È da tutta la vita che vivo proiettata nel mio futuro. Riesco a vedere fino ad un certo punto, ma mi manca un pezzo essenziale, senza il quale non riesco a vedere il disegno per intero. Poi non vedo più niente.
Un po' per questo ho sempre pensato di morire giovane. Di non invecchiare mai.
Mi sento già ora con un piede e mezzo nella fossa.
Sono assetata, affamata di cose da portare a termine prima di tirare le somme. Sempre in perenne ritardo su qualcosa che non vedo.
Ho sempre scritto di muse e amanti, di stati d'animo e paranoie.
Ora, non sto scrivendo di niente e di nessuno.
Non ci sono muse ad ispirarmi.
Non ci sono amanti da poter prendere sul serio.
Mi affosso nel mio stesso passato.
Potrei dire di essermi innamorata di una persona improbabile, ma che ho paura perfino a respirargli vicino. Come se solo un soffio potesse far cadere il castello di vetro che mi sono costruita attorno.
Ho il terrore che il mio futuro, venga scritto guardando il mio passato, facendo deduzioni su cose non mi appartengono più.
Ho forse una crisi mistica.
Forse il mal di vivere.
Forse è la solitudine.
Forse è il sentirsi incompresi agli occhi del mondo, che vuole la donna in un determinato stampo.
Stampo, in cui non mi trovo a mio agio.
È facile definire tutto con un'etichetta quando nemmeno tu sai cosa provi.
Un po' più difficile, articolare un pensiero logico.
Del resto, la logica è l'unica cosa che ho sempre abbracciato, ma che non ho mai seguito.
Basterebbe un salto nel vuoto per acquisire conoscenza.
Del resto, non siamo forse nati pieni di sete di sapere?
Cresciamo andando a tentativi su cose che forse sono scelte sbagliate, ma che alla fine hanno qualcosa di giusto.
Forse di sbagliato è solo il tempismo.
Forse le persone.
Forse viviamo i ricordi come qualcosa di nitido e come teorema, ma che in realtà è del tutto soggettivo, tutto dettato dalle circostanze.
Veniamo attratti da persone ibridi di più ricordi, sperando che facciano passare il male interiore, che possano lenire il dolore.
Le circostanze sono cambiate, il dolore è diverso.
Finiamo di farci più male di quanto potessimo mai meritare.
Tutto per una boccata d'aria. Per un sospiro in una vita passata in apnea.
Una botta di vita, da ormai l'oltretomba.
Eppure ci interstardiamo in persone che ci intimidiscono, ci incuriosiscono ma non abbastanza da avvicinarci.
Sono giuste per noi, eppure così terribilmente errate.
Perciò continuiamo a trattenere il respiro, in attesa di tempi migliori, di qualcuno che ci tiri fuori dalla palude o dell'istinto di sopravvivenza che ci faccia cacciare fuori la testa dall'acqua.
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