Le persone della mia età mi incutevano un certo 'timore' dovuto probabilmente la nostra attitudine a parlare lingue diverse, ad avere priorità diverse, modi di vedere il mondo completamente opposti.
Gli uomini e le donne più grandi, mi sembravano semplici da capire, in fonsovolevamo tutti la stessa cosa, essere lasciati in pace, vivere in modo semplice senza tutti i giochi psicosociali che potevano servire solo ad uno scopo: quello di dimostrare chi fosse l'alpha.
Io non ho mai avuto bisogno di confermare me stessa nella società, in parte perché sapevo di non averne un posto definito, un po' perché non mi interessava averne parte. La conseguenza naturale di tale comportamento era che mi ritrovavo nello stesso piccolo giro di persone con cui avevo cose in comune, ma con cui alla fine, non avevo nulla da spartire.
Mi sono abituata alla solitudine, all'introspezione, al voler dire tutto subito e chiarire senza ulteriori indugi.
Non avevo e non ho tempo da perdere, la vita scorre troppo veloce tra le mie mani.
A volte in un battito di ciglia passano stagioni, anni, le persone che reputavo fondamentali, si rivelavano marginali o solo di passaggio.
Del resto tutti sono utili ma nessuno è indispensabile.
In ogni momento, in ogni frame della mia esistenza provavo emozioni tanto intense quanto spaventose, per la violenza con cui riuscivano a prendermi la mente. Sembravano emozioni uniche, irripetibili, ma in realtà era tutto una copia, di una copia di un surrogato di un'emozione che qualcuno voleva che provassi.
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