Placido vento, che increspa leggermente il mare, cullandolo dolcemente.
Leggere volute di sabbia si alzano dalla spiaggia, entrandomi negli occhi, offuscandomi la vista dalla ricerca di tesori che il mare mi avrebbe regalato. Camminavo tra quelle onde, come un pirata in attesa di trovare all'orizzonte una nave da depredare o paesaggi mozzafiato da imprimere nella mente.
Camminavo sugli scogli emersi dalla bassa marea, bagnandomi gli scarponi se necessario, pur di trovare l'angolazione migliore.
Quello che ho sempre preferito del mare invernale, è la solidutine muta, scandita dal rumore delle onde gli si infrangevano sugli scogli o del vento che spirava tra gli alberi maestri delle barche ormeggiate poco lontano.
Eppure, un ometto buffo, uno strano, abbastanza anziano, forse anche troppo socievole, mi chiese se avessi trovato qualcosa di interessante tra gli scogli. Non sembrava voler concorrere al tesoro che avrei potuto trovare, né avere intenzioni brutte, così continuai a cercare i miei preziosi tesori con il buffo ometto al seguito.
Dal monologo che ascoltai in silenzio selettivo, appresi che non era altro che un turista, innamorato del mare.
Ed era una cosa che ci accomunava.
Studiai la sua figura particolare, scheletrico ma vigoroso, camminava con passo elastico e scrutava con occhio attento la battigia.
Credo che la cosa buffa in quella figura fossero i capelli: lunghi e raccolti in quelli che sembravano steli di erba giallognola che gli cadeva a mo' di frangetta (e di riporto).
Camminammo per ore, trovando un discreto bottino, che lasciò tutto nelle mie mani.
Avevo visto che era un tipo strano: certe impressioni sono quelle che ti mettono in guardia... E arrivò la sua fatidica domanda: " Ma tu lo guardi mai il cielo?"
Domanda che suonò sciocca alle mie orecchie, per la scuola che faccio, che mi crea una di quelle strane "deformazioni professionali" che ti portano a chiederti il perché di certi fenomeni atmosferici.
Gli chiesi cosa intendesse per "guardare il cielo" e lui preparato iniziò con le foto. Mi spiegò che apparteneva a uno strano gruppo che osservava e fotografava UFO. E che, nonostante i miei tentativi di trovare una spiegazione logica a quelle foto, imperterrito, continuava ad illustrarmi le sue fantomatiche teorie della vita nel cosmo.
L'avevo preso in simpatia ormai, il vecchietto, e abbiamo continuato la nostra passeggiata, tirando fuori cose sempre più strampalate sulle teorie di cospirazione e la manipolazione dei media, argomenti alquanto non ordinari da proporre a qualcuno che non conosci nemmeno.
Eppure siamo ancora in contatto e ogni tanto, capita che il milanese che fotografava gli UFO, mi venga a trovare.
domenica 22 gennaio 2017
L'uomo che fotografava il cielo
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