Il buio aveva ormai inghiottito i colori, e la pioggia copriva i rumori. Solo luci artificiali di una città che non era nemmeno la sua. Vedeva palazzi centenari, di una bellezza rara e strade di forse mille anni. Avrebbe voluto soffermarsi a guardare tutta quella bellezza da vicino, perfino il barbone che dormiva beato a pochi passi da lei. La pioggia scrosciante si abbatteva vicino ai suoi piedi ma non ci faceva nemmeno caso, le piaceva la pioggia. Vedeva persone correre, bagnarsi per mettersi al riparo o improvvisare ombrelli di fortuna. Laggiù qualcuno danzava.
Nonostante la compagnia animata si sentiva persa e sola, un po' come quella luce artificiale: era li, ma non illuminava abbastanza. Non era la serata che preferiva.
Si girava tra le cantinette, in mezzo ai san pietrini, tra bicchieri vuoti e visi rubicondi, la musica a tutto volume. Non voleva nemmeno bere quella sera, non la soddisfaceva nemmeno più, troppo abituata forse, alla malinconia sobria.
Si dondondolava su quella sedia, in un angusto locale, facendo fuggire la mente lontano di circa 60 chilometri, forse, anche un po' di più. Ma la riportavano indietro a forza, trascinandola dentro la conversazione. Ma non voleva discutere delle loro materiali.
E di nuovo cercò di fuggire lontano.
Guardava gli alberi e le foglie, che con quella luce avevano qualcosa di magico. Guarda quell'albero Laggiù, aveva detto. La guardava come se fosse pazza, non capendo quello che intendesse dire.
E mai al mondo come in quel istante avrebbe desiderato essere capita e scaldata da quel maglione, sotto un piumone, un film e una tisana calda.
Perché forse era pazzia, ma vedere la bellezza nelle piccole cose non è da tutti.
sabato 5 novembre 2016
Sotto ai portici
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