È tanto difficile essere amati?
giovedì 27 dicembre 2018
venerdì 9 novembre 2018
Sobria
Da che ricordo, da quando ho sentito il vuoto incolmabile, l'ho sempre cercato di affogare in qualche maniera. Solitamente con qualcosa di alcolico che mi rendesse annebbiata abbastanza da non sentire nessuna terminazione nervosa.
Ora ho quasi smesso di bere del tutto, forse sto crescendo, forse il mio corpo dice che è ora di smetterla per qualche meccanismo di autocoservazione.
Forse non ne ho più bisogno.
Anche se in questo preciso momento desidero avere un super alcolico qualunque, solo per poter organizzare le parole in modo che siano comprensibili i miei sentimenti.
Non c'è musica, e non c'è armonia.
Sono solo pensieri buttati alla rinfusa.
E la mia musa, è la da qualche parte che cattura mosche, dove di mosche non ce ne dovrebbero essere.
È qui che sono sempre caduta di faccia.
Ho sempre scambiato per amore, l'ispirazione che le persone intorno a me mi riuscivano a dare. Quel regalo immenso che trovavo in mezzo a dettagli che nemmeno loro pensavano di avere.
Iniziavo a non averne mai abbastanza, come una sete inestinguibile di conoscenza, di movimenti, di parole, musiche.
Magari l'ispirazione e l'amore sono due cose completamente diverse o forse sono la stessa cosa.
A modo mio, ho amato ognuna di quelle persone, che in qualche maniera sono riuscite a smuovere qualcosa che prima era statico.
Al momento mi sento una pazza che lancia frasi sconclusionate, cose senza senso.
Ma giuro che perdono credibilità solo nel momento in cui le scrivo.
Credo che con la sobrietà, la differenza tra periodico e duraturo, tra ispirazione e amore si sia fatta più netta.
È un tipo diverso di perdizione che sto cercando.
Nel mio cuore non c'è incisa nessuna faccia, nessun nome.
È terra di nessuno.
La felicità non riguarda la tranquillità ma la pace.
Perché l'ispirazione è densa, spossante, troppo tumultuosa per un anima sensibile.
È il prezzo della creatività.
La tranquillità, è in un letto a Bologna.
Ma la pace ha la forma dei lividi al chiaro di una sigaretta a Forlì.
Perché devi dare ogni briciolo di energia che hai nel corpo per poter creare qualcosa di bellissimo.
Dalla quiete non nasce nulla.
martedì 23 ottobre 2018
Accontentarsi
Ci sono persone, come me che da quando hanno memoria sentono un grande vuoto dentro.
Un vuoto siderale, che potrebbe avere mille ragioni di esistere, o magari non avercene nessuna.
Però è lì.
Un momento sei felice e il momento dopo ti ritrovi a fregartene altamente di tutto e tutti. Va a ondate, a maree.
I momenti di felicità si trasformano in attimi contabili sulle dita di una mano e la soddisfazione diventa una sete inestinguibile.
E il problema di tutto ciò è che non sarai mai felice, né con te stesso, né con nessun altro.
Non è nemmeni qualcosa che altri ti possono insegnare o trasmettere, e nemmeno qualcosa che puoi imparare da solo.
È lì.
Mia madre dice sempre che le persone come me hanno molta più sensibilità degli altri, ma non credo possa essere vero, perché quando non ti senti vivo, non puoi sentire nulla.
È un po' come essere in coma. Senti tutto ciò che è intorno a te ma ne sei completamente estraneo.
La sensibilità forse è quella cosa che tutti i giorni ti mangia dentro, ti logora fino a che non senti più nulla.
Sentire troppo per non sentire più nulla.
Un temporale estivo, tanto casino e poi nulla.
Il musicista invece, una volta mi disse che il segreto per placare la fame è accontentarsi.
Potrebbe avere senso.
Continuare la vita adulta sempre nella stessa direzione.
Trovarsi un lavoro mediocre che ti rovina il fegato e il sonno, per poterti pagare un appartamento vuoto.
Stabilizzarsi. Anche con la prima persona che è troppo spaventata per avanzare sola.
Avere figli che non hai mai voluto e che magari non puoi nemmeno permetterti.
Rioercorrere i giorni ancora, ancora, ancora, fino a farti vomitare l'anima, che ormai ti sei venduto per la stabilità.
Sei un encefalogramma piatto e ancora non lo sai.
La tua vita scorre e tu sei fermo. Morto ancora prima di tirare le cuoia.
Non mi sembra molto alettante come piano.
Del resto, di qualcosa bisogna pur morire, ma per qualcosa bisogna pur vivere.
Per me è semplice, sono un cliché che cammina, le canzoni nel letto, il whiskey, la buona cucina, il vino e l'arte.
Alla fine, non cerchiamo tutti qualcosa più grande di noi da tutta la vita?
mercoledì 17 ottobre 2018
Respiro
Uscire dallo stato di confusione totale, interrotta a momenti dalla sincope vagale che in quel momento sembrava essere la cosa più vicina alla realtà.
Dormire.
Incredibile del come le situazioni abbiano il potere di controllare la nostra esistenza.
Che alla fine parlare, non uccide mai nessuno.
Che il modo migliore per affrontare il dolore e affrontarlo direttamente e lasciarlo fluire.
Ciò che ci distingue da un cadavere è appunto la capacità di poter sanguinare.
Da un altro essere umano, che si accende una sigaretta e ti guarda, mentre perdi te stesso in un momento.
Mentre il peso dell'universo ti schiaccia con la faccia contro il cuscino.
Una persona "rotta" come lo sei tu. Chi altro può capire e redimere quello che stai passando?
Il dolore va via scemando, alla fine mi sono trovata, lì.
In un letto troppo piccolo per due, ma perfetto per annientare ogni tipo di distanza.
Avevo ragione sul come guarire invece.
Chi l'avrebbe mai detto che l'ultima persona al mondo a volere qualsiasi interazione umana, possa anche essere la persona che abbia sentito più vicino in assoluto.
Forse funziona perchè riusciamo a raggiungere un qualsiasi tipo di equilibrio, che non ci porta a distruggerci a vicenda, forse perchè è tutto più facile risolvere le cose in quella maniera, forse sopratutto per me.
'Sono qui, ora. Ma sei libera. Sono libero'
E io finalmente faccio il primo respiro, dopo mesi di apnea.
Sta volta senza nessuna chitarra che suona, solo il respiro regolare del sonno nella notte.
mercoledì 10 ottobre 2018
If I had a heart
This will never end 'cause I want more
More, give me more
Give me more
La sensazione di affogare, mentre tentacoli d' acqua cercano di non farti riprendere aria.
Boccheggi alla ricerca di ossigeno, mentre i polmoni si riempiono piano di sale e acqua.
Si può essere capaci di innamorarsi dopo che il cuore non emette nessun battito?
Essersi affogati e comunque continuare ad avere la sete inestinguibile.
Annaspare persone, come se fossero aria, agonizzare nel capire che non sono altro che acqua e sale.
Micro bolle d'aria che potrebbero portare ad un embolia gassosa, in un tumultuoso mare di casini, forse il migliore modo per tornare a galla è smettere di agitarsi sott'acqua.
La verità è che quando muori, non lo sai, non te ne accorgi, non è come essere morti-morti. Respiri, cammini, sorridi, ma il tuo cuore non batte più.
Eppure ricordo l'ultima volta che mi sono sentita viva.
Ero stesa su un letto da una piazza, tanto vicina all'universo da sentirlo vibrare mentre suonava una canzone di Lana del Rey. Amavamo entrambi Lana.
E mentre lui suonava, non c'era posto dove io avessi voluto stare.
Tutto il casino spariva, tutta l'incertezza per il presente e il futuro non sembrava fare così schifo.
L'universo era fermo in quel letto.
Vivevamo al buio di quelle serate, dove tutto avrebbe potuto rimanere così per sempre.
Ma le cose non rimangono mai così come sono.
Del resto, non si può pretendere di vivere per sempre.
lunedì 13 agosto 2018
Ursa Minor
Pablo's blues - Gare du Nord
"Babe, it's goin' to be rainin' outdoors"
La piccola Orsa Minore, un ammasso di stelle così vicine da racchiudere forse, quella che è la verità del Cosmo.
Veglia su di me quella piccola costellazione, mentre l'alba avanza, irruente, troppa luce, troppa per quello che potrei sopportare ora.
Perfino l'antifurto della macchina, di chissà chi, sembra andare a ritmo di una canzone, ipnotica.
Mentre ballo, senza muovermi dal pavimento, mentre sento il freddo insinuarsi tra i miei capelli bagnati e la malinconia, tra le mie ossa.
Tutti vogliono quello che vorrebbero avere.
Persino un dio, fatto uomo, inginocchiato davanti a sé, con gli occhi azzurri, chiusi in preghiera, davanti al tempio che in realtà è il tuo corpo.
Ho ancora quadri su di lei appesi tra le mura bianche della mia vita, ma ormai hanno poca importanza.
Sono solo testimoni.
Di quel dio diventato uomo, per espiare i miei peccati.
Uno dei tanti redentori, tatuato e abbronzato, chino in preghiera su di me.
Non è forse l'orgasmo, l'espiazione delle colpe più indicata?
Non è forse il momento in cui puoi toccare dio con mano, sfiorarlo, sentirne le carni e dire, "ora posso cessare di esistere"?
Eppure, è iniziata così, come un gioco.
Non è forse fatta la nostra carne, di peccati carnali e di forti passioni?
Che ne dici, pioverà questa notte?
O forse non è stagione delle confessioni?
Forse dovremmo aspettare, anche se i tuoi occhi dicono che non vedono futuro.
Forse è tutta colpa di ciò che non riusciamo a vedere laddove guardiamo.
Forse dovremmo essere più puri, e meno sterilizzati dall'alcol che ingeriamo.
Troppi forse, in un culto, che, destabilizza le mie viscere e la mia mente.
Forse eravamo schiavi di quelle notti di perdono, forse siamo schiavi ora, in questa notte di peccato.
Eppure, magari pioverà questa notte.
sabato 4 agosto 2018
Led Zeppelin
È come se la cosa più bella che mi sia mai capitata, avesse il ritmo di una canzone dei Led Zeppelin.
Quell'incertezza, dei sentimenti che riesce a suscitarti. Non riesci proprio a capire se è malinconia dovuta al fatto che ne fai parte, ma come ascoltatore, o al totale piacere che ne trai ascoltandola. Un senso di pace. Come se ogni fottutissima cosa andasse al suo posto.
Eppure, non riesci a raccapezzarti in quel fottuto ordine.
Emotivamente contrastante, come se avessi troppo freddo, ma non riuscissi a scaldarmi.
Con quegli occhi così fottutamente chiari ma ambigui.
Così magnetici da riuscire a farmi dimenticare ogni cosa, renderla un contorno.
Così tanto penetranti da farmi sentire l'ultima delle coglione.
Ubriaca, nuda, mentre sono fuori età sia per lui, che per i Led Zeppelin.
Solo gli innamorati, infondo si sentono dei gran coglioni.
sabato 28 luglio 2018
Pioggia
Gli odori mi hanno sempre dato l'impressione più veritiera delle persone.
Credo sia una questione di compatibilità genetica di qualche tipo. Siamo portati a rincorrere un certo tipo di odori, un certo tipo di feromoni.
Per quanto strano possa essere, ma sono anche convinta che gli odori abbiano un legame nel modo in cui le persone percepiscono se stessi e gli altri. Forse addirittura un modo diverso di vedere le cose.
Veniamo richiamati come animali, da quell'odore che non se ne vuole andare dalle narici, ma che anzi, continui a cercare anche quando se ne va.
Senti la pelle tendersi al passaggio delle mani fatte d'aria, mentre la tua mente proietta ciò, a cui associ maggiormente un odore.
Perché, come potresti descrivere un odore se non con un'immagine?
Senti quasi il calore di quelle mani immaginarie. La visione di occhi così chiari da volerci affogare dentro.
Perché se è vero che l'anima sta negli occhi, dagli occhi blu vedi ogni cosa.
Anche se nello stomaco, hai comunque la sensazione che, tu che vedi, non riesca a cogliere completamente l'immagine di chi c'è dentro.
Ti vengono in mente mille canzoni, di quelle che hanno cantato e scritto persone nate e morte prima della tua nascita, ma che portano l'emblema e la carica della rivoluzione sessuale.
Che in quel frangente di attimo sembra fermarsi solo per amplificarsi a dismisura.
Fermi.
Le mani, i denti, le bocche, e perfino le lingue, come calde lumache, che lasciano la scia di leggere scariche elettriche, come piccoli temporali, su per il collo, viaggiando giù fino all'ombelico.
Perché poche persone capiscono la pioggia, il leggero raffreddamento del resto del mondo, il riscaldamento dei corpi. Chi la capisce, esce al primo accenno di gocce, si espone, si bagna.
E Mentre rimani lì, sotto la pioggia a fare le chiacchere, come se fosse la giornata più bella dell'estate, senti quell'odore.
Fatto di pioggia su asfalto caldo.
Il temporale estivo.
E come un temporale estivo, non sappiamo quanto potremmo durare.
Ed è lì il bello.
Perché infondo, io e lui, potremmo essere questo: pioggia, pelle salata, tabacco e metallo.
giovedì 12 luglio 2018
Notte
You want it darker - Leonard Cohen
La notte è quel silenzio che non è così fottutamente artificiale, quello che non ti fa sentire nient'altro che i tuoi pensieri. È il silenzio che ti fa ascoltare quello che alla luce del sole non ha importanza.
Ti sei mai fermato ad ascoltare il respiro di qualcuno con il sole ad accecarti?
La notte è buia, per farti percepire quello che gli occhi rifiutano, ma che la pelle esige.
La notte è nuda, per farti sentire ovunque l'alito del vento che lambisce ogni pezzo di pelle che hai addosso.
La notte è una linea nera su un foglio bianco, una linea di un nudo, che nemmeno conosci e nemmeno ti interessa, ma che al momento condivide con te la luce della luna.
La notte ha il sapore del vino e delle labbra che sanno di sigaretta.
La notte non ha pretese, è dove le promesse valgono solo la posizione delle stelle.
La notte è l'istante, quello che non ha importanza al futuro ma che è fomdamentale ora.
Guardatevi perciò, dal condividere la notte con qualcuno che non capisce le volte celesti e che non vuole sentirsi piccolo dalla grandezza del suo ego.
Perché eppur si muove, la nostra anima attraverso ciò che il sole non vede.
mercoledì 27 giugno 2018
Volume
La luna piena che gioca a nascondino con la mia faccia.
Aria fresca, quasi fredda per essere giugno quasi finito.
Silenzio.
Un susseguirsi di immagini e colori, ma in muto.
Solo qualche parola riesce a scappare ogni tanto all'afonia generale, come la luna mostra la sua faccia, ogni tanto tra le nuvole.
Potrei essere in un altro pianeta o in un'altr dimensione e nessuno riuscirebbe ad accorgersi.
Tutto è così fottutamente distante.
Tutto tranne la distanza stessa.
Non riesco ridare volume a niente, ma nemmeno ci sto provando.
Così contenta di essere statica e piatta ma schifosamente insoddisfatta.
Un cardiogramma piatto, emotivamente stabile.
Morto.
Chissà se riuscirà ad arrivare una scarica elettrica prima che il rigor mortis faccia il suo dovere?
Eppure mi chiedo, se alla fine, anche tu guardi ancora la luna ogni tanto.
sabato 16 giugno 2018
Dinamica
"Una delle parti fondamentali della meccanica, che studia il movimento dei corpi in relazione alle cause che lo determinano"
Per una persona schifosamente abitudinaria, anche se le mie abitudini hanno durata più o meno breve, accetto in modo strano i cambiamenti. In un concetto paradossale di accettazione per necessità e di rifiuto di abbandonarsi all'ignoto del cambiamento.
Le persone cambiano come cambiano le abitudini.
Le abitudini cambiano perché cambiano le persone.
In questo preciso momento della mia esistenza, sto subendo quella che in biologia viene chiamata metamorfosi.
Cambiamento dinamico di ciò che si è, per necessità che non dipendono soltanto da noi ma da ciò che ci circonda.
La necessità di adeguarsi alla casella per noi prestabilita da un'infinita serie di probabilità, che collide contro ciò che le possibilità non dicono. Ciò che è ignoto, una sorta di antiprobabilità che per il principio della simmetria quantistica dovrebbe esistere per forza.
La ricerca che di tale antiprobabilità metterebbe a prova l'equilibrio mentale di chiunque, sopratutto di chi è abitudinario.
Chi è statico.
Ma la staticità a questo universo, non sembra andare a genio.
Basta imparare alla volubilità del corso degli eventi.
Perché forse, se di un'infinità di probabilità ci è rimasta questa, un motivo dovrebbe esserci.
mercoledì 6 giugno 2018
I Feel better when the Winter is gone
November was white, December was grey _ Say Hi
Mi è sempre piaciuto l'inverno, il freddo, la neve, i maglioni.
Più o meno fino a quest anno.
L'inverno è solo letargo, rotolarsi nel letto, uscire e congelarsi le dita per rispondere a messaggi che fanno sorridere.
L'estate è il cambiamento.
Decidere di affogare nella pece nera del mare di notte e guardare la luna, stare svegli fino a tardi, guardare le stelle su uno scoglio, fare abbinamenti gastronomici discutibili, rubare baci, togliersi i pochi vestiti rimasti.
Poche persone riescono a capire l'estate.
E la persona che mi ha spiegato l'argomento è l'unica che mi manca ora, anche se é sbagliato, anche se probabilmente è andata avanti, come ho fatto io.
L'estate è bella così. Va bene così, ma rimane un posto vuoto alla mia sinistra sul divanetto del bar.
Manca quel qualcosa di complesso, come tirare un respiro dopo essere stati sott'acqua un'eternità.
Come dicevo, l'estate è cambiamento.
A questo punto l'universo mi sta dicendo che devo svegliarmi dal letargo e aprire i dannati occhi. Il mondo è enorme, e in questo momento non c'è proprio nulla che mi possa tenere ancora legata a questo posto.
Però anche volendo, non posso cancellare le stelle dal cielo.
venerdì 1 giugno 2018
Comfortably Numb
'Well I can ease your pain
Get you on your feet again
Relax
I'll need some information first
Just the basic facts
Can you show me where it hurts?'
Confusamente Annebbiata la mente, mentre gli occhi scrutini nel buio le dita, mentre si muovono sul legno e suonano il metallo, con gli occhi chiusi come se illustrassero il disegno divino.
Come se le note fossero parole gettate a caso, ma senza nessun errore.
Gli occhi senza colore nel buio più nero, alterato dalla luce della luna, cercano ogni movimento, di quelle dita e di quegli occhi chiusi in preghiera, ma senza proferir parola, rivolta all'Universo.
Le mie mani vaneggiano tra il legno e la pelle, mentre continuo a sentire la risonanza del metallo che suona sulle dita,
Mentre l'eco dei corpi ancora caldi, reverbera ancora nella stanza, come una dolce sinfonia silenziosa di una mente leggermente ubriaca colpita d'improvviso da una sindrome di Stendhal.
Paralizzata dalla bellezza di ogni odore e ogni suono, che determina che lì e in quel momento, sia l'unica probabilità possibile in quell'istante.
sabato 19 maggio 2018
Didelphidae
Da qualche parte nello spazio, galleggia Giove.
Da qualche parte galleggio io.
A volte è come nell'arte.
Tutto ciò che facciamo sembra merda, Perché siamo troppo preoccupati di creare un capolavoro.
Vogliamo l'onnipotenza di dio.
Ma è proprio che quando mandiamo tutto a fanculo, quando decidiamo di tagliare con corto con tutto e ci lasciamo trasportare dalla leggera marea delle onde cosmiche.
Sentiamo noi stessi, ed è la cosa più vicina a dio che potremmo mai incontrare.
Gli opossum hanno capito tutto della vita: a volte per riuscire a sopravvivere bisogna fingersi morti.
domenica 6 maggio 2018
Acqua
È un periodo strano, così denso e rapido da non accorgermi dello scorrere del tempo generale. Come se tu fossi completamente fermo e fossilizzato su un momento specifico, che tutto intorno continui a correre, ma ormai senza di te.
Sei lì, respiri, leggi, studi, mangi.
Ma non fai niente per sentirti vivo.
Perché se lo fai, rischi di crollare, accartocciarti su te stesso e forse scomparire.
Non sopporto il rumore di sottofondo, ma non saprei nemmeno gestire il silenzio, di gran lunga più assordante.
Che sia questa la pace?
Totale assenza di impulsi elettrici nel più bianco, niente.
Siamo una generazione senza fortuna, diceva qualcuno.
Insoddisfatti e lenti, incapaci di stare al passo con i tempi moderni, la crescita esponenziare delle scoperte e del progresso.
Bimbi persi.
Che cercano i propri simili in una marea di occhi vuoti.
Tristi ma con l'universo in testa.
Soli, ma con chiunque a portata di mano.
Conversazioni silenziose, nelle nostre piccole Isole, tagliate fuori dal Continente.
Diventiamo tante piccole rocce, dalle menti contorte, troppo impegnati a pensare da non accorgerci dell'acqua che porta via pezzi di noi.
Mentre cerchiamo solo qualcuno che ci tenga per mano, senza infilarci un coltello a tradimento.
Troppo preoccupati a non legarci,
la tristezza non la sappiamo gestire,
Troppo occupati a perderci dentro qualcuno,
per poi non saper tornare indietro senza affogare.
E anche quando siamo al sicuro, sulla terraferma, tratteniamo il fiato, immaginandoci l'acqua, che tanto ci faceva sentire vivi, in quel ultimo respiro.
venerdì 20 aprile 2018
Sogni
La cosa che più mi mette in uno stato di agitazione, misto a fastidio, misto a malessereè il dubbio.
Dubbio riguardante qualsiasi cosa, che vada dai dubbi esistenziali, a quelli di natura emotiva.
Il dubbio più grande rimane la fiducia, chi lasciare entrare nella propria esistenza e a chi sbattere la porta in faccia.
Odio i discorsi indefiniti, le parole dette e poi ripescate, mi confondono. Sopratutto se i gesti dicono altro.
Mi confondono i silenzi, mi feriscono i silenzi, proprio perché trasudano di dubbi.
Mi turba l'emotività altalenante, anche se sono la prima a dire di essere emotivamente instabile.
Mi destabilizzano i sogni che spesso si avverano, come se il mio subconscio fosse più saggio di me.
Il chi va là perennemente innescato.
Tendo al masochismo in fatto di relazioni, solo perché lì per lì mi sembra una buona idea, solo perché vedo luce negli occhi di quella persona.
Mi faccio mille paranoie sul peso delle parole e dei gesti, se i conti tornano o se è tutto un casino.
L'attesa non è il mio forte, se non ho in mente l'esito.
Ma l'esito spesso non si può né prevedere, né forzare.
L'esito al momento è cercare di essere il più felice possibile, il più tranquilla possibile.
Gli struggimenti alla Baudelaire o alla Leopardi, non porterebbero da nessuna parte.
Se si vuole qualcosa basta dirlo.
Faccio schifo in tempistiche, nei modi, ma i miei desideri li sanno perfino le falene.
giovedì 29 marzo 2018
Falene
Nei monenti di peggior sconforto, ho iniazato a ad avere sempre lo stesso rituale, quasi maniacale.
Indipendentemente dall'ora o dal tempo, vado al porto, mi stendo sempre sullo stesso scoglio, guardo Cassiopea, il Gramde Carro, mi accendo una sigaretta.
Il mare mi aveva detti di smettere, facendomi perdere per sempre il portasigarette argento.
Ma, come sempre, continuo a fare quel che voglio.
Anche se fumare, è come avvelenarsi l'anima con le proprie mani. Ma il solo gesto, il solo primo tiro, riesce a riportare la pace di ogni senso.
È tremendamente assurdo del come troviamo conforto nei gesti e non nelle persone.
Del resto, scrivere, al porto a quest'ora è un po' da sfigati. Di chi stiamo parlando?
La Luna, persino sta sera, mi guarda con quel faccione triste e si burla.
Mi guarda, guardare le stelle, ne nasconde alcune ma le cinque più importanti, sono lì in bella vista.
Per dirmi ancora una volta che avevano ragione loro, che il problema non sono le persone che mi circondano, ma forse sono solo io, che cerco di distruggere ogni cosa bella oer paura che prima o poi finisca, solo perché sono talmente cieca da non accorgermi di niente prima che sia troppo tardi.
Chissà quanti desideri ho affidato alle falene, solo perché le immaginavo stelle cadenti.
Alla fine, è pace, è buio.
Sono io e la Luna.
Sono le stelle.
La fugacitá di un temporale all'orizzonte.
lunedì 26 marzo 2018
Luna Sinistra
Non vedo nulla al buio, per quanto mi sforzi, eppure le mie mani si ricordano la tua immagine, con lo sfondo di una notte estiva.
Ricordo l'intreccio del colore dei pizzi e il sapore salato della tua schiena,
Il solletico rivelatore dei tuoi lunghi capelli sulla pancia e sul collo.
La profonditá di quei morsi viola sul collo, e le dita che giocavano con ogni mia terminazione nervosa.
Il buio passato sul pavimento, gli occhi brillanti di luna, che mi facevano paura, perché riuscivano vedermi l'anima anche senza guardarmi.
Lo senti questo battito nel silenzio della notte?
Lo senti il soffio del Libeccio, toccarti delicatamente la schiena nuda?
martedì 20 marzo 2018
Pioggia
Something in the Way - Nirvana
Quando piove, non c'è un anima che cammina in riva al mare, al buio, nessuno che guarda i tramonti che non ci sono.
Il freddo che entra nelle ossa e le minuscole goccioline di pioggia che cadono ovunque, cercando di lavare via i tuoi peccati vestigiali.
Le onde si infrangono con la stessa cadenza del violoncello mentre una voce ipnotica, si lamenta, che c'è qualcosa nella via che stiamo attraversando.
Il fumo bagnato, il nero della pece che si fonde tra terra e mare, mentre perdo l'uso delle mani.
Perdo il tatto, ma sento il freddo nelle ossa, è ancora il periodo delle nocche blu, anche se i ciliegi sono già in fiore da un po'.
Il corpo siederá sulla panchina arrugginita dalla salsedine, mentre l'anima ballerá sugli scogli, cercando le stelle, fino a rompersi il collo e cadere in mare.
domenica 11 marzo 2018
Costellazioni
Non sei tu - Gazzelle
Una delle tante massime buddiste, dice che ogni cosa che rompe il tuo equilibrio interiore, ha una ripercussione sul nostro equilibrio esteriore.
Se sei in bilico interiormente, il tuo mondo esteriore ne risentirà e ti sembrerá di precipitare nel vuoto.
Nella sfiga.
Nel caos.
In tutto ciò che potrebbe succedere, ma che poi succede davvero.
E i giorni restano, restano ma tu non torni più.
Se prima la tua presenza mi scardinava da ogni sicurezza, la tua assenza, adesso, fa in modo che mi senta completamente in bilico, da almeno due mesi e ventitré giorni. Come se il tempo scorresse, più velocemente intorno, ma rimanesse completamente fermo, qui.
A volte penso che potrei impazzire, che forse sono andata fuori di testa e tutto questo è il parto di una mente malata.
Poi ripenso a quando vedevo me stessa riflessa nei tuoi occhi così grandi.
Dei baci su una panchina buia, come adolescenti presi da quell'aria frizzante, piena di desiderio.
Come se tutto potesse ancora accadere.
Ho paura di rimanere fuori dal tempo, fino a lasciar passare giorni enesorabili, guardando al passato, a quei ricordi di pizzi neri e di sguardi carichi di tenerezza.
In quegli occhi ero solo io, spogliata di finta sicurezza e finta boria.
Rimanevo solo un pulcino, completamente bagnato.
Non ero i pizzi e non ero la pelle.
Gli occhi vagavano oltre.
Vedevano oltre.
Eravamo due corpi alla luce della luna stesi sul pavimento.
Eravamo due mani intrecciate alla luce della prima pioggia.
Eravamo i silenzi testardi e sfiancanti.
Cassiopea, sulla mia pelle è già in posizione.
Mancano solo le costellazioni sulla tua.
lunedì 5 marzo 2018
Everybody wanna just to be Free
Persone che si palesano ogni nuova luna piena, persone che di punto in bianco scompaiono.
Persone che continuano imperterrite nei loro vaneggiamenti, e quelle che non capiscono.
Ma la colpa non è delle persone, ma mia, del mio modo di affezionarmi alle persone a caso, senza un'apparente logica, beccandomi puntualmente solo pugnalate o secondi fini non graditi, che hanno come scopo primario, solo quello di essere tanto orribile da non poter nemmeno essere guardata.
Per poter rimanere nel mio limbo grigio e silenzioso.
Equilibrio.
Ma sto odiando chiunque in questo preciso istante: lui, Lei, Lui, la luna, i maglioni e altri cento.
Vorrei scoparire. Rendermi irrintracciabile, svegliarmi a primavera.
Ma ogni volta cado, affogo.
Non è proprio vero che impariamo dai nostri sbagli.
Non è proprio vero che, diventiamo persone migliori.
Ma sto diventando stufa di drammi e intrecci, sto invecchiando.
È tanto difficile dire la veritá?
Per quanto schifosa o meschina sia.
È tanto difficile riconoscere, qualcuno che vuole essere solo lasciato in pace?
Vedere le persone semplicemente per come sono, con la luce negli occhi e felice.
Ascoltare.
Non parlo poi così tanto, ultimamente.
Una Merope, quasi spenta, tra le Pleiadi.
Un uccellino nella libertá di una gabbia, che si chiude dentro di essa per non essere oppresso dal mondo circostante.
martedì 27 febbraio 2018
Changes
"Everytime that we run
We don't know what it's from
Now we finally slow down
We feel close to it "
L'equilibrio è sempre stata una cosa astratta per me, un fine ultimo da raggiungere in un tempo indefinito.
C'è sempre tempo, domani potrebbe essere un giorno perfetto, dopo domani, ancora meglio.
E l'equilibrio non è mai arrivato.
Tutto è diventato solo più sereno. Le nuvole stanno scomparendo, la tempesta, acquietando. La solitudine sta diventando la mia roccia, la mia serenitá.
Il mare della mia mente è calmo in superficie, ma le correnti mi spingono fuori rotta.
Sono arrivata alla conclusione che le relazioni sono come correnti, cercano di affogarmi.
Forse semplicemente sono io a non saper nuotare.
Ogni persona appartiene, in realtá, solo a se stessa.
Ed io ho paura di rimanere ferita di nuovo.
Esistono persone che ci stravolgono l'esistenza, nel momento in cui mettono piede nella nostra vita.
E da brava estremista emotiva, posso dire che sono le persone migliori.
Non è una relazione, è affetto o lussuria che si trasforma in un processo creativo più o meno lungo
Che sradica ogni convinzione, ogni sicurezza.
Ti da tutto o ti toglie ogni cosa.
Non ha basi stabili.
Ma esiste una reciproca connessione, dipendenza, che ci porta a continuare a fermare il tempo ogni volta che ci guardiamo negli occhi, al buio.
Non c'è nessun per sempre felici e contenti, ma è l'unica cosa che riesce a farmi rimanere a galla.
È così difficile voler solo stare bene?
È così complicato capire, che non tutto quello che sembra roccia in realtà lo è?
mercoledì 21 febbraio 2018
Tu
Night we met - Lord Huron
Tante cose potevano andare diversamente.
Potevo non rivolgerti la parola quel giorno, potevi non scrivermi, potevo non guardarti così intensamente, potevi non sorridermi.
Eppure è stata una successione di fortunati eventi.
Hai detto una cosa, ne ho detta un'altra e siamo finite in un mare di tenerezza, con brevi temporali estivi.
Avevo così tanta voglia di fare qualunque cosa, buttarmi a rotta di collo, su di te, con te, in quella cosa che ancora non mi so spiegare.
Invece, dovevo solo aspettare, devo aspettare, probabilmente per l'eternitá.
Mi manchi così tanto, che la prima cosa che mi viene in mente quando mi succede qualcosa di bello, è scriverti "dove sei?" chiederti di prendere un caffè, per poi dimenticarmi cosa volevo dirti e guardarti per tutto il tempo, morderti il collo. Abbracciarti. Perdermi in uno dei tuoi abbracci.
Salutarti in piscina, vedere la tua faccia sorpresa, la tua falcata.
Non è cambiato niente, nonostante il tempo, almeno per me.
Magari è tutto un sogno a occhi aperti e sto vaneggiando in questo momento.
Forse dovrei farmene una ragione una volta per tutte.
Magari avremo un nuovo "inizio".
Magari rimarremo solo in "buoni rapporti", non posso saperlo.
Eppure, alla fine, torno sempre qui.
Perché lo sai, alla pancia non si comanda.
domenica 18 febbraio 2018
Ermetismo
Bless Those Tired Eyes - Clem Leek
Ci sono periodi dell'anno che mi piace chiamare ermetici, per la loro capacità di dire tutto, con poco e niente, con il silenzio.
Non sono periodi tristi, ma mai struggenti.
Piuttosto, equilibrati.
Sobri.
Nessuna condizione esterna che prevale e che porta perturbazione.
O nel caso dell'arrivo di un ciclone, questo non lascerà traccia, sarà un vortice di vita tutto in una volta, una scarica di naloxone dritta al cuore.
Ma passerá in un battito di ciglia, senza che tu ne voglia ancora, come un breve risveglio alla vita da un overdose di emozioni.
Ti concentri su quello che fai, in silenzio, non cerchi emozioni, anzi vorresti proprio evitarle, come fossero un grande segnale di disturbo.
Cerchi di estraniarti, non per analizzare, non per pensare.
Solo per vedere il perché quel percorso sembrava giusto, o se era solo una corrente troppo forte da contrastare.
Non vedi niente, nemmeno la luna di notte, coperta dalla caligine che rende il cielo così rosa da sembrare finto.
Periodi insapori.
Dove per sentirsi vivi, è abbastanza respirare.
Poche parole nere impresse nel bianco, come rami spogli a contrasto nella neve.
Dove la neve prevale, rende le parole piccole e dense, pesanti.
Una parola mantiene sempre il proprio significato, ma maggiore è la quantità delle parole, più il significato sarà diluito.
Un po' come in fisica. A paritá di peso, aumentando la grandezza, la densitá diminuisce.
Così, ermeticamente, nascono tanti piccoli buchi neri, nell'immensità del bianco, che rende le singolaritá quello che sono, mantenendo un peso significativo.
Il tutto, a contatto con il nulla, aventi lo stesso peso e la stessa importanza.
Né felice, né triste.
Insoddisfatta.
Incompleta.
Con uno spazio incolore a forma di essere umano.
Non vuoto, ma nemmeno pieno.
Sospeso,
ma non si riesce a capire rispetto a cosa.
giovedì 15 febbraio 2018
Acquerelli
La notte ha il gusto deciso del Lambrusco, il colore delle labbra viola di vino, la percezione della luce tenue delle candele.
Dell'aria fresca delle stelle sulla pelle nuda.
Un profumo nelle narici.
Gli odori sono sempre stati tutto.
Puoi privarti della percezione della vista, puoi privarti dell'udito, della parola, ma non puoi impedirti di respirare.
Le immagini si possono mascherare, i suoni scemare, le sensazioni alterare.
Gli odori no, puoi sentire l'odore che nella testa ti scatena qualcosa e riconoscerlo tra mille altri.
Puoi sentire il peggior fetore e continuare a sentirlo per giorni.
Credo che tra esseri umani, come tra animali ci riconosciamo per odore.
Ci scegliamo per l'odore, per chimica.
Per questo a qualcuno piace fare sesso al buio, per non avere distrazioni di sorta. Vedere con i suoni, sentire con gli odori, toccare i sapori, senza riuscire a distinguere i contorni definiti di nessuno.
Chi siamo per pretendere di sapere dove sia il giusto e lo sbagliato?
Perdere l'occasione per lasciarci andare, solo perché troppo abituati all'idea di infelicità. Vincolati da troppi forse e troppi contorni.
Non è forse magnifica la bellezza diafana dell'acquerello?
giovedì 25 gennaio 2018
Un lento di un Universo triste
Hai mai ballato un lento in un Universo triste? Si balla da sbronzi, sul tappeto del bagno, a patto che ne abbiate uno, mentre guardate le stelle sul soffitto bianco. Mentre vi preparate a morire come uno dei vostri cantanti preferiti. Vi basta scegliere: affogati nel proprio vomito, spararvi un colpo di fucile in gola, morire di sono tranquillo per overdose di tranquillanti.
Ballare da orizzontali è un po' compicato, un po' poco bello da vedere, ma siamo persone tristi, non esteti.
Non lamentatevi per la mancanza di stelle, non le vedete solo perché siete con la luce accesa.
Si chiama fisica, ricordate?
Vi sentite quasi pronti ad evacuare la vostra anima, un modo un po' carino, quasi aristocratico per dire cagarvi l'anima.
Forse è l'unico modo per vederla, forse non ce l'avete nemmeno, un'anima.
Poco male, a questo punto non vi servirà nemmeno più. L'anima è molto quotata al giorno d'oggi, un po' come la Tesla, ma che alla fine dei conti, non vale i soldi investiti.
Mentre iniziate a galleggiare sul pavimento, affondate, affondate, affondate, affondate, affondate, affondate, affondate, affondate, affondate, affondate, affondate, affondate, fino a che non sentite il fondo di ogni creatura vivente. L'inferno, o peggio. Arrivate a un passo dall'essere morti-morti dentro. Ma non lo siete.
Che sensazione ha risalire e respirare, se non affoghi mai e non trattieni mai il fiato?
venerdì 19 gennaio 2018
Ultraviolence
Le spire del fumo si uniscono al vapore di una vasca troppo calda, tanto da sembrare di bruciare tra le fiamme dell'inferno. Mi ci devo abituare, prima dell'eternitá.
Dolce Lana, canta nella penombra di cinque candele.
Per la prima volta dopo un lasso di tempo indeterminato, l'universo sembra amarmi. Saranno i pianeti allineati da qualche parte nell'universo. Forse sono tutti i desideri espressi davanti alle stelle cadenti che finalmente stanno facendo effetto.
La pace interiore del tormento.
Ma se in realtá il paradiso non fosse altro che un ritrovo per peccatori codardi?
Quelli un po' cagasotto, che nel momento della veritá si pentono.
Come potresti pentirti della lussuria nella sua forma più cruda e grezza?
Dove l'orgasmo è l'unico contatto che hai con il tuo dio, da vivo. Come può essere sbagliato un peccato del genere?
Quando vedi il figlio di dio, che non è altro che una reincarnazione di Plant, con una colomba in mano, ti ricordi che devi porgere l'altra guancia.
E lo fai. Eccome se lo fai.
L'universo è fatto di sottili e fragili equilibri fatti di contrasti: uno di questi è il dolore, che ti isola da qualunque altro scenario. Ti fa schiantare per terra, ti fa percepire quello che provò Lucifero dopo la sua caduta. Forse è da lì che nasce il piacere, legato al dolore. Hai presente il sollievo che provò Lucifero nell'istante dopo essersi schiantato nelle profonditá della terra? Più o meno quello che percepisci nell'attimo in cui entri per la prima volta in un'altra persona.
Avere il libero fottuto arbitrio.
Sei tu e chi è davanti a te, o sopra.
Il resto torna ad essere nient'altro che un agglomerato di probabilitá e fisica.
Non fidarti mai delle persone dagli occhi scuri, perché se gli occhi sono la finestra per l'anima, attraverso due pozzi neri, non puoi scorgere niente.
Possono ingannarti con la finta innocenza.
Farti perdere tra lo spazio dell'universo.
Sicuramente Lucifero era l'unico angelo dagli occhi scuri.
Siciramente suonava rock'n'roll.
Sicuramente, la prima cosa che fece appena si rialzò, fu quella di accendersi una sigaretta.
Sicuramente portava caos e discordia, ma solo perché gli essere umani non sono capaci di gestire le emozioni che non vengono dalla testa, ma dalla pancia.
Il tormento, non lo sappiamo gestire.
Che male c'è nel fare sesso solo per il gusto di farlo, senza aggiungerci null'altro?
Fluido.
Ogni movimento, perfetto, come le sua mani su una chitarra.
In equilibrio perfetto tra il profumo che conosci da sempre, come il sapore, come il timbro della voce, che basta e avanza a mandarti su di giri.
Senza troppe parole, senza pudore alcuno.
Due corpi che sia amano.
Nel senso stretto del termine.
Non per sempre.
Non è la persona con cui passerai il resto della tua vita, né tu lo sei per lei.
Ma il momento, quel momento, ti tira fuori l'anima.
Potresti morire con le gambe attorcigliate intorno a quel bacino, con i denti affondati nella carne.
E alla fine lo vedi il tuo dannato dio.
lunedì 8 gennaio 2018
Groupie
Una di quelle consapevolezze che hai sempre avuto da qualche parte sottoforma di lettere e parole sparse, ma mai sottoforma di un pensiero sensato, è quello che l'arte non è fatta da chi ha in mano uno strumento, penna, pennello, chitarra che sia. L'arte l'hanno sempre fatta le groupie.
Dare ispirazione a un'anima sperduta, che si ritrova essa stessa, strumento, di qualcosa più grande di sé.
I migliori scrittori erano o sono alcolizzati.
I migiori musicisti erano o sono tossicodipendenti.
I migliori pittori erano o sono dipendenti da esperienze forti.
Il tutto per spiegare una frase di qualcuno di intelligente, ma di cui non ricordo il nome: "ogni tanto Dio punta un dito su un mortale, gli si piazza dentro, crea attraverso lui. Non puoi mica dire di no a Dio. Alcuni si perdono nelle dipendenze, per poter sopportare Dio". Dio o chiunque sia.
Bisogna solo trovare il proprio vizio segreto e perdersi, senza però annegarci.
Ma torniamo alle Groupie.
Nel classicismo c'erano le ninfe, le muse, all'alba del Rock'n'roll, sono arrivate le groupie.
La sostanza è sempre quella.
Bellissime donne, dalle forme più sinuose, semivestite per lo più. Come dar torto? La donna è da sempre stata destinata a creare: bambini, un focolare domestico. Solo alcune però sono destinate a creare ispirazione.
Farti perdere in te stesso, vederlo quel famoso Dio, tornare indietro e riuscire a tradurre tutti gli impulsi cerebrali e neurotrasmettitori, in parole, quadri, musica.
Sono le Arianne che ci portano fuori dal labirinto della nostra mente e del nostro cuore, a patto che ce ne sia davvero uno.
Sono muse che non faranno parte per sempre della nostra vita, ma che arrivano al momento giusto per poi andarsene per sempre.
Infondo, l'ispirazione non può essere eterna, no?
giovedì 4 gennaio 2018
Porno-grafia
La relazione che ognuno ha con il porno o con quella che poi diventa la sua sfera intima di perversioni e feticci.
C'è a chi piacciono le clavicole, a chi le mani, a chi le corde, a chi il dolore, chi è un esteta e chi non lo è.
Il rapporto difficile, quasi segreto che ognuno ha, (e anche tu che leggi, inutile che cancelli la cronologia adesso), poi con il mondo esteriore, quello che più ci piace, se oltrepassa un limite che per altri è invalicabile, potrebbe essere difficile da mettere in pratica.
Per questo ho sempre ammirato e sono rimasta affascinata da coppie libere. Coppie di fatto ma che vedevano in modo un po' meno rigido e un po' più libertino il sesso in generale.
Sinceramente non ho mai capito il problema che molti si pongono, sul pudore o meglio, sul falso pudore. Credo sia dovuto a un ambiente culturale, ma non sono così sicura.
Come per la menzogna, sono dell'idea che anche i pudori siano poco pratici, quanto inutili.
Ma qui sorge un altro dilemma. Perché chi è diretto ed evita di fare giri di parole e stronzate per portarsi a letto qualcuno, viene definito "peggio" di chi mente solo per avere quello che vuole?
Sopratutto, perché il modo di parlare libero di qualsiasi argomento, viene frainteso come un preludio per un "scopiamo". Potrebbe esserlo, ma non lo è e se lo fosse, sarebbe diretto, per i motivi sovracitati.
Un po' come l'idea malsana che alcuni maschi e femmine hanno. Se una donna o un uomo scoprono più carne di quella che "dovrebbero", allora sono da bollare. Il problema mio è che nonostante il fisico da lanciatrice di coriandoli, qualche rotolino qua e là, sono a posto con il mio corpo, e se sono a posto io, che problemi ho a mostrarlo, se voglio ovviamente. Che poi non lo faccia è un altro discorso.
Così come mille altre cose.
Come i disegni di nudo. Non c'entrano assolutamente proposte immorali o altro, quindi l'unica reazione che mi procurano battutine idiote a sfondo sessuale in tali situazioni è solo quella di voler prendere il coglione di turno a randellate nei denti.
Tutto questo per dire, in soldoni, la libertá sessuale esiste dagli anni 80, quindi direi che dopo 30 anni è ora di levare un po' di ipocrisia dal modo di fare e iniziare a fare il cazzo che si vuole. Nel limite del legale ovviamente. (Leggi americane sui sex toys a parte).
C'è chi non fa della curiositá un problema, ma la affronta, mostrando la propria sfera sessuale il giusto, per assicurarsi il minor numero possibile di incomprensioni e buchi nell'acqua.
L'ultima cosa che vogliono queste persone è trovarsi il vostro lurido naso, immerso nella loro sessualitá.
martedì 2 gennaio 2018
1
L'anno nuovo è cominciato con la luna piena, un'enorme luna piena.
È cominciato nel caos, in una sequenza di scelte sbagliate più o meno discutibili.
Nel freddo.
Nel silenzio interiore di una cassa che suona.
Tra i coriandoli.
Nel vino.
Nudo.
È nato urlando che l'universo, forse, stava cercando di dirmi qualcosa che cercavo di ignorare.
Vorrei poter dire che sia iniziato senza il ricordo dell'estate, anche se il ricordo ora, è sempre più lontano, le cose cambiano in continuazione.
E quello che succede, non succede mai per caso. Ma perché deve succedere. Ma attenzione, tutte le idee di destino e fato non c'entrano assolutamente nulla. È tutta colpa degli infiniti universi paralleli con le infinite probabilità, che in quel momento, in quel luogo, hanno deciso di annullarsi tra loro, facendo rimanere solo quell'unica, sola probabilità che poi è diventata reale.
Come qualsiasi desiderio.
Vivere e morire come una rockstar, senza però suonare uno strumento, né saper cantare al di fuori della doccia.
Ma sopratutto, con il desiderio di passare ogni attimo, con nessun altro che con lei.