Che cosa succede quando provi un'emozione tanto intensa da farti toccare il cielo?
Pensi che da lassù potresti vedere te stesso percorrere le stesse strade, mangiare le stesse cose, respirare la stessa aria, ancora, ancora e ancora?
Pensi che dopo, il sole sorgerebbe nuovamente?
Che sarai ancora capace di provare qualcosa, di ritrovare la soddisfazione in quello che fai?
No.
Niente sarà più come prima, non riuscirai a dormire, nemmeno con i calmanti nel corpo, non riuscirai a respirare senza sentire in petto una ferita aperta, non riuscirai a scrivere, a disegnare, a guardare il mondo con gli stessi occhi, fino a che non ti perderai di nuovo in quell'abbraccio nella notte. Fino a che non ascolterai quello stesso cuore battere, il suo respiro che insegue il tuo.
Perché leggi quei maledetti libri?
Forse per immedesimarti nel dolore di quelle storie, lasciarti sommergere dallo strazio, fino a che il tuo stesso dolore diventi un'ombra sbiadita. Ma nemmeno allora il tuo inferno avrà mai fine. Vorresti urlare, ma ti ritrovi qui, solo a scrivere grandissime cazzate rivolte a nessuno.
Perché amiamo persone che non ci amano, che ci abbandonano.
Chi giuriamo di non amare per pincipio.
Finiamo bruciati, consumati dalla felicità, dagli eccessi, solo per poter toccare di nuovo quel cielo.
Perderci.
Avere qualcuno che legga nei nostri occhi lo strazio, la sofferenza, che la comprenda. Riversare noi stessi, senza timore.
Ma rimaniamo soli, animali ingabbiati nell'insoddisfazione. Animi irrequieti nella tranquillità di una routine.
Accompagnati da uomini o donne, ma soli. Incapaci di farsi comprendere ed essere compresi.
Infognati in relazioni grigie, monotone. Quando quello che fai a letto è la copia sbiadita di una scopata. Perché con la mente sei altrove, pensi ad altro, e all'inizio fingi, sorridi. Poi smetti persino di fingere, tutto si spegne. E non vuoi nemmeno lasciarti toccare. Ma stai bene lo stesso, perché sai che staresti solo peggio. Perché vuoi quelle maledette mani sopra i tuoi fianchi, perché vuoi quelle dannatissime labbra sopra le tue. Quella mente così simile alla tua. Ma quella mente è lontana anni luce.
Nemmeno si ricorda della tua esistenza. La tua equazione di Dirac è sbagliata, perché dei due corpi entrati in contatto, l'unico ad aver avuto ripercussioni nel proprio sistema sei stato tu.
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