martedì 23 ottobre 2018

Accontentarsi

Ci sono persone, come me che da quando hanno memoria sentono un grande vuoto dentro.
Un vuoto siderale, che potrebbe avere mille ragioni di esistere, o magari non avercene nessuna.
Però è lì.
Un momento sei felice e il momento dopo ti ritrovi a fregartene altamente di tutto e tutti. Va a ondate, a maree.
I momenti di felicità si trasformano in attimi contabili sulle dita di una mano e la soddisfazione diventa una sete inestinguibile.
E il problema di tutto ciò è che non sarai mai felice, né con te stesso, né con nessun altro.
Non è nemmeni qualcosa che altri ti possono insegnare o trasmettere, e nemmeno qualcosa che puoi imparare da solo.
È lì.
Mia madre dice sempre che le persone come me hanno molta più sensibilità degli altri, ma non credo possa essere vero, perché quando non ti senti vivo, non puoi sentire nulla.
È un po' come essere in coma. Senti tutto ciò che è intorno a te ma ne sei completamente estraneo.
La sensibilità forse è quella cosa che tutti i giorni ti mangia dentro, ti logora fino a che non senti più nulla.
Sentire troppo per non sentire più nulla.
Un temporale estivo, tanto casino e poi nulla.

Il musicista invece, una volta mi disse che il segreto per placare la fame è accontentarsi.
Potrebbe avere senso.
Continuare la vita adulta sempre nella stessa direzione.
Trovarsi un lavoro mediocre che ti rovina il fegato e il sonno, per poterti pagare un appartamento vuoto.
Stabilizzarsi. Anche con la prima persona che è troppo spaventata per avanzare sola.
Avere figli che non hai mai voluto e che magari non puoi nemmeno permetterti.
Rioercorrere i giorni ancora, ancora, ancora, fino a farti vomitare l'anima, che ormai ti sei venduto per la stabilità.
Sei un encefalogramma piatto e ancora non lo sai.
La tua vita scorre e tu sei fermo. Morto ancora prima di tirare le cuoia.
Non mi sembra molto alettante come piano.
Del resto, di qualcosa bisogna pur morire, ma per qualcosa bisogna pur vivere.
Per me è semplice, sono un cliché che cammina, le canzoni nel letto, il whiskey, la buona cucina, il vino e l'arte.
Alla fine, non cerchiamo tutti qualcosa più grande di noi da tutta la vita?

mercoledì 17 ottobre 2018

Respiro

Una volta tanto avevo torto.
Uscire dallo stato di confusione totale, interrotta a momenti dalla sincope vagale che in quel momento sembrava essere la cosa più vicina alla realtà.
Dormire.
Incredibile del come le situazioni abbiano il potere di controllare la nostra esistenza.
Che alla fine parlare, non uccide mai nessuno.
Che il modo migliore per affrontare il dolore e affrontarlo direttamente e lasciarlo fluire.
Ciò che ci distingue da un cadavere è appunto la capacità di poter sanguinare.

Da un altro essere umano, che si accende una sigaretta e ti guarda, mentre perdi te stesso in un momento.

Mentre il peso dell'universo ti schiaccia con la faccia contro il cuscino.
Una persona "rotta" come lo sei tu. Chi altro può capire e redimere quello che stai passando?
Il dolore va via scemando, alla fine mi sono trovata, lì.
In un letto troppo piccolo per due, ma perfetto per annientare ogni tipo di distanza.
Avevo ragione sul come guarire invece.
Chi l'avrebbe mai detto che l'ultima persona al mondo a volere qualsiasi interazione umana, possa  anche essere la persona che abbia sentito più vicino in assoluto.
Forse funziona perchè riusciamo a raggiungere un qualsiasi tipo di equilibrio, che non ci porta a distruggerci a vicenda, forse perchè è tutto più facile risolvere le cose in quella maniera, forse sopratutto per me.

'Sono qui, ora. Ma sei libera. Sono libero'

E io finalmente faccio il primo respiro, dopo mesi di apnea.
Sta volta senza nessuna chitarra che suona, solo il respiro regolare del sonno nella notte.


mercoledì 10 ottobre 2018

If I had a heart

This will never end 'cause I want more
More, give me more
Give me more

La sensazione di affogare, mentre tentacoli d' acqua cercano di non farti riprendere aria.
Boccheggi alla ricerca di ossigeno, mentre i polmoni si riempiono piano di sale e acqua.
Si può essere capaci di innamorarsi dopo che il cuore non emette nessun battito?
Essersi affogati e comunque continuare ad avere la sete inestinguibile.
Annaspare persone, come se fossero aria, agonizzare nel capire che non sono altro che acqua e sale.
Micro bolle d'aria che potrebbero portare ad un embolia gassosa, in un tumultuoso mare di casini, forse il migliore modo per tornare a galla è smettere di agitarsi sott'acqua.
La verità è che quando muori, non lo sai, non te ne accorgi, non è come essere morti-morti. Respiri, cammini, sorridi, ma il tuo cuore non batte più.
Eppure ricordo l'ultima volta che mi sono sentita viva.
Ero stesa su un letto da una piazza, tanto vicina all'universo da sentirlo vibrare mentre suonava una canzone di Lana del Rey. Amavamo entrambi Lana.
E mentre lui suonava, non c'era posto dove io avessi voluto stare.
Tutto il casino spariva, tutta l'incertezza per il presente e il futuro non sembrava fare così schifo.
L'universo era fermo in quel letto.
Vivevamo al buio di quelle serate, dove tutto avrebbe potuto rimanere così per sempre.
Ma le cose non rimangono mai così come sono.
Del resto, non si può pretendere di vivere per sempre.