Una di quelle consapevolezze che hai sempre avuto da qualche parte sottoforma di lettere e parole sparse, ma mai sottoforma di un pensiero sensato, è quello che l'arte non è fatta da chi ha in mano uno strumento, penna, pennello, chitarra che sia. L'arte l'hanno sempre fatta le groupie.
Dare ispirazione a un'anima sperduta, che si ritrova essa stessa, strumento, di qualcosa più grande di sé.
I migliori scrittori erano o sono alcolizzati.
I migiori musicisti erano o sono tossicodipendenti.
I migliori pittori erano o sono dipendenti da esperienze forti.
Il tutto per spiegare una frase di qualcuno di intelligente, ma di cui non ricordo il nome: "ogni tanto Dio punta un dito su un mortale, gli si piazza dentro, crea attraverso lui. Non puoi mica dire di no a Dio. Alcuni si perdono nelle dipendenze, per poter sopportare Dio". Dio o chiunque sia.
Bisogna solo trovare il proprio vizio segreto e perdersi, senza però annegarci.
Ma torniamo alle Groupie.
Nel classicismo c'erano le ninfe, le muse, all'alba del Rock'n'roll, sono arrivate le groupie.
La sostanza è sempre quella.
Bellissime donne, dalle forme più sinuose, semivestite per lo più. Come dar torto? La donna è da sempre stata destinata a creare: bambini, un focolare domestico. Solo alcune però sono destinate a creare ispirazione.
Farti perdere in te stesso, vederlo quel famoso Dio, tornare indietro e riuscire a tradurre tutti gli impulsi cerebrali e neurotrasmettitori, in parole, quadri, musica.
Sono le Arianne che ci portano fuori dal labirinto della nostra mente e del nostro cuore, a patto che ce ne sia davvero uno.
Sono muse che non faranno parte per sempre della nostra vita, ma che arrivano al momento giusto per poi andarsene per sempre.
Infondo, l'ispirazione non può essere eterna, no?
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