lunedì 2 ottobre 2017

Galileo

Ultimamente capita di scrivere tanto, per motivi più svariati, che poi non è vero, il motivo gira e rigira è sempre quello: fare chiarezza, mettere in ordine lettere in parole e parole in frasi più o meno connesse.
Mi aiuta a relazionarmi al resto del mondo, quando c'è qualcosa che mi turba: uno stato d'animo per esempio.
Sto imparando a gestire le emozioni, con razionalità, solo adesso.
Mi ritrovo a gestire cose che non conosco, e di cui prima mi importava molto il relativo, che lasciavo arrivare, attraversarmi, bruciare in un secondo e andare via, senza concentrarmi seriamente su quello che la fiamma aveva lasciato o portato via.
Lei è come l'acqua: non brucia, non distrugge, ma se non stai attento potresti affogare. In silenzio erode e modifica, con la sola presenza.
Per questo voglio esserci, proteggerla, anche se non ne avrebbe bisogno. Farle brillare gli occhi come quando fa le linguacce o ride perché mi sorprende a guardarla con la faccia ebete.
Nella fossetta di quel sorriso, c'è l'angolino dove l'universo brucia di reazioni nucleari, ma nel silenzio del vuoto cosmico, in armonia con l'infinito.
Persino il bisogno istintivo di fare ordine nel caos delle reazioni chimiche del mio cervello, è ormai frivolo. Perché con lei il caos è il disegno della bellezza assoluta: dei dettagli del quadro finale. Solo perché non siamo capaci di descrivere l'equazione del caos, questo non vuol dire che dobbiamo ordinarlo secondo leggi che non gli appartengono.
Bisogna armarsi di pazienza e osservare, come un Galileo che d'un tratto, mosso da un precoce nichilismo, ci ha scardinato dal centro dell'universo, per fare posto a qualcosa di più luminoso: il Sole.

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