Rimpiango il cielo carico e pesante di novembre, irremovibile per settimane.
Il vento ullula, soffiando così forte, da sembrare di voler spegnere la luce delle stelle.
Lampi e tuoni che squarciano il cielo.
Mentre me ne sto qui, nel bel mezzo di Luglio, con addosso un plaid e in mano un thè alla menta. È una cosa che ho perso, bere il thè.
Forse perché in casa non c'è più nessuno per berlo, forse per pigrizia.
Ti andrebbe di camminare sotto la pioggia, insieme a me?
Perché, mentre piove adesso, con quelle gocciolone enormi, che potrebbero richretinirmi se mi colpissero in testa, il problema non si pone, perché già sulla mia testa mi sei cascata tu.
Eppure è strano, un po' come quando scrivo, che mi vergogno di rileggere qualcosa che ho scritto io, perché so che sono gran baggianate, ma che tanto i testi seri non se li legge nessuno. Vado così a sentimento. Con tutti gli errori di grammatica di questo mondo, punteggiatura a caso e periodi davvero troppo lunghi. Che a volte mi ci perdo anche io.
Ho sempre visto la tempesta come un momento in cui l'universo sente il tuo grido interiore e cerca di salvarti. Soffiando così forte il vento per spegnere migliardi di candeline, per farti esprimere altrettanti desideri e rompendo il cielo con un tuono come un sarto rompe un telo, per mostrarti che non ci sono mostri al di là del buio.
Nascondendo con mille nuvole la Luna e il suo solito sguardo di disapprovazione.
Facendo cadere la pioggia, perché a nessuno piace bagnarsi in vacanza, ma sa che a te piace camminare in solitudine, bagnandoti fino all'osso.
Mi piacciono i temporali estivi perché sono imprevedibili. Arrivano tutti in una volta e hanno una potenza che lascia senza fiato.
Ma se i lampi e i tuoni sono cessati, il vento ha smesso di ullulare, allora che senso ha avuto la tempesta, se le stelle continuano a bruciare?
martedì 25 luglio 2017
Bruciare
lunedì 24 luglio 2017
Summer Pride Rimini
(O di come un branco di mentecatti cattolici vogliono "riparare" a questo evento)
Partiamo dal presupposto che questo testo non dovrebbe e non è un testo di schieramente politico o religioso. Semplicemente è un panorama curioso su cui purtroppo ci si deve affacciare nel 2017, in Italia, (ve li ricordate gli antichi romani?). Che poi forse in una delle capitali del turismo storiche (chi non ha sentito parlare di Rimini o Riccione?) dovrebbe dare maggior peso alla vicenda.
Ma partiamo con un termine molto usato ma di cui purtroppo, si conosce poco l'etimologia: Baccanale.
Gli antichi Romani, prima dell'avvento del Cristianesimo, in particolare i Patrizi, davano grandi feste, con vino, promiscuità e cibo. Queste feste non davano fastidio a nessuno, anzi, l'impero romano è stato uno dei più grandi e vasti. Di certo non erano stinchi di santi ma diciamo che si davano da fare. Perché?
Perché le persone non perdevano tempo a odiarsi l'un l'altro, perché la promiscuità andava bene un po' a tutti, ognuno era libero di venerare il dio che voleva senza dover rendere conto a nessuno.
Questo molto più di duemila anni fa.
Ma facciamo un salto in avanti, (tralasciamo l'avvento del cristianesimo e del Medioevo, sappiamo tutti com'è andata a finire) di duemila anni e diciassette.
2017
Siamo nel secondo decennio del secondo millenio e davvero ci sono ancora persone che pensano di poter imporre il loro credo ad altri perché per essere speciale nella sua triste vita ha bisogno di un essere immaginario che gli dica cosa deve fare?
Ma la colpa non è dei Cristiani, bensí dei Cattolici, che dopo lo scisma dala chiesa Ortodossa, hanno dato il meglio di sé.
Non a caso la Chiesa di Oriente viene chiamata Chiesa della Luce mentre quella di Occidente, Chiesa del Peccato. Un motivo deve pur esserci, no?
Ma torniamo alla situazione imbarazzante quanto bizzarra.
Da mesi ormai è stato indetto un evento, il Summer Pride, cioè il festival estivo dedicato alla comunità LGBT+, dalla pronuncia di Rimini, la mia provincia. Di tutti i 25 comuni, 336 640 abitanti (residenti più tutti quelli stagionali) solo una città ha deciso di non dare il patronato a tale evento: Riccione, grande meta turistica per giovani da sempre, discoteche, parchi tematici, mare.
Il sindaco della città ha giustificato le sue parole con un:" difendiamo la famiglia tradizionale" parole molto alla Adinolfi, ma e un'altra storia.
La notizia, resa di dominio pubblico, ha provocato l'effetto desiderato in molti, che si sono indignati. Altri invece, sempre nella provincia hanno deciso di fare una marcia "riparatrice" per "l'abominio" del Pride con tanto di cartelloni pubblicitari (Vedi anche preghiere contro Marilyn Manson)
La cosa buffa è che una religione che predica amore verso il prossimo, condanni un festival all'insegna dell'amore libero.
Felice di abitare in una città che non ha una sindaca del genere.
sabato 22 luglio 2017
Sabato Sera
Quelle malinconiche sere, che ti fanno sentire il settembre sulla pelle nonostante sia solo fine luglio, sul balcone a fumare, come tanto tempo fa, quando ancora avevo bisogno di un maglione per scaldarmi. Ora basta solo una camicia non proprio mia, non troppo chiusa che tanto è buio, ascoltando Moon River. E con un piede nella pozzanghera che ho il coraggio di chiamare piscina. Uno solo che l'altro è fasciato.
Gatto che mangia le foglie dal bonsai di nome Boris, la vicina che annaffia le piante. Non mi è mai piaciuto fumare, per via dell'odore, della sensazione graffiante nella gola. Ma ogni tanto, mi concedo anche questo vizio, che per quello che ne sapeva Sartre, il vizio è naturale perché qualunque cosa ce l'ha. Persino l'acqua. Diceva:" L'unico vizio dell'acqua è la gravità". Pensiero banale quanto geniale.
La Luna si è placata sta sera, non si fa nemmeno vedere, forse offesa.
Suoni lontani che mi tengono compagnia nella mia solitudine di sta sera, alleviata da biscotti al cioccolato e un po' di latte di riso caldo, potrei andare in paradiso. Ma non ci vado perché non riesco a disegnare quello che ho in mente. Come se la matita si prendesse gioco di me.
"You're heartbreaker" canta quella creatura bellissima della Hepburn mentre finisco di bruciarmi la camicia.
Non potrei che darle ragione. È nella natura umana, "fall in love without reason" cadere innamorati senza una ragione precisa, come colpo di fulmine, solo perché ci va.
Anche se alla fine ci facciamo male da morire, ma forse ne vale anche la pena. Bruciare in un attimo.
Tanto non ho niente da fare sta sera.
mercoledì 19 luglio 2017
Nudo
Il mio primo approccio alla nudità l'ho avuto all'età di quattro anni, quando giocavo nel casino della soffitta dei miei nonni e per caso ho trovato uno di quei giornaletti da adolescente di mio zio. Io e lui avevamo una differenza di quattordici anni e all'epoca lui era nel pieno della tempesta ormonale.
Adesso come allora, non mi sembrava niente di scandaloso. A dire il vero non era nemmeno uno di quei giornaletti porno da quattro soldi che compravano i ragazzini. Era una cosa seria, credo fosse una rivista di arte, perché in quasi tutte le foto c'erano nudi di donne o uomini, in contesti particolari. L'immagine che mi aveva preso in modo quasi maniacale fu quella di una donna, bellissima, giovane, anche se al tempo non avrei saputo dire esattamente l'età, che nuda, teneva in mano un orsacchiotto nero, di pelle, nel mezzo di una foresta. Ricordo che me ne stavo in soffitta a guardare quella rivista, analizzando nei minimi particolari tutte le foto, non per malizia, ma per trovare forse la perfezione.
Ricordo che stavo guardando una delle mie foto preferite, quella con due ragazze non abbracciate ma abbastanza vicine da considerare quel gesto intimo, immerse in acqua fino alla vita, con le canottiere bianche bagnate, che creavano un effetto vedo-non-vedo che era manna per i miei occhi. Il particolare di quella foto era l'azzurro irreale degli occhi della modella a sinistra. In quel momento era salita mia nonna, e io con tutta l'innocenza di una bambina di quattro anni, continuai sfogliare la rivista. Ricordo ancora la sua reazione. Non si era messa a sbraitare come avrebbe fatto la nonna paterna, ne mi aveva fatto la paternale. Si era messa vicino a me e aveva guardato le foto con me, mentre io le facevo vedere le mie preferite e i particolari che avevo trovato. Solo quando avevo finito mi disse che erano delle belle foto, ma che per quelle cose avrei avuto tutta la vita. Tuttavia, non mi portò via la rivista.
La rivista scomparve due anni dopo, durante la ristrutturazione della casa, non la rividi più. Ma da allora cercai sempre, nei nudi, nelle pubblicità nei film, la perfezione.
Non mi ero mai posta il problema della sessualità prima dei dodici anni, eravamo in classe, la maestra stava facendo educazione sessuale, e la cosa mi sconvolse. Prima di allora non mi ero mai posta il problema di uomo o donna. Per me l'amore era indipendente da quello, questo nonostante fossis stata allevata da una famiglia conservatrice.
Quando mi dissero che solo gli antipodi potevano provare amore, mi cadde il mondo addosso.
Non mi era passato nemmeno per l'anticamera del cervello che esistesse qualcosa di complicato come l'orientamento sessuale. Che esistessero omosessuali o eterosessuali. Non mi ero mai posta la domanda su chi effettivamente mi piacesse di più, uomini o donne. Trovavo attraenti entrambi. Forse, le donne un po' più degli uomini, perché nella loro figura trovavo un alone di misteriosa sessualità che gli uomini non avevano. Il nudo di un uomo non stuzzica la tua fantasia, è tutto lì, terra-terra. Quello della donna è più complicato, più espressivo.
Scoprii a sedici anni che le donne potevano non essere solo un'opera d'arte ma anche sesso.
Forse mi incuriosivano perché io il genere femminile non l'ho mai capito. Gli uomini erano più facili da capire, da prevedere.
Tuttavia, quasi sempre, nelle storie più o meno serie con uomini, mi sono resa conto che c'era un qualcosa che mi mancava per arrivare alla felicità. C'era la passione, c'era la confidenza e l'intimità, ma mancava ancora qualcosa. La storia si consumava alla svelta e finiva. Di alcune cose non ho nemmeno più memoria.
Oggi basta un particolare piccolo, che non ha a che fare con la nudità, ed ecco che la ricerca della bellezza continua.
Perché non è mai stata ricerca del sesso, ma solo un'interminabile caccia alla bellezza.
giovedì 6 luglio 2017
Cose in corso di cose.
mercoledì 5 luglio 2017
Date di scadenza
Il momento in cui ho realizzato che tutto nel universo ha una data di scadenza più o meno a lungo termine, che valga per cibo, sentimenti, cose, persone, canzoni.
Alcune durano migliaia di anni, come stelle e pianeti, altre durano la vita di un respiro, ma sono comunque destinate a terminare.
Il ciclo vitale delle cose, te lo spiegano alle elementari e continuano a ricordartelo per il resto della tua vita.
L'attimo esatto in cui ho realizzato che anche l'amore ha una data di scadenza è stato quando ho aperto gli occhi e ho capito che non lo amavo più. Che in un battito di ciglia l'ho guardato diversamente, avevo intravvisto le catene mascherate, da cui mi distoglieva lo sguardo.
Ho visto in uno di quei flashback che vedi nei film, il futuro di quello che sarebbe diventato tutto questo e non mi era piaciuto, o forse avevo solo avuto paura.
Ho fatto un passo indietro.
Non ho mai capito le convenzioni sociali sul giusto e sbagliato che si basano su comportamenti normali, come il senso del pudore o su quelli che chiamo "i canoni dell'amore".
Mi sono innamorata molte volte nella mia vita, sarebbe disonesto affermare il contrario, ma nonostante tutte le differenze delle persone che ho avuto la fortuna di avere accanto, sono stata felice per periodi più o meno lunghi, fino a che quella felicità iniziava a puzzare di oppressione.
L'amore non ha mai avuto restrizioni per me. Uomini o donne, non era quello che vedevo.
Davanti a me vedevo solo felicità.
Non capivo come alcune persone potessero condannare l'amore solo in base a una cosa stupida come l'orientamento sessuale, colore della pelle, cultura, o strane discriminanti di cui non comprendevo l'utilità al fine ultimo.
Ci scordiamo troppo in fretta di come vedevamo il mondo da bambini, del fatto che non facevamo caso a niente di irrilevante, dell'amore incondizionato che potevamo provare, anche per chi in realtà, ci faceva solo del male.
La curiosità di esplorare del nuovo, la sete di conoscenza.
Abbiamo perso pian piano anche l'innocenza negli occhi. Fino a che abbiamo conosciuto la tristezza e abbiamo inalzato un muro di vetri fusi, che ci fa vedere attraverso ma senza vedere la vera immagine.
Abbiamo conosciuto la solitudine, pensavamo che il mondo potesse precipitare da un momento all'altro.
Abbiamo conosciuto l'egoismo, pensando che a qualcuno potesse importare qualcosa del nostro dolore.
Ci siamo isolati, ripromessi di non lasciare avvicinare nessuno a noi, ruggendo e graffiando per allontanare chiunque.
Abbiamo chiuso gli occhi.
Quando li abbiamo riaperti, il mondo non era diverso.
Erano diversi i nostri occhi.
Perché se guardi l'acqua puoi vederci attraverso, ma le lacrime sfumano i contorni di qualunque cosa.