giovedì 9 gennaio 2020

Creep.

Apri gli occhi e ti rendi conto che hai un blocco di cemento all'altezza dello stomaco. Non respiri come dovresti, non riesci a muoverti, non mangi, non riesci nemmeno a vomitarlo. 
Qualunque cosa sia, sai che è da tempo che prende forma, diventa sempre più grande, ingombrante. 
Eppure non riesci a tirarlo fuori. 
Non scrivi come vorresti, incespichi tra le parole e le frasi che scorrono sullo schermo non ti danno nessun sollievo. 
Non riesci a fare uscire le immagini dagli occhi sulle mani. 
Guardi corpi deformi, piccoli mostri nati morti creati da un dio confuso e impotente. 
E il peso diventa un vuoto che ti mangia da dentro del tuo pessimismo cosmico.
È un'intossicazione del sistema nervoso. Troppo o troppo poco. 
Un'equilibrio che non capisci bene come rompere, un effetto farfalla che non si scatena finché non ci saranno falene a volare nello stomaco. 
Una causa scatenante.
Una scarica elettrica dritta nel cervello, una lobotomia vecchio stile. 
Un punto di vista nuovo. 
Vorresti che qualcuno ti cacciasse un braccio in gola e toccasse con mano le interiora. 
Che ti estirpasse il peso della solitudine dal diaframma cosicché ricominci a respirare. 

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