La cosa che più mi mette in uno stato di agitazione, misto a fastidio, misto a malessereè il dubbio.
Dubbio riguardante qualsiasi cosa, che vada dai dubbi esistenziali, a quelli di natura emotiva.
Il dubbio più grande rimane la fiducia, chi lasciare entrare nella propria esistenza e a chi sbattere la porta in faccia.
Odio i discorsi indefiniti, le parole dette e poi ripescate, mi confondono. Sopratutto se i gesti dicono altro.
Mi confondono i silenzi, mi feriscono i silenzi, proprio perché trasudano di dubbi.
Mi turba l'emotività altalenante, anche se sono la prima a dire di essere emotivamente instabile.
Mi destabilizzano i sogni che spesso si avverano, come se il mio subconscio fosse più saggio di me.
Il chi va là perennemente innescato.
Tendo al masochismo in fatto di relazioni, solo perché lì per lì mi sembra una buona idea, solo perché vedo luce negli occhi di quella persona.
Mi faccio mille paranoie sul peso delle parole e dei gesti, se i conti tornano o se è tutto un casino.
L'attesa non è il mio forte, se non ho in mente l'esito.
Ma l'esito spesso non si può né prevedere, né forzare.
L'esito al momento è cercare di essere il più felice possibile, il più tranquilla possibile.
Gli struggimenti alla Baudelaire o alla Leopardi, non porterebbero da nessuna parte.
Se si vuole qualcosa basta dirlo.
Faccio schifo in tempistiche, nei modi, ma i miei desideri li sanno perfino le falene.
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