lunedì 14 novembre 2016

Luna, o del dolore

Lo sguardo freddo, tanto luminoso da rischiarare gli occhi di chi la guardava. Aveva uno sguardo distratto oggi, si nascondeva tra le nubi, lanciava rapide occhiate fugaci.
Il palco era deserto oggi.
Il freddo, un presagio di inverno, attraversava la pelle e si insinuava nel petto, vicino al cuore, nelle ossa, nella testa.
Vuoti gli occhi di quell'unica attrice, che seduta sul palco ammirava la Luna, come ella aveva ammirato loro.
Sul suo viso la stessa smorfia di allora, addolorata.
Erano in due, quella sera ad averla, quella stessa, triste maschera.
Che spettacolo poteva esserci con solo un attore ad interpretare l'intera tragedia?
La Luna osservava silente, come osservava allora, ma distratta.
Unica compagna di solitudine, in quel teatro vuoto.
Nessuno con cui condividere quello spettacolo, nessuno che avrebbe capito in quel momento che cosa stava provando, nemmeno gli attori più bravi riescono a trasmettere le emozioni che nemmeno loro stessi capiscono.
In questo erano diverse, la Luna e la Strega: se per la prima era dolore, per la seconda era solitudine, un barlume di luce negli occhi, che ricordava la felicità. Un silenzioso pianto, che non era tristezza ma malinconia.
Che cosa affliggeva tanto la Luna?

Quella dannata Luna, che ogni volta faceva piangere qualche mortale quaggiù... Questa volta ero io.

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