domenica 23 ottobre 2016

Mostro.

Chiudeva gli occhi, ma raramente riposava davvero. Con i suoi demoni, in agguato, pronti a uscir fuori dagli angoli bui della sua mente.
E rivedeva il suo viso, proprio quel viso, che aveva visto un miliardo di volte, cambiare.
Gli occhi, che sembravano capire tutto di lei, farsi sprezzanti e freddi.
Non era più la persona che aveva conosciuto.
E le crollava il mondo addosso, ogni volta che rivedeva quel sogno.
Il mondo le crollava addosso, ma lei non poteva spostarsi. Mille braccia di infernali giudici la tenevano stretta, immobile, paralizzata.
Immobile per la paura di rivedere in sé quegli stessi occhi freddi e vuoti.
E si svegliava urlando, tutto il dolore di questo mondo.

Una sigaretta fumata sul balcone, con i piedi scalzi e il freddo nelle ossa.
Con l'unico rumore confinato al suo cuore.
E ritornava l'incubo.

Quegli occhi giudici, lo sguardo di chi non vede oltre se stesso, oltre il suo egoismo, la sua ipocrisia.
Lei così piccola fino a quasi scomparire.
E nessuno poteva capire, qual'era quell'unica colpa, di non aver potuto comandare il proprio cuore affinché non amasse lei.
Perché nelle favole, le principesse vivono felici e contente solo con i principi. Le steghe non hanno lieto fine.

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