa. Incolpandomi, facendomi mille paranoie. Invece, era deciso così.
Siamo solo rette incidenti, non possiamo tendere all'infinito nella stessa direzione.

giovedì 28 febbraio 2019

Teoria della relatività.

Einstein non ci aveva sbagliato un cazzo sulla teoria della relatività.
Ognungo di noi ha un centro di gravità diverso da chiunque altro, non determinato dal peso corporeo ma da quello dell'anima.
Quel lurido infame aveva visto lungo.
Alcuni hanno un impatto minore sul tempo altri sono dei fottutissimi buchi neri: è molto quello che prendono, poco e niente quello che danno in cambio.
Le persone che vediamo intorno a noi sono su linee sfasate della stessa linea temporale come le stelle, il riflesso che vediamo noi da qui, è solo passato.
Alziamo la testa per interrogare le stelle sul presente e sul futuro, dimenticando che le stelle dicono solo del loro passato, quasi nulla del nostro.
Forse, invece che costruire noi stessi sulla base di un riflesso, nemmeno così tanto preciso, dovremmo imparare a lasciare andare le stelle, e guardare all'altezza dei nostri occhi.
Magari, così, riusciremmo a guardare quello che ci sta aspettando.

giovedì 31 gennaio 2019

Pace

Non sempre tutte le cose vanno come vorremmo, a volte vanno talmente male da riuscire a soffocarti. Come se tutto il male del mondo si concentrasse in una sola giornata, in un solo momento.
Ti svegli e ti rendi conto che la tua vita è un immenso puttanaio, nascosto in un armadio, come quando dovevi pulire il casino che avevi nella stanza e buttavi tutto nell'armadio. Il casino rimaneva, ma almeno c'era una parvenza di decenza nella tua vita.
O qualcosa del genere.
Le cose si consumano e si rompono, vengono riciclate e buttate, un po' come succede con le situazioni e i sentimenti.

Hai perennemente una mosca in testa, che per quanto tu ci provi a scacciarla, non va via.
Eppure riesci a fallire anche nel cogliere l'attimo. Non sono mai stata una persona dal tempisco perfetto, riuscivo sempre ad arrivare tardi o troppo presto su tutto. In una sorta di atteggiamento autosabotativo che alla fine dell storia mi portava in un circolo vizioso di tristezza e atteggiamenti controproducenti.
Intanto continuavo a mandare a puttane qualunque cosa con il "troppo" o il "troppo poco".
La persona che vorrei avere a che fare, non vuole avere niente a che fare con me. 
Triste tempismo e scomoda realtà.

Ora dopo quasi tre mesi da quella sera dove qualunque cosa si è fermata, sto cercando di scongelarmi. Anche se non sono convinta di riuscire a dare a qualcuno quello che vorrei fosse dato a me.
Pensavo che eliminando le persone tossiche, le cattive abitudini, ridimensionandomi, sarebbe andato tutto per il meglio.
Che il detto "devi imparare ad amare te stesso prima di riuscire ad amare qualcuno" fosse vero.

A quanto pare non lo è.

Senza le cattive abitudini, la vita è vuota.
Ridimensionandoti, non ti sarà più chiaro niente di quello che sapevi già.
E' solo questione di essere predisposti a qualcosa, la vita, il disegno, il canto, la matematica.
A quanto pare non sono predisposta ai sentimenti, quelli giusti almeno.

Non rimane che farci pace.