Nei monenti di peggior sconforto, ho iniazato a ad avere sempre lo stesso rituale, quasi maniacale.
Indipendentemente dall'ora o dal tempo, vado al porto, mi stendo sempre sullo stesso scoglio, guardo Cassiopea, il Gramde Carro, mi accendo una sigaretta.
Il mare mi aveva detti di smettere, facendomi perdere per sempre il portasigarette argento.
Ma, come sempre, continuo a fare quel che voglio.
Anche se fumare, è come avvelenarsi l'anima con le proprie mani. Ma il solo gesto, il solo primo tiro, riesce a riportare la pace di ogni senso.
È tremendamente assurdo del come troviamo conforto nei gesti e non nelle persone.
Del resto, scrivere, al porto a quest'ora è un po' da sfigati. Di chi stiamo parlando?
La Luna, persino sta sera, mi guarda con quel faccione triste e si burla.
Mi guarda, guardare le stelle, ne nasconde alcune ma le cinque più importanti, sono lì in bella vista.
Per dirmi ancora una volta che avevano ragione loro, che il problema non sono le persone che mi circondano, ma forse sono solo io, che cerco di distruggere ogni cosa bella oer paura che prima o poi finisca, solo perché sono talmente cieca da non accorgermi di niente prima che sia troppo tardi.
Chissà quanti desideri ho affidato alle falene, solo perché le immaginavo stelle cadenti.
Alla fine, è pace, è buio.
Sono io e la Luna.
Sono le stelle.
La fugacitá di un temporale all'orizzonte.