lunedì 24 ottobre 2016

Dannata.

Per quanto la vecchia strega continuasse a scrivere, per quanto inchiostro consumasse, non sarebbe mai arrivata a placare il fuoco che aveva dentro.
Ormai aveva dimenticato la sensazione del dolore, intenso fino a non sentire più nulla. Come se esso anestetizzasse tutto. Non era nemmeno apatia. Era una semplice barriera di vetro, affilato. Con in alto la luce della Speranza. Era una cosa orribile no? Vedeva quella luce e pensava che andasse tutto bene, con gli occhi rivolti alla luce. Incapaci di vedere il suo stesso corpo affondare nelle sabbie mobili. Fino al momento in cui tutto il castello di vetro si infranse. Era bloccata dalla sabbia, una miriade di schegge che le si infilavano sottopelle. E non le rimase  nulla a cui aggrapparsi. Perché a ogni tentativo di appigliarsi era una ferita più profonda sul suo corpo. Con il vetro che incideva la carne. Il vetro che prima l'aveva sorretta, che aveva creato la luce caleidoscopica che era la Speranza.
Si sentiva tradita. Ma non era l'importante quanto si sentisse infelice ora. Importava solo quanto si era abituata alla felicità in quel breve lasso di tempo. Più saliva, da più in alto sarebbe caduta.

Ma una volta che cadi non puoi sapere se ti rialzerai di nuovo.
La felicità è come il fuoco, prima o poi tutti finiscono per scottarsi, una scottatura che nel peggiore dei casi potrebbe anche ucciderti.
Quando ti apri a qualcuno al suo fuoco di entrarti dentro,  a scaldarti, fino al momento in cui, abituandoti, ed è allpra che il fuoco divampa in un incendio. Ma te ne accorgi quando è già troppo tardi.
Le fiamme non puoi domarle, non puoi spegnerle e finisci per briciarti di nuovo.
Ti fa male talmente tanto che alla fine non fa male più.
Ma quando tutto si spegne, e rimangono solo le ceneri, tu rimani solo in un micchio di pezzi rotti, freddi e sterili.
Fino a quando una nuova primavera non arriverà di nuovo.
È vero che quando ci innamoriamo, rinunciamo a parte del nostro ego.
Uccidiamo lentamente, con le nostre stesse mani, noi stessi per creare un nuovo castello di vetro. Tanto bello quanto fragile.
Ma il freddo non brucia. Fonde. Diventa malleabile fino a che non rimane uno sgorbio di quello che era stato. Un ammasso di vetro senza forma. Con i pezzi di te stesso intrappolati li dentro.
E sei consapevole, che solo un incendio più grande e potente di quello precedente potrebbe, rimettere le cose a posto.
O ucciderti definitivamente.

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