Ed ora che sei scalza sul freddo balcone, con indosso solo fumo di sigaretta, il freddo che entra nelle ossa, il corpo che brucia ancora di calore.
E ti chiedi ancora se la felicità non sia altro che una leggenda metropolitana, qualcosa inventato per far salpare milioni di giovani sognatori.
Te ne stai lì in piedi, a piedi scalzi e ti chiedi cos'è la vita.
Fuori è notte, e le stelle brillano giocando a nascondino tra le nuvole, silenzio, a parte qualche schiamazzare di giovani ragazzi. Un po' come te.
Cosa succederebbe se scoprissimo che la felicità non fosse altro che un modo per autodistruggerci, lentamente, godendo ogni attimo di dolore?
Te ne stai li in piedi, chiedendoti del perché sei lì da sola, del perché la metà del tuo letto è piena, forse per affetto, probabilmente per ripicca.
Ti chiedi perché non riesci a dormire, per quel costante senso di nausea per le troppe parole non dette, che ora vogliono solo essere vomitate ora che non riesci a digerirle.
Del perché non scrivi, non riesci a mettere due parole in croce. Un po' come averle sulla punta della lingua e non riuscire a costringerle a uscire fuori.
Ti chiedi perché quando dici addio non te ne rendi veramente conto, fino a quando non è troppo tardi.
Ti chiedi perché tutto può svanire in un attimo, come fumo di sigaretta, mentre la spegni e torni a scaldarti tra le coperte, perché tanto ormai, niente ha importanza.
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