mercoledì 14 giugno 2017

T.

10 cifre scritte d'inchiostro per ricordarmi di te anche se me lo dovessi mai dimenticare, di quello che almeno una volta eravamo stati.
Ora guardo mille persone e non ne vedo nessuna.
Guardavo i suoi occhi e nei suoi occhi vedevo il mare impetuoso, un po' come lei.
Ora lei non mi vede e non mi vedi nemmeno tu.
Ti ricordi il momento che per la prima volta le nostre strade si sono divise? Era colpa mia anche quella volta.
Avevo paura della grandezza di quello che poteva essere.
La seconda, che te ne fossi andato.
Ti ricordi l'attimo su quella panchina in riva al mare, del colore dei tuoi occhi, ed era il crepuscolo?
Abbiamo rinunciato a tutto pensando che valesse meno della somma dei due singoli.
C'eravamo amati, mentre il mondo girava comunque e nessuno si accorgeva di noi.
Mentre adesso chiudo gli occhi sempre più spesso, mentre tu sembri felice.
Mento e mi giro dall'altra parte per non vedere quanto sei felice, senza di me.
Non è vero che amore è felicità.
È un sentimento cattivo, ti prende le interiora e te le strappa, te le divora, te le pensa e ti fa chiedere in ginocchio "ancora". La peggiore droga, la più cattiva delle abitudini.
Forse è per questo che non riuscirò a riconoscere nella mia attuale felicità e tranquillità l'amore. Perché è un qualcosa per cui non mi sono battuta, che è solo capitato.
L'amore non capita mai da solo, perché l'amore è dolore e il dolore è il più autentico dei sentimenti. Ti prende ovunque, ti paralizza.
Tutto il resto è una stupida imitazione, un surrogato che non vale la pena nemmeno provare.
Surrogato di quello che sarebbe potuto essere.

giovedì 8 giugno 2017

Cosa sogni?

Chiudi gli occhi, seguimi nei meandri del mio inconscio.
Vedi anche tu le volpi che si nascondono al buio?
I serpenti che strisciano ovunque, si attorcigliano intorno ai tuoi arti.
Mentre tu, rimani paralizzato dalla loro bellezza ed eleganza. Cosa portesti fare contro tutta quella bellezza? Scacciarli forse, come tutte le cose belle che ti sono successe?
No non li scacci. Li lasci stritolarti piano, fino a raggiungere quella estasi, tanto simile a quando fai l'amore.
Come la sindrome di Stendhal.
Come la sindrome di Stoccolma. 
Asfissia.
Mancanza respiratoria.
Morte.
Ma nessuno dei serpenti ti darà la benedizione del eterno riposo, sei nel mio sogno ricordi? Non puoi morire.
Così con i serpenti addosso, ti alzi e ti guardi intorno, buio e una Luna enorme.
Il suo volto dipinto come un Poirot il clown triste.
Tu guarda con pietà e condiscendenza.
Ed ecco che sei illuminato da mille luci, al cospetto di mille spettatori.
Come in un Lago dei Cigni, balli, pensi di conoscere l'amore, pensi di meritarlo?
Attento al cacciatore però.
Guarda bene dentro lo specchio del lago. Chi vedi?
Me o te?
Predatore o preda?
Vedi la replica malvagia di te stessa, che ti scruta e ride di te.
Perché non sei tu ad essere libero, ma non sei altro che intrappolato nel suo riflesso.
Continui a ballare ma ti rendi conto che il cacciatore non è altro che il tuo principe.
Sarai felice o morirai? Sibila una voce
E così balli al cospetto della Luna.
Le mostri che il finale felice, non è scritto ma che te lo puoi prendere con le tue mani.
Guardi il principe e vedi negli occhi suoi il riflesso della felicità futura.
Guardi intensamente, sei convinta.
Circondi il suo collo bianco con le tue piccole mani e i tuoi serpenti e tagli quella candida gola.
Vedi i suoi occhi cambiare espressione, il futuro modificarsi.
Vedi la tristezza di quello che ti aspetta.
Ma i suoi occhi ormai sono spenti, vuoti. Così come il tuo futuro: stritolato dalla troppa bellezza.
Disapprovazione dalla platea, a nessuno piacciono i finiali a sorpresa.
Così guardi le tue mani, rosse di sangue e di felicità.
Vedi le maschere di disapprovazione del pubblico, il finale nefasto.
Sali sulla rupe, guardi quello che rimane del tuo futuro ucciso, ancora caldo.
Guardi il nefasto fato.
E con un respiro che ti mette in pace con il mondo, cadi.
Cadi nella acque burrascose e buie.
Ma questo è solo l'inizio.