lunedì 27 novembre 2017

Dagaz

I popoli nordici, quelli che una volta erano pagani, quelli che si rifiutarono per anni di convertirsi al cristianesimo, avevano un alfabeto che pensavano essere magico. Con una runa, potevano esprimere una parola, un concetto, un numero, un dio, una lettera. Il fatto che un disegno, possa esprimere tutto e niente mi ha sempre affascinato: del come l'interpretazione fosse data al destinatario, che vedeva nella runa, la risposta che era pronto a ricevere.
Non puoi far capire qualcosa a chi non è pronto ad ascoltare, non puoi far provare a qualcuno ciò che non può provare.
Non puoi pretendere la pace, se non sei in pace con l'universo, ma soprattutto con te stesso.
A volte basta un segno per riorganizzare le priorità della propria vita.
Un momento in cui, ti rendi conto di essere stato graziato, dal karma o dalla fortuna. O perché non vuoi morire con il rancore addosso, solo perché non sei pronto ad ascoltare la sua risposta.
Bastava mezzo secondo in più, mezzo metro in meno.
Eppure la risposta era in un'unica runa: Dagaz, trasformazione, alba.
Se rovesciata sembra una clessidra stilizzata, il tempo che scorre, che cambia, che nulla è eterno, tutto mutevole.
Se piegata in due lungo l'asse di simmetria orizzontale, sembrano due metà opposte ma uguali.
L'Aria e il Mare.
È un po' un segno, uno di quelli che vedi per caso, quando sei smarrito, perso nel buio della rabbia, per qualcosa su cui non hai potere. Qualcosa che ti da un segno, che ti dice che la direzione in cui ti stai muovendo è sbagliata, che devi fermarti e guardare dov'è il tuo Nord.
La tua pace interiore.
Che non c'è equilibrio perché ci sono troppi punti interrogativi, troppi forse, troppe cose non dette, è tutto troppo, ma troppo buttato alla cieca.
Forse è questo che intendono i Buddisti quando parlano dell'amore. Fare tutto il possibile per quella persona, non aspettandosi nulla in cambio, ma senza perdere se stessi.
Perché la rabbia non serve a niente, se non per cominciare discussioni inutili, basate sull'aria, che come le cose non dette, tenute nascoste, non si vedono e non si dicono ma ci sono, hanno un peso e che alimentano il fuoco che finisce per consumarci ogni volta.
Non è giusto finire come due relitti carbonizzati, quando di mezzo c'è almeno l'affetto, tagliando tutti i ponti, portandosi rancore che mi ancorerá per sempre negli abissi, senza farmi mai volare davvero.
Ma per cominciare di nuovo, senza parole lasciate in mezzo all'aria, anche solo per cominciare e dirsi addio subito dopo, bisogna essere pronti per capire la risposta, ascoltare il non detto per poter perdonare e lasciare andare.
Se non c'è equilibrio, vuol dire che da una parte o dall'altra c'è del non detto. Non dipende dal momento, ma dall'essere pronti ad ascoltare.
L'equilibrio non ha peso.

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