martedì 2 settembre 2014

I giovani sono il nostro futuro




Grandissima parte dei giovani d’oggi non sono contenti della società che li circonda, della loro vita o di se stessi; tutti vorrebbero vivere in un utopia dove tutto è perfetto. Ma effettivamente cosa fa l’adolescende/giovane medio per migliorare questa condizione?
Nulla.

Continuano la loro esistenza lamentandosi di ogni cosa, vivendo alla ricerca di motivi per non essere
felici di giò che hanno o ciò che sono. Perchè è più facile vivere tra “forse”, “se fosse”, “potrebbe”, sarà”, che modificare quello che non ci va bene, vivere nella costante pigrizia del “farò domani”: domani potrebbe essere troppo tardi! Oppure del “ chi sono io per cambiare il mondo?”  ed ecco che abbiamo il primo problema: annullarsi. Non pensare “perchè non cambio me stesso, rendendomi migliore?” ma addirittura smettere di pensare a se stessi. Perchè è questo che succede nella società moderna: si smette di pensare a se stessi in quanto ego.

L’influenza della società sul “come essa ci vorrebbe vedere” a poco a poco distrugge quello che io chiamo il potenziale di una persona, per trasformarlo in aspettativa della società. Uno dei tanti, uno del gregge. Perchè tutto nella società favorisce questo: i media, l’istruzione, la religione, le persone stesse. Quello che è diverso viene recepito come qualcosa di negativo, di malvagio. Tutti devono essere dello stesso stampo.

Ma torniamo ai giovani:
il loro potenziale ancora non sprecato, soffocato da altri magari, ma non perso, si dissolve grazie alla pigrizia e all’uso sbagliato di internet. Io ero una di loro. Sprecavo il mio tempo attaccandomi al telefono come se fosse, ormai, parte di me, perdendo la cognizione del tempo o dello spazio e a volte persino deprimendomi per questo. Perchè la rete fa questo: unisce le persone lontane ma isola da quelle vicine. Per esperienza personale posso dire che se un adolescente si sente depresso e/o autolesionista, è quasi certo che sia registrato su ogni possibile social network della rete e che da li, invece di ricevere complimenti e fare nuove amicizie, venga deriso. Il tempo passato nella rete non vi farà trovare nuovi amici e non vi farà essere felici. 

Bensì vi farà sotterrare l’autostima, vi farà vendere l’anima per pochi like, cuori o tweet.
Uscite a fare una passeggiata, camminando all’aria fresca senza avere tra le mani un telefono, vi farà aprezzare piccoli particolari che prima non avreste mai notato. Può essere un tramonto, o una persona. O perfino il silenzio.
 Poco tempo fa, ho preso ad uscire con un ragazzo. Le persone con cui uscivo in precedenza mi hanno fatto diventare la parola “uscire insieme” l’equivalente di “chattare mano nella mano”. Questo ragazzo no. Ho dimenticato quasi come sia fatto il mio telefono. Al primo appuntamento mi ha mostrato il cielo stellato, le varie costellazioni, e le stelle cadenti. Anche questo si perde con internet. La possibilità di stare insieme ad una persona, solo voi due.

La forza di volotà: questa è fondamentale per cambiare voi stessi e quello che non vi piace nella società.
Perchè, pernsateci, un giorno voi sarete i pilastri della società, le nuove generazioni prenderanno esempio da voi. Se non volete essere come tutti, iniziate da voi stessi, educatevi in modo da essere migliori e rendere migliori gli altri. Basta poco, solo alzare il vostro culo e accendere il cervello.

mercoledì 16 luglio 2014

Quando l'ipocrisia sfiora il fondo

"sei l'amore della mia vita" "sei quello giusto per me" "staremo insieme per sempre"
 sono i segnali di allarme che devono far scattare quella piccola zona del cervello che risponde del istinto di sopravvivenza. Scappate, datevela a gambe fino a che potete, perchè quesste frasi vengono dette generalmente da chi di amore non ci capisce una beata mazza.  Di solito sono ragazzine, ma tra questi ci sono uomini nel pieno di un arrembaggio di testosterone al loro limitato cervello; esseri indefiniti che considerano la televisione il nuovo Messia, come possono lontanamente vivere una relazione se la loro testa è un mondezzaio pieno di serie tv e telenovelas piene di problemi, sfido chiunque a rimanere sano di mente e guardare "Beutiful" o "un posto al sole" e rimanere equilibrati emotivamente. 
Storie così quasi sempre hanno come (lieto) finale la scoperta che il vostro partner è una persona la cui età celebrale si aggira intorno a quella che può avere un bambino di quattro cinque anni. Questo nel migliore dei casi. Nel peggiore, perderete il vostro tempo dietro una persona che non lo vale, per una storia "di facciata" che serve  ad entrambi solo per far vedere alle altre persone "guardate poveri stronzi come siamo felici". Litigherete con tutti, amici, parenti e conoscenti, dedicando tutto il vostro tempo al vostro "amato" e se la persona in questione è molto lontana e non avete la possibilità di vedervi, passerete gran parte del tempo a vegetare dietro uno schermo del computer o del vostro telefono, trascurando voi, la vostra vita, i vostri impegni: sprofonderete nella pigrizia, diventerete tutt'uno con il vostro divano e non avrete più voglia di uscire di casa. 
brutto scenario vero? 
Questo è solo l'inizio....

domenica 13 aprile 2014

Quanto è importante la distinzione di ruoli.


Vivo in una famiglia allargata e da non molto tempo ho notatto un comportamento tipico di mia sorella nei  confronti di sua madre.  Credo proprio che questo sia uno dei grandi problemi sull’educazione dei figli. Le opinioni sono svariate: c’è che ritiene sia opportuno educare i figli facendo chiaramente capire “chi comanda”, oppure usando la tecnica “una mamma per amica”.

Io premetto che sono contro l’educazione conformista, non credo sarei chi sono con un educazione rigida e tradizionalista, tuttavia, non sono d’accordo con il pensiero moderno di educazione alla pari. Inanzitutto se sei genitore hai il compito oltre che far crescere il bambino nel miglior modo possibile (mi riaggancerò a questo in futuro), hai il compito di istruirlo ed educarlo nel modo che, a parere tuo personale, sia adeguato per farlo stare bene in futuro, nella società circostante.
 Se questo bambino riceve un’educazione ti tratterà come un fratello e una sorella, certo, ci sono molte probabilità che si apra con te su tutto, ma in moltissimi casi, questo porta anche a confondere la figua “amico” con quella di genitore e non riconoscere quest’ultima come autorità. Di questo conseguono problemi sul decidere delle regole famigliari e farle rispettare.

Nel secondo caso abbiamo un riconoscimento di autorità genitoriale, ma  questo riconoscimento spesso,è accompagnato da una sensazione di timore. E per come penso io, se sei genitore, sei la persona più vicina a tuo figlio e se il bambino ha timore della persona più vicina a lui non ha una base d’appoggio morale. Questo può portare a probremi per paura di relazionarsi con coetanei, oppure al desiderio di confermare il prorpio “io” e ad avere atteggiamenti di bullismo su altri bambini, più deboli. Questo darebbe vita a uno sbalzamento del concetto di “bene e male”, quindi a comportamenti scorretti da parte del bambino.  Un altro punto a sfavore di questo tipo di educazione è l’essere oppressi dal temperamento dei genitori,  e quindi a uno sviluppo minimo se non nullo della vena artistica.

L’educazione "corretta" per quanta riguarda il mio punto di vista, sarebbe esattamente a metà strada tra i due.  Parlare liberamene senza vergogna con i figli, avere sicuramente regole e accordi, dargli fiducia neccessaria per renderli indipendenti e sostenerli nelle loro idee e convinzioni, discuterne insieme. Perchè la parola magica dell’educazione è semplice: dialogo.
Trasmettete la vostra sicurezza al figlio, perchè sin da quando è piccolo rispecchierà le vostre reazioni sul mondo circostante: se quando cadrà correrete spaventate verso di lui, lui piangerà perchè percepirà la vostra paura, se gli sorredete e dite che va tutto bene sarà rassicurato, si convincerà che va tutto bene.  E non intendo fregarvene, semplicemnte spiegategli la situazione, mostrandovi tranqulli e sicuri, e vedrete che vostro figlio vi vedrà come esempio e vi riconoscerà come autorità;  non con timore, ma con rispetto.



M                                                                                         

sabato 29 marzo 2014

Follia



<< Ti ho mai detto qual’è la definizione di Follia?>>
Questa è una delle più famose frasi del carismatico Vaas Montenegro dell’universo di Far Cry. Ma qual’è la definizione di follia? Psicologi, psichiatri, psicanalisti, scienziati, filosofi hanno cercato una risposta a questa domanda costruendo teorie più pittoresche che cozzavano una contro l’altra.

<< Follia è fare e rifare la stessa cosa, ancora e ancora, sperando in un cambiamento>>

A questo punto introduciamo il pensiero di Einstein che non ha tutti i torti non credete? Solo un pazzo continuerebbe a persistere in qualcosa  aspettandosi  un cambiamento. 
Da cosa possiamo dedurre che l’azione che stiamo svolgendo è folle?  Dalle regole sociali e morali dettate dalle persone che ci circondano e ci educano. Ma la follia è puramente soggettiva, non esiste una definizione che valga per tutte le persone e tutte le classi sociali. Ai cannibali delle isole sperdute nessuno ha inculcato il fatto che mangiare carne umana è amorale. La loro cultura è fatta così le loro leggi morali lo permettono e la cosa non sembra tanto folle come potrebbe sembrare a noi. Un altro esempio di  una donna che conosco che ha passato anni della propria vita accanto ad un uomo , sperando che questo cambi il proprio carattere, più passavano gli anni e più le sue convinzioni si affievolivano, ma la speranza restava, e lei continuava a restare accanto a quel uomo che non era adatto a lei. Dobbiamo quindi dire che la speranza è sinonimo di pazzia? Credo che in alcuni casi lo sia. Avere speranza in casi disperati come una terribile malattia ad esempio può essere vista come un gesto di coraggio. Quante persone che avevano o hanno il cancro hanno il coraggio di continuare a sperare, sono molte, per questo forse dobbiamo reputarle folli?
Una persona può essere definita folle perchè segue convinzioni morali: cambiare paese per ricominciare tutto da zero, decidere di liberarsi dei margini imposti dalla società, godersi i piaceri della vita.

Vedete quante facce ha la follia? Può essere un gesto amorale, speranza, coraggio, cambiamento.
Per quanto riguarda il mio parere la follia è unicamente dettata dalla logica e società che non accetta le scelte a volte svantaggiose o altruiste degli altri. Tutto quello che è illogico o immorale diventa automaticamente folle. Ma preferisco essere definita folle senza avere restrizioni nella mia vita piuttosto che essere ritenuta “normale” e avere una vita noiosa e priva di senso. Perciò aprite gli occhi e guardatevi intorno tutto è folle, basta saperlo accettare.



M.

giovedì 27 marzo 2014

Amore, principe o rospo?

Sin da quando ero bambina ho sentito Fiabe come Cenerentola, Biancaneve, la Bella addormentata nel bosco, la Sirenetta e mille altre. E in tutte queste  le fiabe si ha un lieto fine, tute le principesse trovano il loro principe che le salva e le sposa e “vivono per sempre felici e contenti”. La cosa non mi entusiasmava da bambina come non mi entusiasma ora, per questo, la mia fiaba preferita rimane Shrek, è la storia più realistica di tutte. Bisogna conoscere la persona che si ama, ci si innamora dei difetti e dei pregi, si fa di tutto per essere all’altezza della persona amata. Ma nonostante questo spesso non basta e il rapporto diventa una “prova” da superare attraverso litigi, discussioni, anche separazioni a volte. Per vivere per sempre felici e contenti, non basta incontrare il prorpio principe azzurro, ma conoscerlo, accettarlo, sopportarlo.  Ragazze di tutte le età si innamorano della parola amore, sopportando anche quel principe che assomiglia più a un rospo che nemmeno con un bacio riesce a cambiare il proprio modo di essere.  E fanno male! Passano parte della loro vita, o anche tutta la loro vita soffrendo, nascondendo il dolore con una maschera di finto romanticismo. La popolazione maschile non è cosi piccola quanto sembra.  Magari il vostro rospo è da qualche parte nascosto o vicino a voi. Ma non tutti i rospi si rivelano principi perciò attenzione, a volte il migliore Happy End è sempararsi e vivere felici uno lontano dall’altro.


M.       

martedì 25 marzo 2014

Dove il “normale” è più importante del “felice”


Ho sempre pensato che dentro ogni donna ci sia una piccola o grande parte attratta dalle persone dello stesso sesso.  Anche io alcune volte ho avuto la curiosità di sperimentare, avere esperienze sempre nuove. Più volte ho detto al mio migliore amico di essere attratta dalle ragazze, io, che sono etero convinta. 
Le più coraggiose  osano, le più tradizionaliste seppelliscono I propri sentimenti “proibiti” negli abissi della propria coscienza, per paura di essere giudicate male dalla società o dalla famiglia che ancora guarda con diffidenza verso le coppie che hanno una relazione con lo stesso sesso. Molti paesi ancora sono molto “tradizionalisti” e puritani nell’affrontare l’argomento, per  “colpa” del modo di pensare inculcato dalle generazioni precedenti, dalla religione, o dalla massa delle persone che semplicemente odiano tutto ciò che è diverso. Questi pensieri fanno regredire la società ad uno stato di massificazione dove tutti devono essere fotocopie di altri. Dove le famiglie siano come quella della pubblicità della Nutella o del Mulino Bianco. Purtroppo la famiglia è tutt’altro che perfezione. Credo che il matrimonio sia riassumibile in una sola parola “imperfezione”. Ma di questo ne parleremo in un altro articolo, non divaghiamo troppo. Molti paesi giovani come Francia, alcuni stati degli USA,  il Canada e pochi altri purtroppo, hanno legalizzato I matrimoni tra persone dello stesso sesso e ancora meno paesi hanno reso possibile che queste persone abbiano il sacro diritto di avere una famiglia. In Italia portroppo se non ci distacchiamo dall’influenza che ha la Chiesa Cattolica sul paese e sopratutto sugli italiani e il loro modo di vedere il mondo, non potremmo dire che nel nostro modo di pensare sia più importante la parola “normale” che la parola “felice”. Per come vedo io il mondo e le altre persone,  l’importante è essere felici nella propria vita: il tempo scorre a ritmo sempre più veloce, chissà forse, per chi crede nella reincarnazione, avremo un altra vita per rimediare al tempo infelice, ma per come la vedo io, non si può essere così codardi da rimandare tutto all’infinito. La vita è una sola, siate felici fino a che potete, fino a che avete la forza di fare pazzie, fino a che non potrete dire con coraggio “ sono orgoglioso di aver avuto il coraggio di passare una vita così e non avere rimpianti”. Siate felici ora! E regalate la felicità alle persone intorno a voi anche quelle che non conoscete. Perchè guardare con diffidenza e disprezzo persone che si amano? Perchè rendere la loro vita triste solo perchè voi non avete il coraggio di liberarvi dalle catene morali imposte dalla società e religione? Perchè è questa la realtà, il resto sono scuse. Ma queste sono scelte della vita.  Purtroppo il mondo non è una telenovela argentina, e se per caso lo fosse qualcuno licenzi lo sceneggiatore.
Peace & Love

M. 

Cosa ci spinge a scrivere

Mi sono sempre chiesta cosa spinge le persone a scrivere libri, riviste o poesie... inanzitutto, scriviamo quello che conosciamo o su cosa possiamo dare un parere personale. Io, come molte persone che conosco, ho diversi pareri per lo stesso argomento, e spesso questi pareri sono diversi se non addirittura contrastanti, e questo mi ha reso difficile esprimere quello che penso. ma ora mi sono detta, perchè non scrivere, mettere nero su bianco i miei pensieri, pareri? per questo se ad un tratto, mentre leggete quello che scrivo, vi sentite confusi, spiazzati e avete la sensazione che io stia soffrendo di personalità multipla, non preoccupatevi, soffro solo di pareri multipli. ma questo ufficialmente non è un disturbo mentale no?
M.