La Regina Vergine, la regina amata dal popolo, la regina rivoluzionaria. La regina che morì sola, senza conoscere mai l'amore in nessuna sua forma: la Regina Elisabeth I Tudor.
Da quello che è stata, non la regina, ma la donna, ho imparato solo una cosa: che chi abbiamo di fronte ci ama per un motivo, non per amore quello innocente e puro, che probabilmente non è altro che una perfida invenzione di persone vuote, come me, per avere un obiettivo, il nirvana dei sensi, per placare il vuoto.
Mentre finivo di sporcare la tela con il colore, mi sono chiesta, cosa ne avrei fatto di quei quadri, una volta che se ne fosse andata.
Ho avuto l'impulso di prendere ogni cosa e scaraventarla dal balcone. Ma non l'ho fatto. Aspetterò che se li porti via un dannato incedio o prima o poi li dimenticherò in fondo ad un armadio.
Qualcuno, secondo me, nasce con qualcosa in meno di tutti gli altri: sono i sensibili.
È il vuoto che li differenzia. Quella costante sete e quella costante sensazione di perdere tempo della propria vita.
Quelli che a un certo punto, dopo essersi fatti male, si sono sentiti incompresi dall'universo, si sono chiusi in se stessi. Si sono persi nella solitudine imposta, perché nessuno potrà farti male da lontano.
È la leggerezza il segreto, mi hanno detto. Bisogna prendere tutto alla leggera, lasciarsi scivolare tutto.
Ma se questo portasse ad un vuoto maggiore?
Meglio lasciare straziarsi il cuore, vivendo ogni minima emozione, cercando di placare la sete, o imparare a convivere con la sete?
Forse per questo, che i migliori libri, le migliori poesie, sono state scritte da amori non corrisposti, da alcolizzati, drogati. È il tormento che crea l'arte.
Dalla quiete, impariamo così poco.
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