giovedì 29 marzo 2018

Falene

Nei monenti di peggior sconforto, ho iniazato a ad avere sempre lo stesso rituale, quasi maniacale.
Indipendentemente dall'ora o dal tempo, vado al porto, mi stendo sempre sullo stesso scoglio, guardo Cassiopea, il Gramde Carro, mi accendo una sigaretta.
Il mare mi aveva detti di smettere, facendomi perdere per sempre il portasigarette argento.
Ma, come sempre, continuo a fare quel che voglio.
Anche se fumare, è come avvelenarsi l'anima con le proprie mani. Ma il solo gesto, il solo primo tiro, riesce a riportare la pace di ogni senso.
È tremendamente assurdo del come troviamo conforto nei gesti e non nelle persone.
Del resto, scrivere, al porto a quest'ora è un po' da sfigati. Di chi stiamo parlando?
La Luna, persino sta sera, mi guarda con quel faccione triste e si burla.
Mi guarda, guardare le stelle, ne nasconde alcune ma le cinque più importanti, sono lì in bella vista.
Per dirmi ancora una volta che avevano ragione loro, che il problema non sono le persone che mi circondano, ma forse sono solo io, che cerco di distruggere ogni cosa bella oer paura che prima o poi finisca, solo perché sono talmente cieca da non accorgermi di niente prima che sia troppo tardi. 

Chissà quanti desideri ho affidato alle falene, solo perché le immaginavo stelle cadenti.

Alla fine, è pace, è buio.
Sono io e la Luna.
Sono le stelle.
La fugacitá di un temporale all'orizzonte.

lunedì 26 marzo 2018

Luna Sinistra

Non vedo nulla al buio, per quanto mi sforzi, eppure le mie mani si ricordano la tua immagine, con lo sfondo di una notte estiva.
Ricordo l'intreccio del colore dei pizzi e il sapore salato della tua schiena,
Il solletico rivelatore dei tuoi lunghi capelli sulla pancia e sul collo.
La profonditá di quei morsi viola sul collo, e le dita che giocavano con ogni mia terminazione nervosa.
Il buio passato sul pavimento, gli occhi brillanti di luna, che mi facevano paura, perché riuscivano vedermi l'anima anche senza guardarmi.

Lo senti questo battito nel silenzio della notte?

Lo senti il soffio del Libeccio, toccarti delicatamente la schiena nuda?

martedì 20 marzo 2018

Pioggia

Something in the Way - Nirvana

Quando piove, non c'è un anima che cammina in riva al mare, al buio, nessuno che guarda i tramonti che non ci sono.
Il freddo che entra nelle ossa e le minuscole goccioline di pioggia che cadono ovunque, cercando di lavare via i tuoi peccati vestigiali.
Le onde si infrangono con la stessa cadenza del violoncello mentre una voce ipnotica, si lamenta, che c'è qualcosa nella via che stiamo attraversando.
Il fumo bagnato, il nero della pece che si fonde tra terra e mare, mentre perdo l'uso delle mani.
Perdo il tatto, ma sento il freddo nelle ossa, è ancora il periodo delle nocche blu, anche se i ciliegi sono già in fiore da un po'.
Il corpo siederá sulla panchina arrugginita dalla salsedine, mentre l'anima ballerá sugli scogli, cercando le stelle, fino a rompersi il collo e cadere in mare. 

domenica 11 marzo 2018

Costellazioni

Non sei tu - Gazzelle

Una delle tante massime buddiste, dice che ogni cosa che rompe il tuo equilibrio interiore, ha una ripercussione sul nostro equilibrio esteriore.
Se sei in bilico interiormente, il tuo mondo esteriore ne risentirà e ti sembrerá di precipitare nel vuoto.
Nella sfiga.
Nel caos.
In tutto ciò che potrebbe succedere, ma che poi succede davvero.

E i giorni restano, restano ma tu non torni più.
Se prima la tua presenza mi scardinava da ogni sicurezza, la tua assenza, adesso,  fa in modo che mi senta completamente in bilico, da almeno due mesi e ventitré giorni. Come se il tempo scorresse, più velocemente intorno, ma rimanesse completamente fermo, qui.
A volte penso che potrei impazzire, che forse sono andata fuori di testa e tutto questo è il parto di una mente malata.
Poi ripenso a quando vedevo me stessa riflessa nei tuoi occhi così grandi.
Dei baci su una panchina buia, come adolescenti presi da quell'aria frizzante, piena di desiderio.
Come se tutto potesse ancora accadere.

Ho paura di rimanere fuori dal tempo, fino a lasciar passare giorni enesorabili, guardando al passato, a quei ricordi di pizzi neri e di sguardi carichi di tenerezza.
In quegli occhi ero solo io, spogliata di finta sicurezza e finta boria.
Rimanevo solo un pulcino, completamente bagnato.
Non ero i pizzi e non ero la pelle.
Gli occhi vagavano oltre.
Vedevano oltre.
Eravamo due corpi alla luce della luna stesi sul pavimento.
Eravamo due mani intrecciate alla luce della prima pioggia.
Eravamo i silenzi testardi e sfiancanti.

Cassiopea, sulla mia pelle è già in posizione.
Mancano solo le costellazioni sulla tua.

lunedì 5 marzo 2018

Everybody wanna just to be Free

Persone che si palesano ogni nuova luna piena, persone che di punto in bianco scompaiono.
Persone che continuano imperterrite nei loro vaneggiamenti, e quelle che non capiscono.
Ma la colpa non è delle persone, ma mia, del mio modo di affezionarmi alle persone a caso, senza un'apparente logica, beccandomi puntualmente solo pugnalate o secondi fini non graditi, che hanno come scopo primario, solo quello di essere tanto orribile da non poter nemmeno essere guardata.
Per poter rimanere nel mio limbo grigio e silenzioso.
Equilibrio.
Ma sto odiando chiunque in questo preciso istante: lui, Lei, Lui, la luna, i maglioni e altri cento.
Vorrei scoparire. Rendermi irrintracciabile, svegliarmi a primavera.
Ma ogni volta cado, affogo.
Non è proprio vero che impariamo dai nostri sbagli.
Non è proprio vero che, diventiamo persone migliori.
Ma sto diventando stufa di drammi e intrecci, sto invecchiando.
È tanto difficile dire la veritá?
Per quanto schifosa o meschina sia.

È tanto difficile riconoscere, qualcuno che vuole essere solo lasciato in pace?
Vedere le persone semplicemente per come sono, con la luce negli occhi e felice.
Ascoltare.
Non parlo poi così tanto, ultimamente.

Una Merope, quasi spenta, tra le Pleiadi.

Un uccellino nella libertá di una gabbia, che si chiude dentro di essa per non essere oppresso dal mondo circostante.