Rimpiango il cielo carico e pesante di novembre, irremovibile per settimane.
Il vento ullula, soffiando così forte, da sembrare di voler spegnere la luce delle stelle.
Lampi e tuoni che squarciano il cielo.
Mentre me ne sto qui, nel bel mezzo di Luglio, con addosso un plaid e in mano un thè alla menta. È una cosa che ho perso, bere il thè.
Forse perché in casa non c'è più nessuno per berlo, forse per pigrizia.
Ti andrebbe di camminare sotto la pioggia, insieme a me?
Perché, mentre piove adesso, con quelle gocciolone enormi, che potrebbero richretinirmi se mi colpissero in testa, il problema non si pone, perché già sulla mia testa mi sei cascata tu.
Eppure è strano, un po' come quando scrivo, che mi vergogno di rileggere qualcosa che ho scritto io, perché so che sono gran baggianate, ma che tanto i testi seri non se li legge nessuno. Vado così a sentimento. Con tutti gli errori di grammatica di questo mondo, punteggiatura a caso e periodi davvero troppo lunghi. Che a volte mi ci perdo anche io.
Ho sempre visto la tempesta come un momento in cui l'universo sente il tuo grido interiore e cerca di salvarti. Soffiando così forte il vento per spegnere migliardi di candeline, per farti esprimere altrettanti desideri e rompendo il cielo con un tuono come un sarto rompe un telo, per mostrarti che non ci sono mostri al di là del buio.
Nascondendo con mille nuvole la Luna e il suo solito sguardo di disapprovazione.
Facendo cadere la pioggia, perché a nessuno piace bagnarsi in vacanza, ma sa che a te piace camminare in solitudine, bagnandoti fino all'osso.
Mi piacciono i temporali estivi perché sono imprevedibili. Arrivano tutti in una volta e hanno una potenza che lascia senza fiato.
Ma se i lampi e i tuoni sono cessati, il vento ha smesso di ullulare, allora che senso ha avuto la tempesta, se le stelle continuano a bruciare?
martedì 25 luglio 2017
Bruciare
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