giovedì 16 novembre 2017

Abbracci


Ho imparato ad cosa significa abbracciare quest'estate.

Una cosa un po' da sfigati.

A dire il vero non ne ho mai avuto bisogno, o sentito la necessità, con genitori, amici, parenti, era un attimo, più un gesto dovuto, che sentito.

Era un avvicinare il proprio cuore a quello di qualcuno, senza volerlo davvero. Spogliarsi, senza averne voglia.

Così quando ha iniziato a salutarmi con dei grandi abbracci, stretti, forti, non capivo.

Mi allontanavo in fretta, piena di imbarazzo. 

Eppure, dopo quasi due mesi, quando avevo perso la possibilità di farlo per un po', mi sono trovata a volere quell'abbraccio al quale per tanto ero sfuggita.

Avrei votuto sentire il battito del suo cuore se avessi potuto, il suo respiro, mi sarei persa nell'odore della sua pelle, nella sensazione delle sue braccia attorno a me, nel silenzio.

Infondo, quel corpo non mi faceva così paura, mi faceva paura l'effetto che iniziava a farmi.

Così, dal momento in cui l'ho rivista non volevo altro che perdermi tra le sue braccia.

Come se con un abbraccio, riuscisse a infilarsi sotto la mia pelle, farmi ubriacare come una bottiglia di buon vino, disegnarmi un sorriso, togliere ogni nuvola.

Volevo abbracciare tutto il mondo, tutti ma nessuno che non fosse solo lei.


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