Qualunque cosa sia, sai che è da tempo che prende forma, diventa sempre più grande, ingombrante.
Eppure non riesci a tirarlo fuori.
Non scrivi come vorresti, incespichi tra le parole e le frasi che scorrono sullo schermo non ti danno nessun sollievo.
Non riesci a fare uscire le immagini dagli occhi sulle mani.
Guardi corpi deformi, piccoli mostri nati morti creati da un dio confuso e impotente.
E il peso diventa un vuoto che ti mangia da dentro del tuo pessimismo cosmico.
È un'intossicazione del sistema nervoso. Troppo o troppo poco.
Un'equilibrio che non capisci bene come rompere, un effetto farfalla che non si scatena finché non ci saranno falene a volare nello stomaco.
Una causa scatenante.
Una scarica elettrica dritta nel cervello, una lobotomia vecchio stile.
Un punto di vista nuovo.
Vorresti che qualcuno ti cacciasse un braccio in gola e toccasse con mano le interiora.
Che ti estirpasse il peso della solitudine dal diaframma cosicché ricominci a respirare.
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