venerdì 17 aprile 2020

MURI

Arrivare alla coscienza di sè stessi accettando le proprie emozioni, senza aver paura di sembrare deboli o ridicoli è il primo passo verso la sanità mentale. almeno questo è ciò che dicono.
Arriviamo tutti ad un punto di rottura dove fare le persone intelligenti non ci rende migliori ma ci affossa anche di più in un baratro di ombre e rimpianti. Ed il punto di rottura arriva inevitabilmente nell'esatto momento in cui perdiamo la spensieratezza, lasciandoci prendere da innumerevoli stronzate.

Che poi, uso il plurale maestatis per avere almeno l'illusione che ci sia qualcuno che condivida i miei pensieri almeno in parte. Roba da sfigati insomma.
Mi ha sempre affascinato il fatto che in alcune lingue esistano più parole per definire un concetto simile, ma con caratteristiche diverse: prendiamo dall'inglese "alone" e "lonely", esprimono entrambe il concetto di solitudine ma con una differenza abissale. Se nel primo caso è puramente oggettivo "l'essere da soli", nel secondo caso è un fatto puramente soggettivo come lo è il "sentirsi soli.
Quindi in momenti come questi, in cui assaggiamo la solitudine, in cui siamo connessi con chiunque vogliamo senza mai esserlo davvero, siamo soli o ci sentiamo soli?

La solitudine ha infiniti pregi, sopratutto per chi è maniaco del controllo. Non può sfuggire nulla dal tuo controllo se non c'è nessuno che incrementa il coefficiente di rischio.
Si diventa indipendenti per forza, ci si indurisce la pelle e anche il cuore. Si inalzano muri alti quasi per non farci contaminare dal resto dell'universo. Da che cosa, non l'ho ancora capito.
Allontanando tutti, si arriva al punto in cui l'indpendenza è tale da non riuscire nemmeno a piangere per la nonna morta o per percepire il dolore di un amico.
Chi è bravo a stare da solo, di solito non è molto bravo nel saper affrontare il dolore. Semplicemente, ci si chiude la porta e si butta via la chiave.
La solitudine è orgoglio, l'orgoglio di chi non deve chiedere mai. Che creperebbe piuttosto che ammettere di aver fallito.
Pian piano di perde perfino la coscienza di sè in quanto piccolo ed effimero elemento nell'universo e si diventa infinitamente egocentrici.
Chi è abituato alla solitudine, non sa più come si ama. Diventa calcolatore. Preciso matematicamente per trovare il partner perfetto per ogni esigenza, senza però più provare nulla.
Una mera facciata socialmente funzionante con un vuoto cosmico al suo interno.
La solitudine è smettere di tentare di avere una qualsiasi tipo di relazione che preveda del coinvolgimento emotivo. Passano i mesi senza che la cosa ci turbi minimamente.
Ci mentiamo dicendo "non brucia", paragonando ogni cosa a quel primo amore che non riesci a toglierti dalla testa. 
La solitudine è la calma piatta di notti insonni, passata ad ascoltare i rumori per paura di essare sopraffatta dagli incubi, troppo stanca per rimanere all'erta ma troppo tignosa per lasciar perdere.
E' quella pulce nell'orecchio che scava a fondo nel cervello, per inciderti nella materia bianca il fatto che nella vita bisogna arrivare a fare compromessi per essere felici.

Ma forse a noi la felicità ci fa schifo.

giovedì 16 aprile 2020

Giorni Imprecisati

Non sono mai stata brava a costringermi a fare qualcosa, non ho mai seguito orari. 
Durante l'ultimo periodo passo notti in bianco dove crollo solo nel momento il cui il mio cervello si rifiuta di proseguire. 
Cerco di riempire il mio tempo tenendo il cervello occupato, perché ogni volta che rimango per più di dieci minuti in silenzio, vengo pervasa dallo sconforto. Di tutte le cose che avrei potuto fare, cose che avrei potuto dire o non dire.
Troppo spesso nella vita passiamo dal dire "farò così" ad "ormai è andata così". 
Ma alla fine dei conti sto benissimo. 
Ho solo bisogno di ritrovare il piacere delle piccole cose: il profumo delle lenzuola pulite, sentire il sapore di un piatto che volevo da giorni, il semplice rimanere stesa in mezzo alla stanza in silenzio. 
Abbiamo un po' tutti L' ADHD nei confronti della vita: mille informazioni, mille cose da fare, scadenze, bollette, apparenze, l'essere positivi che se no sembri depresso. Riusciamo addirittura ad avere diverse linee di pensiero contemporaneamente, ma appena tentiamo di rilassarci, ci sentiamo fottuti. E mentre fottiamo, pensiamo a tutt'altro. 
Solo perché lasciarsi andare sembra una perdita di tempo. 
Siamo talmente coscienti della nostra natura effimera e transitoria che nemmeno ci preoccupiamo di fare qualcosa che la renda autentica. 

O magari, non ne abbiamo solo le palle.