domenica 6 maggio 2018

Acqua

È un periodo strano, così denso e rapido da non accorgermi dello scorrere del tempo generale. Come se tu fossi completamente fermo e fossilizzato su un momento specifico, che tutto intorno continui a correre, ma ormai senza di te.
Sei lì, respiri, leggi, studi, mangi.
Ma non fai niente per sentirti vivo.
Perché se lo fai, rischi di crollare, accartocciarti su te stesso e forse scomparire.
Non sopporto il rumore di sottofondo, ma non saprei nemmeno gestire il silenzio, di gran lunga più assordante.
Che sia questa la pace?
Totale assenza di impulsi elettrici nel più bianco, niente.
Siamo una generazione senza fortuna, diceva qualcuno.
Insoddisfatti e lenti, incapaci di stare al passo con i tempi moderni, la crescita esponenziare delle scoperte e del progresso.
Bimbi persi.
Che cercano i propri simili in una marea di occhi vuoti.
Tristi ma con l'universo in testa.
Soli, ma con chiunque a portata di mano.
Conversazioni silenziose, nelle nostre piccole Isole, tagliate fuori dal Continente.
Diventiamo tante piccole rocce, dalle menti contorte, troppo impegnati a pensare da non accorgerci dell'acqua che porta via pezzi di noi.

Mentre cerchiamo solo qualcuno che ci tenga per mano, senza infilarci un coltello a tradimento.

Troppo preoccupati a non legarci,
la tristezza non la sappiamo gestire,
Troppo occupati a perderci dentro qualcuno,
per poi non saper tornare indietro senza affogare.

E anche quando siamo al sicuro, sulla terraferma, tratteniamo il fiato, immaginandoci l'acqua, che tanto ci faceva sentire vivi, in quel ultimo respiro.

Nessun commento:

Posta un commento