È vero che posso sopportare la solitudine, posso conviverci, ma qiesto non vuole dire che la solitudine non finisca per logorarmi, e poi uccidermi.
Forse è proprio vero che sono un gattino bagnato di merda.
Il dolore, non lo sopporto. Non so gestirlo. Finisco per autodistruggermi ogni volta, anche se questo è contro ogni logica.
Anestetizzare il dolore è bene. Disinfettarlo con l'alcol è meglio. Fino a che non rimane nient'altro.
Ho sempre avuto l'età sbagliata per ogni cosa.
Troppo piccola, troppo giovane, troppo inesperta.
Troppo grande, troppo matura, troppo.
Riuscirò mai ad essere giusta?
Non credo.
E non credo che me ne freghi qualcosa.
Del whiskey mi è sempre piaciuta la ciliegina che mettevano in mezzo, quella sciroppata.
Rende il whiskey più sopportabile, meno aggressivo.
Ti artiglia la gola, l'anima, ma quella ciliegina è capace di riportarti alla normale percezione delle cose.
È finita.
Le parole di consalazione non serviranno a niente, non cancelleranno la fine.
Non cancelleranno un bel niente.
Anestetizzare il corpo, non serve niente, quando è la testa che scoppia.
Per anestetizzare l'anima... Non so nemmeno cosa ci voglia.
È finita.
E non c'è un gran cazzo che io possa farci.
E lei... Lei ora è così lontana da non vederla nemmeno. Così vicina da sentirne ancora l'odore sulla pelle.
È il grande carro che ha sulla pancia, l'arcipelago nei suoi occhi, la luna sul seno destro. Fisica, tuttavia inavvicinabile come un'idea astratta.
La sconfitta ha il sapore alcolico del Buffalo invecchiato e arancia.
Ha l'odore di bruciato. Anche se di bruciare ogni disegno, ogni tela, non ne ho avuto ancora cuore.
La solitudine non è altro che una condanna per chi non sa stare nemmeno con se stesso.
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