giovedì 20 ottobre 2016

Figure mistiche sotto la luce della luna piena.

La giovane notte fredda, non abbastanza da scoraggiarli, ma abbastanza da svegliarli da quel terpore che gli aveva reso gli occhi lucidi del troppo vino.
Era giovane quella notte, come lo eravano loro allora.
Veloci come saette in sella alle bici percorrevano le strade ormai deserte, come se fossero streghe pronte per partecipare a qualche segreto rituale.
Nella notte i campanelli risuonavano echeggianti, in mano, una bottiglia di whisky.
Ed erano convinti che il mondo si fermasse per loro quella notte che, trattenesse il respiro mentre salivano sul palco a recitare per quell'unica, pallida spettatrice che li guardava dall'alto.
E sembrava partecipe il suo volto, tanto da dipingere sul suo volto rotondo una smorfia di sofferenza per le loro pene. Con solo, in sottofondo, il rumore degli aghi di pino schiacciati sotto quei passi incerti in quella oscurità che li accoglieva tra le sue braccia come una madre.
Sopra quel palco, inizia il loro rito. Tre stregoni e una strega dai capelli rossi, come il fuoco che la consumava da sempre.
Parlano tra di loro, si confidano in strane litanie, ridono infine, si lasciano andare, come se stessero recitando la loro vita su quel palco.
Sono solo dei giullari al cospetto della bianca Regina, dei cantastorie che cantano per allietare quel viso così addolorato.
E quel whisky torbido, il peggiore che ci possa essere, non sembra così male in quel momento, e un bacio non è altro che recitazione, in quel momento. Perché la vera verità si dice recitando, quando non si riesce ad esprimere in altro modo.
Gli sguardi complici, inconsapevoli che, tutti appartenavano a tutti, perché per quella notte era proprio così.
E la luna guardava ma non giudicava nessuno di loro, capiva i pensieri più torbidi, ma non guardava mai severa.
Arrivati a sto punto cosa gli restava da fare?
Ovviamente, continuare a recitare su quel palco, ma dicendo, scherzando, quella verità che non potevano ammettere nemmeno a loro stessi.

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