Il mio primo approccio alla nudità l'ho avuto all'età di quattro anni, quando giocavo nel casino della soffitta dei miei nonni e per caso ho trovato uno di quei giornaletti da adolescente di mio zio. Io e lui avevamo una differenza di quattordici anni e all'epoca lui era nel pieno della tempesta ormonale.
Adesso come allora, non mi sembrava niente di scandaloso. A dire il vero non era nemmeno uno di quei giornaletti porno da quattro soldi che compravano i ragazzini. Era una cosa seria, credo fosse una rivista di arte, perché in quasi tutte le foto c'erano nudi di donne o uomini, in contesti particolari. L'immagine che mi aveva preso in modo quasi maniacale fu quella di una donna, bellissima, giovane, anche se al tempo non avrei saputo dire esattamente l'età, che nuda, teneva in mano un orsacchiotto nero, di pelle, nel mezzo di una foresta. Ricordo che me ne stavo in soffitta a guardare quella rivista, analizzando nei minimi particolari tutte le foto, non per malizia, ma per trovare forse la perfezione.
Ricordo che stavo guardando una delle mie foto preferite, quella con due ragazze non abbracciate ma abbastanza vicine da considerare quel gesto intimo, immerse in acqua fino alla vita, con le canottiere bianche bagnate, che creavano un effetto vedo-non-vedo che era manna per i miei occhi. Il particolare di quella foto era l'azzurro irreale degli occhi della modella a sinistra. In quel momento era salita mia nonna, e io con tutta l'innocenza di una bambina di quattro anni, continuai sfogliare la rivista. Ricordo ancora la sua reazione. Non si era messa a sbraitare come avrebbe fatto la nonna paterna, ne mi aveva fatto la paternale. Si era messa vicino a me e aveva guardato le foto con me, mentre io le facevo vedere le mie preferite e i particolari che avevo trovato. Solo quando avevo finito mi disse che erano delle belle foto, ma che per quelle cose avrei avuto tutta la vita. Tuttavia, non mi portò via la rivista.
La rivista scomparve due anni dopo, durante la ristrutturazione della casa, non la rividi più. Ma da allora cercai sempre, nei nudi, nelle pubblicità nei film, la perfezione.
Non mi ero mai posta il problema della sessualità prima dei dodici anni, eravamo in classe, la maestra stava facendo educazione sessuale, e la cosa mi sconvolse. Prima di allora non mi ero mai posta il problema di uomo o donna. Per me l'amore era indipendente da quello, questo nonostante fossis stata allevata da una famiglia conservatrice.
Quando mi dissero che solo gli antipodi potevano provare amore, mi cadde il mondo addosso.
Non mi era passato nemmeno per l'anticamera del cervello che esistesse qualcosa di complicato come l'orientamento sessuale. Che esistessero omosessuali o eterosessuali. Non mi ero mai posta la domanda su chi effettivamente mi piacesse di più, uomini o donne. Trovavo attraenti entrambi. Forse, le donne un po' più degli uomini, perché nella loro figura trovavo un alone di misteriosa sessualità che gli uomini non avevano. Il nudo di un uomo non stuzzica la tua fantasia, è tutto lì, terra-terra. Quello della donna è più complicato, più espressivo.
Scoprii a sedici anni che le donne potevano non essere solo un'opera d'arte ma anche sesso.
Forse mi incuriosivano perché io il genere femminile non l'ho mai capito. Gli uomini erano più facili da capire, da prevedere.
Tuttavia, quasi sempre, nelle storie più o meno serie con uomini, mi sono resa conto che c'era un qualcosa che mi mancava per arrivare alla felicità. C'era la passione, c'era la confidenza e l'intimità, ma mancava ancora qualcosa. La storia si consumava alla svelta e finiva. Di alcune cose non ho nemmeno più memoria.
Oggi basta un particolare piccolo, che non ha a che fare con la nudità, ed ecco che la ricerca della bellezza continua.
Perché non è mai stata ricerca del sesso, ma solo un'interminabile caccia alla bellezza.
mercoledì 19 luglio 2017
Nudo
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