mercoledì 21 agosto 2024

Respira

(Malinconia - Luca Carboni) 

Succede nel casino della festa, in mezzo ad una pista da ballo, una serata di quelle che dovrebbero riportarti al mondo. Farti respirare, invece a poco a poco inizi a soffocare ed è una morte lenta dell'ego.
Una trasmutazione fisica, una metamosfosi kafkiana. 
Ed inizi ad abbracciare il viaggio, più che la destinazione. 
Il fatto che nella vecchia pelle per quanto ci provi, non ci entri più come prima. Pensavi che una volta finita, bastasse tornare nelle proprie abitudini, ai soliti ritmi di quello che era stato prima. Ma ti ritrovi a soffocare dal casino, dall'alcol e per quanto tu possa essere felice, vorresti solo essere stesa sul tetto del mondo a guardare le stelle cadere. 
Sei nuda in questa nuova pelle, con il cuore completamente scoperto. Ma va bene così. 
È solo l'inizio di un nuovo viaggio. 
Va bene non sentirsi di appartenere nei vecchi posti o alle vecchie persone, di essere la stessa essenza trasfigurata in un corpo nuovo. 

Con solo una frase a riecheggiare nella cacofonia di quella pista da ballo:
 "Smettila di trattare l'amore come una malattia, non lo è."

Se al primo ostacolo ci si è arresi, vuol dire che non vale la pena sguainare la spada e fare la guerra perché sarebbe una guerra persa in partenza. 
Ma questo non rende ciò che si è provato fino a quel momento meno autentico o mal riposto. Semplicemente non è stato valorizzato o non ti è mai appartenuto davvero già in partenza. 
Fa male, ma anche quel dolore serve a qualcosa. Magari a darti quella botta di vita di fare le scelte che avevi tanto paura di fare. 
Il miglior piano è non avere più un piano, ma essere più gentile con se stessi e permettersi di sbagliare strada. 
A volte la strada che per noi è sbagliata, ci porta nei posti più impensabili. 

Noi siamo i figli delle scelte che facciamo, non di quelle che ci aspettiamo vengano fatte dagli altri nei nostri confronti. 

Ora basta solo sentire quel cuore nudo battere e permettersi di respirare. 
È solo l'inizio. 






mercoledì 17 gennaio 2024

Omnia habet finem

 Saturn - Sleeping at Last 

Le ultime settimane dell'anno sono state immerse nel chaos, ma alla fine l'ho accettato come un chaos benigno, un pretesto per il cambiamento. Un modo per uscire dalla cristallizzazione dello scorrere inesorabile del tempo. 
Ho ripreso l'abitudine di fare lunghe passeggiate al mare, con il vento freddo che toglie la sensibilità alla faccia e alle mani. 
Ho ripreso a guardare il cielo alle 3 del mattino, vedere le stelle. 
Ho ricominciato ad apprezzare le piccole cose, il sapore pungente dello zenzero, il calore del thé, l'intimo abbraccio della solitudine e del silenzio. 
Ho rallentato. 
Il mondo scorre come scorreva prima, ma questa volta sono solo un osservatore lontano, più cauto, meno emotivo. 
Svuotata da quella fame cieca di emozioni e sensazioni. E il vuoto non è mai stato così confortevole. 
La solitudine è tremendamente docile in confronto al continuo compromesso, ed è proprio vero che il nostro posto nel mondo ce lo creiamo da soli. 
Io voglio quello che la me di 6 anni voleva quando ha visto shrek per la prima volta, voglio la magia che non abbia un retrogusto di presa per il culo. 
Voglio i gesti, non per forza grandi, ma che vengano dal posto giusto. 
Voglio la verità al momento giusto, anche quando fa male. 
Mi rifiuto di ricostruire su amicizie di seconda mano, esperienze di qualcun altro.
La mia pace vale più di un'amicizia mantenuta per paura di ferire, quando lo stesso riguardo non è mai stato usato nei miei confronti. 
Negli anni ho "perso" persone importanti, che semplicemente erano uscite alla loro fermata. Mi sono devastata pensando che fosse colpa mia, magari lo è stata, ma semplicemente le cose dovevano andare così. Non posso costringere nessuno a stare al mio passo, non posso costringere nessuno a dare quello che decido di dare io. 
Ma mi rifiuto di continuare a patteggiare e trovare continui compromessi. 
A volte bisogna affidarsi al chaos, farselo amico. 
A volte basta fare un passo indietro. 
Non sto sparendo, chi sa dell'esistenza di questo spazio, saprà anche dove trovarmi. 
Io nel frattempo continuerò a cercare. 

venerdì 21 aprile 2023

Vento

 (Your mind is not your friend again - the National )


<< Distruction is a form of creation >> 

Come Don Chisciotte ho combattuto mulini a vento, fomentati solo dalla potenza distruttiva di un vento irrazionale della mia mente. 

La cosa terribile del vento è che non lo vedi, ma lo percepisci fino nelle ossa quando è il momento. Senti il colpo, come uno schiaffo gelido, ma non vedi la mano, né la sua provenienza. 

Se sei dentro ad un tornado non sai nemmeno dove sei tu la maggior parte delle volte. Ti perdi, perdi le tue sicurezze e i tuoi riferimenti. Sei lì, solo come uno stronzo a prenderti gli schiaffi gelidi di quel vento impietoso. 

Ad un certo punto apri gli occhi, perché tutto di colpo si calma e finalmente riesci ad aprire gli occhi dopo quello che sembra un'infinità di tempo. 

Riesci a respirare. 

Ti trovi nel centro del ciclone, difeso da mura insormontabili di vento che taglia come lame. 

Sei solo ma sei protetto dal mondo esterno, lì nulla può toccarti. Ti senti perfino al sicuro, fino al momento in cui capisci che la tua sfiducia verso il mondo è solo una tua proiezione. Un meccanismo di difesa per non essere ferito di nuovo. Che in realtà il vento l'hai creato tu stesso perché ferirsi da soli è più sicuro, almeno fino a che qualcuno non si fa davvero male. 

Gli avventurosi marinai che ogni giorno salpano per mare, convinti di poter sconfiggere il vento, vengono inghiottiti tristemente dall'acqua, i loro nomi completamente dimenticati. 

Ma ora siedi sulle macerie di tutto ciò che l'uragano ha distrutto, vedi che in fondo non valeva tutta quella pena. 

Bastava diradare le nuvole dei tuoi pensieri per far cessare il vento. Bastava abbassare le difese per poter essere finalmente toccati davvero. 

Che senso ha essere fatti di carne e sangue se non siamo disposti a sacrificare la nostra mortalità per la nostra anima? 

Il vento soffia ancora, ma è molto più calmo ora. 


martedì 27 dicembre 2022

Armistizio

I tuoi occhi mi perseguitano nei sogni. 
Anche se so che ci vorrà una vita intera per farci parlare di nuovo, magari andrà meglio.  
Magari riusciremo a trovare il momento giusto o la lingua che entrambi capiamo. 
Non è la prima volta che la mia anima incontra la tua e non sarà l'ultima, ci faremo del male a vicenda fino a che uno dei due sventolerà bandiera bianca. 
O si fermerà ad ascoltare l'altro. 
Fino a che uno dei due dirà che la guerra è finita. 
Ho perfino fatto una playlist per dimenticarti più volte, ma serve solo a ricordarmi che tu non ci sei. 
Dio cosa mi facevano le tue mani. 
E mi sento impazzire solo perché per un attimo ho avuto l'impressione che tu provassi lo stesso. 
Eravamo su piani diversi della stessa esistenza, ci sentivamo vicini ma per motivi diversi. 
Tu guardavi solo il presente, mentre io vedevo le epoche scorrere, dove ogni volta entravamo in collisione, senza toccarci davvero. 
Tu dici che non parliamo mai e che l'amore non funziona così. 
Allora perché provo quello che provo e tu dici di essere ferito? 
Perché non mi hai cancellato dalla tua vita con un taglio netto come se non fossi mai esistita? 


martedì 13 dicembre 2022

Silenzio

Ci sono sempre parole non dette tra persone che si toccano e si lasciano andare per sempre. 
Molti dicono che si riconoscono le prime volte ma non si riconoscono le ultime, le ultime volte le percepisci sempre: sono quelle che ti lasciano la pace dentro e la malinconia intorno. 
Guardi i suoi occhi, senti il suo odore e sai che è l'ultima volta. 
È l'ultima volta che lo vedi ridere o imbronciarsi per la stanchezza. 
È l'ultima volta che dormirete insieme, che sentirai il suo respiro nella notte e ti sentirai al sicuro dal buio. 
È l'ultima volta che farà le voci da cretino per farti ridere e per mascherare un meccanismo di difesa. 
È l'ultima volta che farete sesso, uno di quelli che ti fanno venire con solo un bacio.
 Dove vorresti perderti per sempre. 
È l'ultima occasione per parlare, per raccontagli di sacrifici e progetti che vorresti fare nella tua vita e dirgli che vorresti che ne facesse parte,  anche se dovesse non funzionare alla fine. Ma almeno per poter dire, ci abbiamo provato.
Che è uno di quelle persone che ti capisce senza parlare, che non ti fa venire le farfalle nello stomaco, ma la pace e calma. 
Che per quanto tempo passi, solo vederlo ti farà ribollire il sangue di piacere. 
Che non sarete mai solo amici. 
Che stai rovinando tutto per autoconservazione e per tutto ciò che pensavi fosse reale, in realtà è solo uno scherzo della tua mente. 
Che i grandi gesti romantici funzionano solo nei film e a volte neppure tanto. 
Che i salti nel vuoto a volte servono solo per farsi male e a volte distruggersi . 
Che senti il suo dolore e davvero non riesci a capacitarti del come sia andato tutto a troie. 
Guardi la luna calante e ti chiedi se state guardando lo stesso cielo.
Se sia potuta andare diversamente in qualche modo. 
Se ti passerà mai la paura di essere toccata di nuovo da un altro essere umano. 
Se arriverà mai il momento in cui vi guarderete solo per scoprire uno sconosciuto. 
Se ci sarà un giorno in cui uno dei due sarà abbastanza coraggioso da tendere la mano e parlare. 

mercoledì 20 aprile 2022

TARLO

È da un po' che non scrivo ed è un po' che non disegno, ma del resto ho sempre scritto per buttare fuori cose, ed è difficile buttare fuori qualcosa se sei vuoto dentro. 
Certo, il vuoto crea una sensazione di controllo e di tranquillità ma fa riemergere anche la malinconia. 
La malinconia è come un tarlo in fondo allo stomaco, lì per lì non lo vedi ma percepisci che ti sta divorando piano piano.
Ho sempre foraggiato il tarlo con sensazioni e relazioni non sempre sane e giuste, ma l'ecosistema da me creato funzionava. 
Se non puoi dare da mangiare nulla al tarlo, il tarlo continuerà a mangiarti da dentro. 
Mi sono resa conto che mi manca avere quella sensazione in fondo alla pancia che ti smuove ogni atomo del corpo, mi manca andare via di testa per un odore particolare, la chimica che ti inebria il cervello, migliore di mille droghe. 
Dove il dialogo è semplice e non scontato, dove parleresti per un'eternitá e dove basterebbe uno sguardo per strapparsi i vestiti di dosso. 
Mi manca il coinvolgimento, le cene e i giochi di sguardi. Mi mancano le serate monotone che con un gesto e una bottiglia di vino finiscono con due corpi attorcigliati sul pavimento stesso.
Per sentirmi viva ho bisogno di sentirmi senz'aria e non solo per una mano sul collo al momento giusto. 
Mi mancano i film d'epoca al cinema e le corse nel centro notturno.
Mi mancano le chiaccherate sugli scogli sotto il cielo stellato e quella fase in cui non conosci completamente l'altro ma è come se lo conoscessi da una vita. 
Di tutte queste interazioni fugaci, l'assenza di dialogo e paura di impegnarsi ne ho i coglioni pieni.
Dicono che l'amore è una storia complicata ma sono un mucchio di cazzate, ce lo dice pure la scienza. Il ritmo cardiaco accelerato è sintomo di paura o sforzo fisico e la chimica tra due persone non dovrebbe esserlo. 
Non è detto che dovremmo stare insieme per sempre, ma almeno il tempo che abbiamo, vogliamo godercelo almeno un po'? 

domenica 14 marzo 2021

Ghiaccio

La parte debilitante della depressione è svegliarsi e mattina dopo mattina cercare di rompere la lastra di ghiaccio che divide te, dal resto del mondo. 
A volte sei così stanco che rimani paralizzato dentro il tuo guscio per ore, altre mattine l'universo è più clemente e riesci a scrollarti di dosso il peso che senti nel petto e rimanere un essere umano socialmente funzionante. 
Molte volte va tutto per il meglio ed un momento dopo sei lì, paralizzato senza la possibilità di muoverti. 
Costretto ad ascoltare all'infinito le voci che vivono nella tua testa. 
Il problema principale sono proprio le voci. Qualcuno che cerca di convincerti ventiquattro ore al giorno che non sei abbastanza, che basterebbe davvero poco per cessare tutto. 
Non ti fidi più nemmeno di te stesso, né della tua sanità mentale. 
Ti elevi a caso umano. 
A persona instabile. 
Probabilmente lo sei agli occhi degli altri. 
Ti ricopri completamente di uno spesso strato di porcellana, tanto fragile, che ogni parola che senti, anche la più innocente è capace di ferirti. 
Metti in dubbio i tuoi affetti, non vedi più le persone ma le distanze, i silenzi sempre più lunghi e assordanti. 

Ad un certo punto preferisci marcire in solitudine, piuttosto che scarnificarti ogni volta alla ricerca di calore.

Puoi dubitare di qualcosa anche quando non c'è più nulla da mettere in dubbio?