L'autunno è sempre stata la mia stagione preferita.
La transizione, il cambiamento reale, quello che non tutti vedono, non tutti accettano.
Un po' come questa casa, che non avevo mai sentito casa mia fino a quando non mi sono trasferita fuori.
Il giardino, quello lo adoravo. Passavo ogni pomeriggio in giardino. Ho piantato rose, di ogni varietà, in ogni punto.
Curavo l'ulivo, i susini, i melograni, sopratutto il corbezzolo.
Il corbezzolo era il mio albero preferito.
L'unico che desse frutti per tutto l'autunno.
Tutti conoscono il melograno, l'ulivo.
Ma se chiedi a chiunque "lo conosci il corbezzolo?" ti guardano strano, come se gli avessi chiesto qualcosa su un capezzolo. Qualcosa del genere.
Mangiavo i frutti con costanza, facendo a gara con i fuchi, di chi ne mangiasse di più.
Però non mi sono mai sentita a casa.
Eppure, ora, è l'unico posto, anche se a casa non c'è nessuno e ogni cosa è coperta da lenzuoli bianchi.
L'unica cosa che è rimasta, sono le rose.
Crescono anche se non c'è nessumo che si prende cura di loro, ma non sono splendide come quando non erano sole.
mercoledì 25 ottobre 2017
Rose
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