Una volta tanto avevo torto.
Uscire dallo stato di confusione totale, interrotta a momenti dalla sincope vagale che in quel momento sembrava essere la cosa più vicina alla realtà.
Dormire.
Incredibile del come le situazioni abbiano il potere di controllare la nostra esistenza.
Che alla fine parlare, non uccide mai nessuno.
Che il modo migliore per affrontare il dolore e affrontarlo direttamente e lasciarlo fluire.
Ciò che ci distingue da un cadavere è appunto la capacità di poter sanguinare.
Da un altro essere umano, che si accende una sigaretta e ti guarda, mentre perdi te stesso in un momento.
Mentre il peso dell'universo ti schiaccia con la faccia contro il cuscino.
Una persona "rotta" come lo sei tu. Chi altro può capire e redimere quello che stai passando?
Il dolore va via scemando, alla fine mi sono trovata, lì.
In un letto troppo piccolo per due, ma perfetto per annientare ogni tipo di distanza.
Avevo ragione sul come guarire invece.
Chi l'avrebbe mai detto che l'ultima persona al mondo a volere qualsiasi interazione umana, possa anche essere la persona che abbia sentito più vicino in assoluto.
Forse funziona perchè riusciamo a raggiungere un qualsiasi tipo di equilibrio, che non ci porta a distruggerci a vicenda, forse perchè è tutto più facile risolvere le cose in quella maniera, forse sopratutto per me.
'Sono qui, ora. Ma sei libera. Sono libero'
E io finalmente faccio il primo respiro, dopo mesi di apnea.
Sta volta senza nessuna chitarra che suona, solo il respiro regolare del sonno nella notte.
Uscire dallo stato di confusione totale, interrotta a momenti dalla sincope vagale che in quel momento sembrava essere la cosa più vicina alla realtà.
Dormire.
Incredibile del come le situazioni abbiano il potere di controllare la nostra esistenza.
Che alla fine parlare, non uccide mai nessuno.
Che il modo migliore per affrontare il dolore e affrontarlo direttamente e lasciarlo fluire.
Ciò che ci distingue da un cadavere è appunto la capacità di poter sanguinare.
Da un altro essere umano, che si accende una sigaretta e ti guarda, mentre perdi te stesso in un momento.
Mentre il peso dell'universo ti schiaccia con la faccia contro il cuscino.
Una persona "rotta" come lo sei tu. Chi altro può capire e redimere quello che stai passando?
Il dolore va via scemando, alla fine mi sono trovata, lì.
In un letto troppo piccolo per due, ma perfetto per annientare ogni tipo di distanza.
Avevo ragione sul come guarire invece.
Chi l'avrebbe mai detto che l'ultima persona al mondo a volere qualsiasi interazione umana, possa anche essere la persona che abbia sentito più vicino in assoluto.
Forse funziona perchè riusciamo a raggiungere un qualsiasi tipo di equilibrio, che non ci porta a distruggerci a vicenda, forse perchè è tutto più facile risolvere le cose in quella maniera, forse sopratutto per me.
'Sono qui, ora. Ma sei libera. Sono libero'
E io finalmente faccio il primo respiro, dopo mesi di apnea.
Sta volta senza nessuna chitarra che suona, solo il respiro regolare del sonno nella notte.
Nessun commento:
Posta un commento