"It's the beginning of the end, so you might as well set fire to your friends"
"Shotgun Mounthwash"
Un'altra notte insonne, probabilmente.
Una sigaretta in bocca e in mano un sacchetto con cibo spazzatura che nemmeno mangerai.
Passo svelto, nella brezza notturna, per il semplice gusto di camminare, semza un meta precisa.
I rilassanti aiutano a tenere a freno ogni pensiero troppo negativo o troppo nocivo.
Solitudine forzata, affrontata con una scrollata di spalle.
Cosa dovresti dire per una difesa che nessuno si prenderà mai la briga di ascoltare? Che è andata come è andata. Che qualunque cosa sia successa è una mia totale responsabilità? O che forse non lo è per niente?
Che non avevo e non ho intenzione di aspettare con le mani in mano, che in questo tempo non ho mai avuto nessuna certezza, e che quando l'ho avuta, allora è stato diverso.
Che tutto ciò che poteva essere sputtanato, lo è stato.
Ripensandoci, qualunque mia relazione, finisce nell'oblio. Quasi come un suicida che salta nel vuoto di un precipizio.
E si ritorna da capo.
Probabilmente sono sbagliata. Non ho quella che viene chiamata empatia. Non ho il senso del "buon costume". E diciamocelo, non è che ci tengo particolarmente ultimamente. Anche se ho sempre provato ad essere una brava persona, ma per quanto mi sforzi, non lo sarò mai. Non sarò una brava ragazza, una brava compagna di corso, una buona vicina di casa, una buona fidanzata.
Forse troverò uomo o donna, che riuscirà a capire ed accettare il mio casino. Altrimenti mi sa proprio che rimarró sola. Non che la solitudine mi spaventi più comunque, ci si fa l'abitudine.
Se ho urtato la sensibilità di qualcuno o la urterò nel futuro prossimo, probabilmente chiedo scusa o probabilmente no, tutto sta nel sapere se le accetterete o no.
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