Scivoli sulla tavola, controvento, fai fatica ma continui: bilanci il peso, tendi l'orecchio alle onde alte che si infrangono contro gli scogli e al sibilo del vento che si infrange contro gli alberi maestri in metallo producendo un canto lamentoso, sono loro le vere sirene. All'orizzonte, lampi verdi si gettano in mare, rombi di tuoni irrompono nel canto, le sirene ammutolite per quel breve attimo, come se il tempo si fosse fermato.
Chi non ha mai vissuto al mare, non può capire l'odore della salsedine dopo una giornata di pioggia, il rumore delle corde tese dalle onde, il canto delle sirene. Non può capirlo perché non è possibile trasmettere quell'odore, quel suono lamentoso. È unico.
Solo quando, di notte arrivi all'estremità della banchina, senti il vento investirti la pelle, metti in pausa la musica, metti via l'i-pod. Ti concentri sul lì e ora. Con il faro verde sopra la tua testa, con l'acqua a pochi metri da te. Ti fai guidare da quel faro fino a quando non ricominci a capire un po' chi sei. Al buio non vedi, ma senti tutta la potenza del mare. Ti fai attraversare dal Garbino, che tu conoscerai come Libeccio, mentre si insinua nella baia mentre il mare erode la pietra.
E proprio in quel momento pensi, che forse, per riportarti alla vita ci vorrebbe proprio un mare che ti scagliasse contro gli scogli. Non hai bisogno della Luna per esistere, ma solo di una compagna che veda le tue alte e basse maree cambiando con te.
Pensi a chi adesso è nel letto che dorme, chi in questo momento è perso nelle proprie dipendenze, così come lo sei tu.
Dipendenza dalle sensazioni, dai colori, dal vento, dalle esperienze, dalla memoria.
Allora scivoli sulla tavola, andando insieme al Libeccio, allarghi le braccia e stai volando.
mercoledì 26 aprile 2017
Libs, Africus
domenica 16 aprile 2017
Tempesta
Hai mai visto una tempesta al buio sull'orizzonte, abbattersi sul mare mente tu sei a riva, all'asciutto?
Il suono del cielo che si squarcia, i lampi effimeri che illuminano il cielo, mentre vicino a te le onde si infrangono. Senti la forza di quel temporale, anche se è lontano ancora, ma percepisci il suo arrivo, con un brivido sulla schiena magari, lo sai che non sarai al sicuro ancora per molto.
Eppure
Rimani li fermo immobile ad aspettare il suo arrivo.
Aspetti la prima goccia bagnarti il viso.
Il primo tuono sopra la tua testa, tanto forte da farti tremare le ossa.
Vedi tutta quella potenza esplodere sopra la tua testa, e renderti parte di essa.
Chiudi gli occhi e ti lasci attraversare da quell'acqua, tuoni e lampi e per un attimo non ti senti nessuno, impalpabile come il vento, parte di qualcosa di più grande di qualsiasi tuo ego.
mercoledì 12 aprile 2017
Ponti
Ho passato parte della mi vita a cercare di piacere alle persone: a mio padre, a mia madre, al mio patrigno o la mia martigna. Quando ho capito che non potevo piacere a tutti, sono passata dal cercare di piacere al costruire ponti. Diciamoci la verità erano una schifezza di ponti, ma al tempo non mi importava. Costruivo relezioni o amicizie sempre più fitte, per cercare di compensare il vuoto che mi aveva lasciato la famiglia: mia madre che lavorava troppo e mio padre che mi ha voltato le spalle.
Ma per natura umana, non ci si può fidare di nulla, chi aiuterai oggi, ti butterá via nel momento in cui si renderà conto che non gli servi più. Così con gli amici, così con i compagni di scuola, così i fidanzati di turno.
Per forze della natura, è appurato che i ponti crollano, per usura, erosione, materiale scadente, terremoti o maremoti. Una volta crollati però, prima di costruire bisogna rimuovere le macerie, verificare che sia sicuro rifarlo proprio li. Più spesso si costruisce un altro ponte, più lontano. Così con le persone. Le relazioni non si riparano, ci vuole troppo tempo, perciò si buttano, sostituendole con nuove.
Adesso sono nel periodo in cui non mi interessa più né stabilire ponti, né piacere alle persone. Tutti i ponti che avevo costruito per colmare mancanze, e le mancanze delle mancanze, ora li sto demolendo di proposito. Perché chi non sa, quando si rende conto di non sapere, inventa, pur di dar aria alla bocca. Non me ne frega niente della vostra opinione, ve la potete tenere, basta che mi lasciate in pace nella mia isola, anche se è fuori dal mondo.
Piuttosto che curarli, certi ponti, è meglio dargli fuoco.
lunedì 10 aprile 2017
Immortale
"Fino a che dobbiamo correre e sopravvivere, possiamo definirci vivi." con queste parole, mentre guardiamo la luna piena, sul balcone, fumiamo.
Non mi sono mai soffermata sulla definizione di "essere vivo". Cosa mi rende viva? Il respiro? L'istinto di sopravvivenza? Le funzioni vitali? I sentimenti?
Siamo più o meno vivi agli occhi delle persone, esistiamo per chi sa della nostra esistenza, siamo aria per chi non ne ha un'idea.
Chi si dimentica e chi non vuole ricordare.
Siamo lune con un lato nascosto che nessuno vedrá mai a meno che, non ci guardi da un'altra prospettiva, forse controluce. Questo siamo il calco che imprimiamo nella luce e nel tempo.
Ma se spegnessi la luce, mi vedresti ancora?
Appena chiudi gli occhi, ti ricordi ancora di me?
Quante volte siamo vivi? Se avessi cento occhi puntati addosso, non è forse vero che esisterei cinquanta volte? Sarei una persona diversa per ogni osservatore così come ogni maschera è di libera interpretazione di ogni spettatore.
Per renderci vivi non basta sopravvivere. Bisogna farlo nella mente delle persone, solo allora si potrà raggiungere l'immortalità.
giovedì 6 aprile 2017
Quiete
Come descriveresti la quiete?
No non intendo il silenzio, bensì quella strana tranquillità sensoriale, che succede quando ti togli qualcosa dalla coscienza. Tipo un pensiero fisso che ti tormentava da tempo ma che hai completamente accettato e che ora, è solo un'ombra su uno sfondo molto più grande.
Come una relazione perfetta, ma che vorresti insaporire con qualcosa di più nuovo, e che hai paura di buttare via gli anni più belli della tua vita a fare la cosa giusta invece che spassartela alla grande. Che ormai, ti senti vecchia, più vicina ai 30 che ai 20, con il conto alla rovescia già partito. Ma la quiete è che te ne freghi mentre bevi un bicchiere di vino rosso, e fai il dito medio allo stile di vita sano che ti porterà a campare di più. Perché ne avresti il terrore, di diventare non autosufficiente, sola, o accudita in un ospizio dove le creature che avrai messo al mondo avranno cura di mandarti quando diventerai rimbambita e sbavante.
Vorresti avere l'energia per sollevare il mondo, ma hai a malappena l'energia di sollevarti dal letto.
Sentirsi in pace con te stessa, ecco cos'è la quiete.
Senza i miei tarli però, non mi sento a mio agio, troppa solitudine.
Sinceramente sta' quiete ha rotto già un po' il cazzo.