Bless Those Tired Eyes - Clem Leek
Ci sono periodi dell'anno che mi piace chiamare ermetici, per la loro capacità di dire tutto, con poco e niente, con il silenzio.
Non sono periodi tristi, ma mai struggenti.
Piuttosto, equilibrati.
Sobri.
Nessuna condizione esterna che prevale e che porta perturbazione.
O nel caso dell'arrivo di un ciclone, questo non lascerà traccia, sarà un vortice di vita tutto in una volta, una scarica di naloxone dritta al cuore.
Ma passerá in un battito di ciglia, senza che tu ne voglia ancora, come un breve risveglio alla vita da un overdose di emozioni.
Ti concentri su quello che fai, in silenzio, non cerchi emozioni, anzi vorresti proprio evitarle, come fossero un grande segnale di disturbo.
Cerchi di estraniarti, non per analizzare, non per pensare.
Solo per vedere il perché quel percorso sembrava giusto, o se era solo una corrente troppo forte da contrastare.
Non vedi niente, nemmeno la luna di notte, coperta dalla caligine che rende il cielo così rosa da sembrare finto.
Periodi insapori.
Dove per sentirsi vivi, è abbastanza respirare.
Poche parole nere impresse nel bianco, come rami spogli a contrasto nella neve.
Dove la neve prevale, rende le parole piccole e dense, pesanti.
Una parola mantiene sempre il proprio significato, ma maggiore è la quantità delle parole, più il significato sarà diluito.
Un po' come in fisica. A paritá di peso, aumentando la grandezza, la densitá diminuisce.
Così, ermeticamente, nascono tanti piccoli buchi neri, nell'immensità del bianco, che rende le singolaritá quello che sono, mantenendo un peso significativo.
Il tutto, a contatto con il nulla, aventi lo stesso peso e la stessa importanza.
Né felice, né triste.
Insoddisfatta.
Incompleta.
Con uno spazio incolore a forma di essere umano.
Non vuoto, ma nemmeno pieno.
Sospeso,
ma non si riesce a capire rispetto a cosa.
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