Un osso rotto quasi dieci anni fa, se non calcificato bene, può azzopparti per la vita.
In questo momento, in questi momenti mi sento zoppa, come se qualcosa di me non funzionasse propriamente.
È come tirare un sospiro dopo ore di apnea, proprio quando i tuoi polmoni vanno a fuoco ed inizi a vedere parti della tua vita che vorresti dimenticare. Volti e azioni che ti condannano ad una pena, per un peccato fatto da altri.
Ma quasi dieci anni dopo.
Durante l'adolescenza pensi di essere invincibile, di poter sopportare ogni cosa, che il male del mondo sia solo un amore non corrisposto o un brutto voto a scuola.
Crei una corazza, costruisci muri, anche se proprio in quel momento sei la persona più vulnerabile del pianeta.
Niente può scalfirti, nemmeno quando usano la violenza su di te, e quando capisci che la fiducia va dosata con il contagocce.
Covi odio ma non ti fai influenzare dall'avvenimento.
Te ne dimentichi perfino, come di un osso rotto.
Nel frattempo l'osso si calcifica male, l'odio e il rancore prendono il sopravvento, vai a fuoco ma ti stai murando dentro una fortezza con le tue stesse mani.
Allontani tutti, ringhiando come un animale rabbioso, purché nessuno riesca a vedere il dolore che c'è dietro.
L'osso è guarito, ma tu rimani un animale zoppo, riesci persino ad essere felice in alcuni momenti. Come se non fosse mai successo nulla, come se il mondo fosse un posto sicuro.
Col tempo, capisci che non tutti hanno la fortuna di reagire alla violenza come hai fatto tu, anzi ti senti fortunata per un certo verso.
Non ha per nulla influenzato la tua crescita ma ti ha solo fatto le ossa.
Nulla di più sbagliato.
Inizi ad oggettificare te stessa negli occhi degli altri, spegnendo con l'interruttore le aspettative e il dolore.
Eppure non basta, ti spingi oltre le cose, vuoi capire il cosa spinge alcune persone a compiere atti così orrendi contro un altro essere umano.
Rimani un essere umano perfettamente funzionante socialmente, ma di notte non dormi per la paura di non riuscire a scappare di nuovo.
E costruisci altri muri. Muri così alti che nessuno può spezzarti nemmeno un'unghia.
Ad un certo punto realizzi di non riuscire a relazionarti con il prossimo, che la tua parte emotiva è completamente tagliata fuori, sostituita da un ossessivo attaccamento.
Solo che ora sei intrappolata dentro il castello impenetrabile e non riesci ad uscire se non esplodendo una volta per tutte.
Esplodi, bruci, butti fuori la rabbia e il dolore su una persona totalmente a caso.
Perché rivedi la faccia e i gesti di quel giorno.
Ti ritrovi vulnerabile di nuovo.
Ti fai male di nuovo.
Arrivi ad un punto in cui non vuoi mostrare debolezze al punto da decidere di proposito di sembrare pazza piuttosto che vedere la pietà negli occhi di qualcuno.
Ti irrigidisci ad ogni sfioramento anche casuale, rifiuti qualsiasi forma di fisicità ed anche se vorresti, ti tiri sempre indietro prima di fare un qualunque passo.
L'interesse di un altra persona ti mette a disagio. Ti mettono a disagio i complimenti, vedi falsità in chiunque e ti annichilisci fino a non avere più fiducia di nessuno.
Al momento vorresti urlare al mondo che il tuo problema è quello di essere stata violentata quasi dieci anni fa. Ma a nessuno vengono fuori i traumi così tardi. Non sopporteresti di essere vista come qualcuno in difficoltà perché solo la parola, stupro ti fa sentire come se tutti ti guardassero con pietà, quando tu vorresti solo spezzare le gambe e le ossa a chi l'ha fatto.
Perché ora sei un animale zoppo.
Perché vorresti rassicurare tutti sul fatto che stai bene, ma che hai bisogno di tempo.
Che hai bisogno di reimparare a fidarti di nuovo del prossimo.
Che le ossa cicatrizzate male, hanno bisogno di essere rotte di nuovo per guarire bene.
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