domenica 23 ottobre 2016

Traghettatore

Veloci nella notte, con la luce dei lampioni accesi e delle insegne luminose che riempivano loro gli occhi. Note disarmoniche che si alternavano per creare una musica divina.
Forse era l'inizio di una fine che non lo era per davvero.
Lei voleva perdersi quella notte, guardare al di la dello specchietto retrovisore, per non riconoscersi affatto.
Odore di una carne così familiare ma appartenuta ad un'epoca lontana. Un lungo richiamo dal passato, ma tanto vicino che poteva sentirne il respiro sul bianco collo.
Un'anima inquieta sul lato del passeggero, in balía del sul traghettatore.
Una visiona distorta di una mente malata.
Eppure quella notte voleva starsene su un tetto ad osservare le stelle. Come tante volte aveva fatto, a un passo dal baratro.
Il silenzio era diventata una necessità, il caos per alterare il suo stato di coscienza.
Per ribaltare tutto sottosopra, spolpare, solo,per poter guardare da un altro punto di vista. Forse più malato del precedente.
Un flash di un possibile futuro. Vedeva la sua testa infrangere il parabrezza della macchina del Traghettatore. Rompersi la testa, ogni pezzo di osso e vetro conficcarsi dentro il cervello. E poi buio, ma lei ci vedeva benissimo. Era quella forse la verità.
I suoi polmoni pieni di fumo, ora.
Espira, con uno di quei sospiri che fa di solito. Come si svuotasse la coscienza dalle ombre.
E poi il Traghettatore, sussurra

Inspira.

Fatti attraversare ogni cellula del corpo dall'ossigeno. Mantieni la mente concentrata, non ti distrarre.
Ricordati, tieni a mente le sensazioni, i sapori, raggiungi il picco.

Espira.

Solo che il ricordo di quelle sensazioni svanisce come il fumo espirato. Svanito nell'aria. Ricomincia.

Inspira

Pensa a quello che stai vivendo. Alla velocità a cui stai viaggiando. Trattieni tutto nei polmoni.
Estate. Inverno. Inchiostro nero su foglio bianco. Fumo nelle narici, musica nelle orecchie. Luce della Luna sulla pelle. Le stelle sulla testa.
Il nero che ti avvolge e ti culla.
Raggiungi la tua pace interiore.
Ricordati il volto della tua felicità.
Accorda la tua anima, pulisci il suono, ascoltalo e sintonizzati su quello che vuole davvero dirti.
Sentiti parte dell'Universo.

Espira.

Non è, forse un po' come morire, ma un po' meno estremo?

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